DAVID FOSTER WALLACE.
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LA RAGAZZA DAI CAPELLI STRANI.
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Racconti.
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Titolo originale: The Girl with Curious Hair. 1990.
Traduzione di: Francesco Piccolo.
1998. Einaudi Editore, TORINO.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Versione digitale curata da: Amedeo Marchini.
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Presentazione.
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Quando tutto  ironia, intrattenimento e spettacolo come si racconta il dolore? Le storie di Wallace, riconosciuto ormai come il pi grande talento della nuova scena letteraria Usa, aprono uno squarcio netto sulla vita americana, la sua durezza, il drammatico alternarsi di verit e finzione. Lo stile di Wallace, miscela sulfurea di alto e basso, fa piazza pulita di ogni minimalismo, come di ogni concessione mimetica alla violenza della vita. Basta a Wallace inseguire i deliri drogati di un rampollo wasp e del suo gruppo di amici punk fuori tempo, o ascoltare i discorsi di un allucinato Lyndon Johnson di fronte ai manifestanti pacifisti, o spiarlo mentre, nell'intimit di un rapporto con un giovane nero, si infrange la sua maschera di duro, per farci capire che nulla  come pretendere di essere, e che raggiungere la realt  pura questione di scrittura e di stile.
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Rinnovando la grande tradizione degli scrittori postmoderni suoi maestri, Thomas Pynchon e Don Delillo, in particolare, i racconti di Wallace vanno al cuore del sentimento di un'epoca, ne sono al tempo stesso lo specchio e l'anima. Il suo  lo
sguardo di chi cova l'amore per il proprio Paese, ritratto come un grande corpo stanco e ormai violato, di cui conosce palmo a palmo ogni ferita e che accetta, e fa proprio, con tenace e illusa malinconia.
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L'AUTORE.
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David Foster Wallace, all'anagrafe David Wallace, nacque ad Ithaca, citt situata a 400 km da New York, il 21 febbraio del 1962, figlio di James Donald Wallace e di Sally Jean Foster. Visse a Champaign, nell'Illinois, fino alla quarta elementare per poi trasferirsi a Urbana, dove frequent la Yankee Ridge School. Iscritto all'Amherst College, la stessa universit del padre, vi si laure nel 1985 in letteratura inglese e in filosofia, con una specializzazione in logica modale e matematica, per poi frequentare il primo semestre del corso di filosofia presso l'Universit di Harvard, che abbandon alla fine del 1989 dopo il ricovero alla clinica psichiatrica McLean's.
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La sua tesi sulla logica modale, intitolata Richard Taylor's 'Fatalism' and the Semantics of Physical Modality (soggetto del saggio del 2008 del The New York Times Consider the Philosopher) fu premiata con il Gail Kennedy Memorial Prize. Nel 1987 ottenne un Master of Fine Arts in scrittura creativa alla University of Arizona. Insegn alla Illinois State University per gran parte degli anni novanta e nell'autunno del 2002 divent professore di scrittura creativa e letteratura inglese al Pomona College, in California.
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Il suo romanzo d'esordio, La scopa del sistema, si ispira alla sua seconda tesi universitaria ed usc nel 1987. La critica not subito il talento di Wallace che, a soli venticinque anni, si distingueva per lo stile ironico, complesso e acuto. Nel 1989 usc negli Stati Uniti La ragazza con i capelli strani, una raccolta di racconti che tocca temi tipici di Wallace e fu considerata un suo manifesto poetico e stilistico.
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Il secondo romanzo, Infinite Jest, usc nel 1996 e fece diventare Wallace un autore di culto internazionale. Nel 2006 la rivista Time lo incluse nella lista dei cento migliori romanzi di lingua inglese dal 1923 al 2006. Il romanzo, considerato il capolavoro dello scrittore statunitense, descrive la complessit della societ contemporanea: le difficolt nei rapporti interpersonali, l'uso delle droghe, il ruolo sempre pi importante del mondo dello spettacolo, dei media e dell'intrattenimento, l'esasperata competizione sociale raccontata attraverso il tennis, sport praticato a livelli agonistici dallo stesso autore. Il romanzo fu citato dalla rivista Time come uno dei 100 migliori romanzi in lingua inglese dal 1923 al 2005, mentre l'editore del Los Angeles Times David Ulin ha definito Wallace "uno degli scrittori pi influenti e innovativi degli ultimi 20 anni".
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Definito dal New York Times un "mile Zola post-millennio" e "la mente migliore della sua generazione", la critica lo ha spesso paragonato ad autori celebrati come Thomas Pynchon, Don DeLillo, Vladimir Nabokov e Jorge Luis Borges. Considerato uno dei rappresentanti della corrente letteraria Avantpop, ricevette diversi premi, tra cui il MacArthur Fellowship. Nella sua scrittura si riscontrano le influenze di Thomas Pynchon, Don DeLillo e Franz Kafka.
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Secondo il padre di Wallace, David soffr di depressione per oltre vent'anni e solo la cura a base di antidepressivi che seguiva gli permetteva di essere produttivo. Gli effetti collaterali dovuti ai farmaci che assumeva lo indussero, nel giugno 2007, ad interrompere la terapia a base di fenelzina, con il benestare del proprio medico. La depressione si ripresent e Wallace speriment altre cure, inclusa la terapia elettroconvulsivante. Infine torn ad assumere fenelzina, ma questa non gli faceva pi effetto.
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Il 12 settembre 2008, a 46 anni, Wallace scrisse un messaggio di addio di due pagine, corresse parte del manoscritto di Il re pallido e si impicc ad una trave di casa sua a Claremont, in California. Il corpo fu rinvenuto dalla moglie, Karen Green. Questo ultimo romanzo incompiuto di Wallace, Il re pallido,  stato pubblicato nel 2011 ed  stato un finalista per il Premio Pulitzer 2012 per la narrativa. Una biografia di Wallace  stata pubblicata nel settembre del 2012 e un'estesa letteratura critica sul suo lavoro si  sviluppata negli ultimi dieci anni.
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A partire dal libro-intervista di David Lipsky Come diventare se stessi,  stato realizzato il film The End of the Tour - Un viaggio con David Foster Wallace, uscito negli Stati Uniti il 31 luglio 2015 e in Italia l'11 febbraio 2016. La storia narrata  quella del viaggio di cinque giorni, compiuto nell'inverno del 1996, da Foster Wallace assieme al giornalista di Rolling Stone David Lipsky (interpretati rispettivamente da Jason Segel e Jesse Eisenberg). The End of The Tour racconta i cinque giorni di intervista di Lispky a Wallace, le loro ambizioni e aspirazioni e la nascita di una breve ma intensa amicizia. Wallace aveva all'epoca trentaquattro anni ed era stato da poco lanciato, con la pubblicazione del romanzo Infinite Jest, come una delle grandi promesse della letteratura americana; Lipsky di anni ne aveva trentuno e anch'egli stava cercando la propria strada nella vita. L'intervista non fu subito pubblicata e le cassette audio finirono in uno scantinato di Lipsky. I due non si incontrarono pi e solamente dopo il suicidio di Wallace Lipsky decise di raccontare in un libro quel viaggio e quell'amicizia.
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La ragazza con i capelli strani.
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Per L. Lyndon.
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Ehi, voi, laggi. Qui c' il vostro candidato, Lyndon Johnson.
Elicottero della campagna elettorale per il Senato degli Stati Uniti, 1954
- Mi chiamo Lyndon Baines Johnson. E questo cazzo di pavimento che stai calpestando, ragazzo,  mio.
Nella stanza c'era anche un assistente, in un angolo, un tipo magro magro con orecchie enormi,
che lavorava su un lungo tavolo di legno di pino, e si agitava tra una telescrivente e alcuni ritagli di
giornale: ma Lyndon ce l'aveva proprio con me. Eravamo negli anni Cinquanta e io ero giovane,
sfacciato, senza pensieri. Cos, spensierato, ero entrato in quell'ufficio, mi ero avvicinato alla sua
scrivania, con le mani infilate nelle tasche del cappotto facendolo sventolare leggero. Stavo dritto,
impalato, e guardavo il pavimento rosso scuro sotto i piedi. Ogni quadrato rosso aveva al centro una stella dorata.
Lui si sporgeva oltre la scrivania verso di me. Sembrava un grande uccello predatore.
- Mi chiamo Lyndon Baines Johnson, figliolo. Nel Senato degli Stati Uniti ho il posto di
Senatore dello stato del Texas, Usa. Sono il ventisettesimo uomo pi ricco della nazione. Ho il pi
grosso pisello di Washington e la moglie con il nome pi carino di tutte. Perci non me ne frega niente
delle conoscenze del paparino di tua moglie, devi stare composto davanti a questo Senatore, ragazzo.
Ogni volta che alzavo la testa, lo vedevo con gli occhi fissi su di me sempre allo stesso modo.
Sembrava tutto occhi, gli occhi di una persona minuta, intrappolati dentro la faccia rugosa aquilina
sporgente di un grosso tranquillo uccello da preda. Era lo stesso sguardo che aveva nelle fotografie.
Mi scusai nervosamente: - Mi dispiace, signore. Forse sono un po' teso. Ero l fuori a compilare
il modulo d'assunzione e tutt'a un tratto mi ritrovo qui dentro a parlare direttamente con lei, signore.
Tir fuori da qualche parte un inalatore e una scheda. Infil l'inalatore in una narice, lo schiacci e tir
su. Poi diede uno sguardo alla scheda.
- Tutte le persone che vogliono essere assunte negli uffici del Senatore del Texas devono
sostenere un colloquio, - lo sto leggendo su questa scheda, ragazzo - il colloquio pu essere fatto da
un qualsiasi funzionario, basta che abbia un incarico superiore a quello che potr avere il potenziale
assunto. L'ho scritto io. Non me ne frega niente delle conoscenze che ha la moglie del paparino di tua
moglie tra i medici, io ho un incarico superiore a quello tuo potenziale, e quindi ti faccio il colloquio,
ragazzo. Qualcosa in contrario?
L'assistente con le orecchie enormi si era messo a lavorare su un altro giornale, stando ben
attento a fare ritagli dritti e squadrati.
- Un Senatore che fa il colloquio all'ultimo degli assistenti di un ufficio? - dissi. Sentivo in
sottofondo voci indistinte, suoni lontani di telefoni, macchine da scrivere e telescriventi. Cominciavo a
pensare di aver fatto domanda di assunzione per il lavoro sbagliato. Non avevo nessuna esperienza. Ero
giovane, sfacciato. E il mio curriculum non diceva tutta la verit.
- Deve essere un ufficio particolarmente serio, questo, - dissi.
- Caspita se  serio, ragazzo. E il capo di questo bel mucchio di metri quadrati nel Dirksen
Building ce l'hai davanti,  Lyndon Johnson. E un capo controlla, fa i colloqui e ricontrolla ogni cosa
che dirige, se vuole fare bene il suo lavoro -. Fece una pausa. - Prendi nota di quello che ho appena
detto, ragazzo. Guardai verso il testone dell'assistente, ma quello era tutto concentrato ad attaccare con
precisione lunghe strisce di scotch aiutandosi con un righello. - Aggiungici colloqui preliminari, -
disse Lyndon. - Inserisci all'inizio della frase colloqui preliminari, figliolo.
I pori della pelle si dilatavano; tentavo di sistemarmi la giacca e il cappotto e intanto cercavo di
far finta che quello fosse proprio il mio giorno fortunato, come se non avessi voluto fare altro nella vita
che trascrivere gli aforismi di senatori fulminati dall'ispirazione.
Ma Lyndon non si accorse di nulla; aveva girato la sua poltrona di pelle e continuava a pensare,
rivolto verso la parete con la finestra, zeppa di foto firmate, onorificenze di ogni tipo, corna di toro
senza testa che si toccavano come tenaglie, proprio dietro la grande scrivania. Lyndon si torment i
denti con un angolo della scheda che aveva letto prima, poi gir la poltrona verso di me quel tanto che
bastava per dirmi:
- Se c' una sola cazzo di possibilit che il culo di un qualsiasi ragazzino impaurito e incapace
persino di abbottonarsi la giacca mi capiti tra i piedi nell'ufficio di questo perfetto Senatore degli Stati
Uniti, che poi sarei io, sta sicuro che al culo di quel ragazzo il colloquio glielo faccio io di persona.
Aveva il cranio lucido, nonostante fossimo negli anni Cinquanta. Dietro la testa c'era una specie
di siepe di capelli. La testa aveva la forma di un pallone, era grande, come se racchiudesse un'enorme
cavit cerebrale. Le sue mani erano gigantesche e piene di vene. Punt lentamente un dito cos grande
che avrebbe potuto essere un braccio verso l'assistente magro:
- Piesker, fammi aspettare ancora per la rassegna stampa e ti faccio fare il giro di tutto l'ufficio a
calci in culo!
L'assistente magro stava ritagliando un articolo dalla forma molto complicata con incredibile
velocit.
Mi schiarii la voce. - Potrei chiederle in cosa consiste il lavoro per il quale avrei compilato la
richiesta, signore? Lyndon continuava a fissare la parete piena di foto e decorazioni con l'enorme
finestra. L accanto sventolavano le bandiere degli Stati Uniti e dello stato del Texas. Fuori dalla
finestra si vedeva il marciapiede, un poliziotto, una strada, qualche albero, una cancellata nera di ferro
decorata con punte che sembravano cuoricini piantati al contrario. Pi in l si vedeva il verde acceso e
il bianco sfavillante del Campidoglio.
Lyndon tir su un'altra volta dall'inalatore. Il flaconcino fischi leggermente. Io aspettavo, in
piedi, mentre lui esaminava controluce il modulo che avevo compilato.
- Questo ragazzo si chiama David Boyd. Qui c' scritto che vieni dal Connecticut. Dal
Connecticut?
- S, signore.
- Ma il padre di tua moglie non  Jack Childs? Annuii.
- Che cazzo, parla, Boyd! Black Jack Childs, dei Childs di Houston? E la signora Childs e la
mia adorata mogliettina hanno lo stesso medico laggi nel Texas, no?
- Cos mi  stato riferito, signore.
Gir la poltrona verso di me, senza rumore, giocando di nuovo con il suo regolamento,
passandoselo sulle labbra mentre continuava a esaminare il modulo.
- Qui c' scritto che hai frequentato la facolt di economia a Yale e poi l'hai abbandonata, 
vero?
- E' cos, signore. Sono andato via da Yale.
- Anche Yale sta nel Connecticut? - disse pensieroso. Continuavo a sventolare il cappotto con le
mani in tasca. - S -. Poi dissi: - Per essere sincero, signore, mi hanno chiesto di andare via.
- A Yale hai conosciuto la bambina di Jack Childs? Sei stato travolto dal vortice della passione?
Hai buttato all'aria gli studi in nome dell'amore? Ammirevole. Proprio come me -. Portava un paio di
stivali, grossi stivali che ora luccicavano sulla scrivania. Gli occhi piantati in mezzo a quella faccia
guardavano un punto lontano.
- L'hai fatto per sposarti? Sei andato via da Yale per questo?
- Signore, in tutta onest mi hanno chiesto di andare via.
- A Yale che sta lass nel Connecticut hanno chiesto a te di andare via?
- S signore.
A quel punto ho visto che arrotolava il modulo e se lo infilava nell'orecchio, quanto pi poteva,
cercando qualcosa, lo sguardo perso nel vuoto.
Il futuro sar completamente diverso dal presente.
Discorso all'Associazione della Stampa, Washington, D.C., 17 aprile 1959
Il Presidente  un uomo infaticabile.
Un membro del Governo, 1965
Il Presidente  un uomo prudente.
Un membro del Governo, 1964
Dubito che Lyndon Johnson abbia mai compiuto un'azione impulsiva nella sua vita,  sempre
stato un uomo prudente, giudizioso.
L'Onorevole Sam Rayburn, 1968
- Sono stato imprudente, - dissi a Lyndon. - Ho fatto cose imprudenti, e mi hanno chiesto di
andare via.
Lyndon guardava Piesker e poi l'orologio, Piesker e poi l'orologio. Piesker, l'assistente,
piagnucolava mentre raccoglieva i fogli sul lungo tavolo di solido legno di pino davanti a un quadro
con un bosco e colline marroni e un fiume secco sotto un cielo azzurro.
- Quelli di Yale mi hanno chiesto di andare via, - dissi, - ecco perch il mio diploma  quello
che .
Stava sempre l davanti a me, ma dava la sensazione che quel che diceva fosse da una parte una
risposta a me, dall'altra una riflessione che riguardava lui solo.
- Io da parte mia, - disse, - ho tenuto il culo ben lontano da tutti i college. Ho lucidato scarpe in
un salone di barbiere. Ho venduto cosmetici rassodanti porta a porta. Ho fatto l'apprendista tipografo in
un giornale. Ho fatto perfino il pastore di capre, per un amico, un'estate -. Lo vidi per la prima volta
fare quella faccia.
- Cristo, detesto la puzza di capra, - disse. - Cristo santo. Hai mai annusato una capra, ragazzo?
Feci del mio meglio per scuotere la testa in segno di rammarico. Vorrei tanto poter ricordare la
faccia che aveva fatto. Ma mi veniva da ridere nonostante facessi di tutto per trattenermi. Il suo viso si
era sgonfiato come una tenda senza i picchetti, mentre gli occhi ruotavano all'indietro. La mia risata
divenne sfacciata e isterica: non sapevo pi come fermarla. Ma Lyndon sorrise. Ancora non mi era
stato permesso di sedermi. Stavo su quel maestoso pavimento rosso, separato da Lyndon e dai suoi
stivali da chilometri di legno consumato di scrivania.
- Al massimo, avrai sentito parlare della puzza di capra, - disse sovrappensiero.
- S, qualcosa che ha che fare con il vino, misto a quella tipica puzza di animali, ecco, sono
sicuro che...
Ma improvvisamente si drizz sulla poltrona, come se si fosse ricordato di qualcosa di
importante e di grave. Il suo scatto fece cadere le forbici dalle mani di Piesker. Si senti un gran
fracasso. Lyndon mi squadr dalla testa ai piedi.
- Merda, figliolo, non dimostri pi di vent'anni.
Ricordatevi, uno dei segreti di Lyndon Johnson  che  un perfezionista - un perfezionista
nell'arte pi imperfetta del mondo: la politica. Ricordatevi soltanto questo.
Un sostenitore anziano, 1960
Alla fine fui costretto a sedermi. La mia schiena cominciava a essere dura come quella di una
statua. Me ne stetti seduto in un angolo dell'ufficio di Lyndon per quattro ore quel freddo giorno di
primavera. Lo osservai divorare un intero pacco di importanti articoli, selezionati, ritagliati e raccolti da
Piesker dai giornali pi prestigiosi di tutta la nazione. Vidi entrare e uscire assistenti e collaboratori.
Sembrava che Lyndon avesse dimenticato che ero l, su una sedia enorme, in un angolo, con il cappotto
tirato su fino alla vita poggiato sulle gambe, e lo guardavo. Lo guardavo mentre leggeva, dettava,
firmava e poi ricominciava da capo. Lo guardavo mentre faceva finta di non sentire che il telefono
squillava. Mi meravigliai del fatto che il telefono di un uomo cosi importante squillasse raramente. Lo
ascoltai parlare con Roy Cohn per venti minuti di fila senza mai rispondere alla domanda che gli aveva
fatto Roy Cohn, e cio se secondo lui Everett Dirksen poteva permettersi di essere comprensivo con
quelli che si mostravano comprensivi nei confronti del comunismo. Lyndon gir gli occhi verso il mio
angolo solo una volta, nell'attimo in cui accesi una sigaretta, mostrando i denti fino a quando non la
schiacciai dentro un contenitore di ceramica poggiato a terra, pregando Dio che si trattasse di un
posacenere. Vidi il Senatore ricevere una personalit che parlava con un raffinato accento italiano e che
era venuto per discutere dell'importazione di cotone texano nel Mercato Comune, li vidi accomodarsi
uno di fronte all'altro su due poltroncine al centro del lucido pavimento rosso, e bere caff nero da
tazzine delicate complete di piattino e cucchiaino, portate dalla segretaria personale di Lyndon, Dora
Teane, una donna con un trucco pesante ma senza sopracciglia, con un viso gentile e un rotolo di grasso
in vita. Vidi Lyndon poggiare il cucchiaino sottile nella tazza, portare casualmente la mano verso il
basso per raggiungere l'inguine e spostare leggermente i calzoni mentre continuava a discutere con
l'ospite di prodotti tessili, di democrazia e della salute della lira.
Nell'ufficio la luce si affievol fino a diventare rossa. Probabilmente stavo per addormentarmi,
quando sentii all'improvviso:- Ehi, tu nel mio angolo.
- Non startene l seduto con le mani in mano, ragazzo -. Lyndon parlava srotolandosi le maniche
della camicia. Eravamo soli. - Vai a parlare con la signorina Teane, l fuori. Comincia a orientarti. Se
vedo un ragazzo disorientato tra i dipendenti di Lyndon Baines Johnson, il culo di quel ragazzo si
ritrover sul marciapiede in un baleno.
- Sono stato assunto, allora? Il colloquio  finito? - chiesi, in piedi, sull'attenti. Lyndon non mi
stava a sentire. - L'uomo che ha inventato le convocazioni di sedute straordinarie del Senato degli Stati
Uniti d'America, quell'uomo  lo stesso uomo che accudiva il gregge di capre, - e intanto prendeva con
cura la giacca e se la infilava con movimenti eleganti. Si abbotton i polsini mentre attraversava la
stanza, con passo danzante, con i tacchi che risuonavano. Lo seguii.
Si ferm davanti alla porta e guard il suo cappotto, sull'appendiabiti. Poi guard me. Il legno
dell'appendiabiti era intarsiato come la porta dell'ufficio. Tenni il cappotto di Lyndon mentre se lo
infilava, aggiustandosi il bavero con un colpo secco.
- Posso sapere esattamente per cosa sono stato assunto? - chiesi, indietreggiando per fargli
spazio mentre si girava per guardarsi allo specchio.
Lyndon guard l'orologio. - Sarai l'addetto alla posta.
Non mi misi ad analizzare la questione. - Non  una cosa un po' inutile, qui?
- Consegni la posta, ragazzo, - disse, girando la maniglia della porta. - Sarai capace di
consegnare lettere per questo ufficio, no? Lo seguii tra i rumori e le luci fluorescenti degli uffici.
C'erano archivi e scrivanie e Atti del Congresso e macchine da scrivere grigie. Le luci forti e bianche
proiettavano la sua ombra su ogni scrivania cui passava accanto.
- Il Senatore attribuisce estrema importanza al costante dialogo con i cittadini e con gli elettori,
- mi stava dicendo Dora Teane. Mi consegn una scheda prestampata. L'intestazione era in neretto e
parlava di direttiva per rispondere nello stesso giorno. - E' un vademecum per il personale nel quale si
dispone che qualsiasi lettera il Senatore riceva, deve ottenere una risposta che va rispedita nello stesso
giorno -. Mi mise una mano sul braccio. Sentii un leggero odore di tavola calda. La scheda era piena di
istruzioni numerate, dalla grafia appuntita e quasi infantile. Sicuramente non era stata scritta da una
segretaria.
- Questo, - la signorina Teane indicava la scheda, -  un regolamento innovativo per l'ufficio di
un Senatore.
Mi mostr la stanza della posta nel seminterrato del Dirksen Building, le cassette, le borse per i
portalettere, i sacchi postali. Lyndon Johnson riceveva un mare di lettere tutti i giorni.
Sono uno che fa compromessi e stratagemmi. Perch cerco di concludere qualcosa. E' cos che
funziona il sistema negli Stati Uniti.
New York Times, 8 dicembre 1963
Io e Margaret trovammo un appartamento carino in T Street. Cos la mattina potevo andare a
piedi al Dirksen Building. Margaret, che aveva sia lo spirito di iniziativa sia la macchina, trov un
lavoro part-time come insegnante di corsi di recupero a Georgetown. Divenni subito amico di un bel
po' di giovani impiegati che arrivavano a Washington da tutti i college della East Coast. In particolare
frequentavo il timido, garbato addetto stampa di un altro Senatore del sud che aveva gli uffici nel
palazzo. Peter, che rest quattro mesi, aveva quei modi meravigliosi tipici della Carolina e amava la
discrezione, come me.
E intanto consegnavo lettere. Tre volte al giorno, svuotavo cassette postali, ceste di telegrammi,
sacchi consumati pieni di posta, e infilavo tutto dentro capienti carrelli che facevo scorrere sul
pavimento di pietra grigia del seminterrato fino all'ascensore da carico, e arrivavo su nel labirinto
intricato degli uffici di Lyndon.
Smistavo la posta in una stanza che odorava perennemente di ciclostilati. Dovevo capire
velocemente che genere di lettere fossero e a chi darle per la risposta. Dovevo conoscere bene tutti gli
impiegati di Lyndon, i ricercatori, gli assistenti, le segretarie e gli addetti alle pubbliche relazioni, fino
all'intero staff dei collaboratori stretti: Hal Ball, Dan Johnson, Walt Peltason, Jim Johnson, Cobt
Donagan, Lew N. Johnson, Dora Teane e la sua squadra di dattilografe - tante graziose donne del sud,
profondamente inquiete, lavoratrici, devote al collegio elettorale del Texas, al Partito Democratico, e
unite da un complesso e simultaneo sentimento di negazione di paura, avversione, disprezzo, e
soggezione e lealt fanatica verso Lyndon Baines Johnson.
Tutte le sere, quando vado a dormire, mi chiedo: cosa abbiamo fatto oggi che pu provare alle
future generazioni che abbiamo gettato le fondamenta per un mondo migliore e senza sofferenze, fatto
di pace e benessere?
Conferenza stampa, Casa Bianca, 21 aprile 1966
Oh, poteva essere un vero bastardo. Era capace di diventare una bestia, lo sapevano tutti.
Capace di nascondere le graffette sul pavimento sotto la scrivania per mettere alla prova il custode
notturno. Capace di urlare come un pazzo. Un giorno era gentile con tutti e il giorno dopo strillava e
sbraitava insultando te e tutta la tua famiglia, nel linguaggio pi volgare che esista, davanti ai tuoi
colleghi. Noi ci eravamo abituati, e avevamo smesso di sentirci in imbarazzo quando succedeva, perch
una volta o l'altra era capitato a tutti. Tranne che al signor Boyd. Noi avevamo una strategia per restare
lontani dal raggio di azione del Vice Presidente. Certe volte era capace di rimanere in collera per
giorni. Ma era una collera innocua. Per serviva a tenerci sempre in allarme. Si aggirava negli uffici
come un predatore in cerca di una preda. Non sapevi mai quando, o dove, o chi avrebbe colpito. Era
collera. Non era un ambiente di lavoro sereno, signore. Eravamo tutti terrorizzati la maggior parte del
tempo. Tranne il signor Boyd. Il signor Boyd, signore, non ha mai ricevuto in pubblico una parola
spiacevole dal Vice Presidente fin dal primo giorno che  stato assunto, quando il Vice Presidente era
ancora Senatore. A quel tempo noi pensavamo che il signor Boyd fosse un suo parente stretto. Devo in
ogni caso ammettere che il signor Boyd non ha mai approfittato della sua immunit dagli attacchi d'ira
del Vice Presidente. Certo che ne ha fatta di strada per diventarne l'assistente, dall'addetto stampa che
era. Per carit, lui ha lavorato sodo come chiunque di noi, signore, ed  stato rispettoso verso il Vice
Presidente quanto pu essere rispettoso un uomo verso un altro uomo. Ma questa  soltanto l'opinione
di una dattilografa, naturalmente.
Dattilografa dell'ufficio di Lbj, novembre 1963
La verit viaggiava alla solita velocit con cui la verit viaggia di solito negli uffici, nel
Palazzo, nel quartiere. Io ero un omosessuale. Ero stato omosessuale a Yale. Nell'ultimo anno prima di
iscrivermi al corso di economia del college, avevo conosciuto e ero diventato intimo di uno studente di
Yale, Jeffrey, un ragazzo ricco di Houston, Texas, molto bello, spesso premuroso, triste ma anche
passionale, possessivo, e soggetto a periodici attacchi di depressione cos gravi che era costretto a
prendere farmaci. E avevo capito che erano i farmaci a renderlo cos triste. Il mio amante Jeffrey
frequentava un gruppo di ragazzi dell'alta societ texana, un po' imbalsamati ma simpatici, tra i quali
c'era Margaret Childs, una bella ragazza alta e con le spalle larghe, che a un certo punto decise, non so
per quale motivo, di essere innamorata di me. Cominci a perseguitarmi. Io la evitavo usando tutte le
scuse plausibili. Semplicemente: non mi interessava. Ma Jeffrey diventava sempre pi inquieto. Mi
disse chiaramente che i suoi amici non sapevano che era omosessuale, e che non lo dovevano sapere.
Allo stesso tempo mi costrinse a evitare del tutto Margaret, ma la cosa non era facile: Margaret era
incontrollabile, intelligente quanto basta per essere perennemente annoiata, e cominci a non vederci
chiaro, a insospettirsi delle manovre di Jeffrey (abbastanza subdole) per tenermi lontano da lei. Senti
l'odore irresistibile del melodramma, e cominci la caccia. Jeffrey divenne geloso come solo un
maniaco pu esserlo. Durante il mio primo anno al college, mentre ero in giro a cercare le solite palle
da golf da regalare a mio padre per Natale, Jeffrey e Margaret fecero una piazzata di quelle tragiche in
un caff di New Haven. Pare che Jeffrey salisse sul bancone dei dolci. Cosi, certe notizie riservate
diventarono pubbliche. Alcune arrivarono alle orecchie dei miei genitori, che erano amici dei genitori
dei miei due compagni di stanza. I miei genitori si presentarono in carne e ossa al campus di Yale.
Nevicava. A cena con i miei genitori e i miei compagni di stanza, da Morty's, Jeffrey era cos agitato
che dovettero portarlo in bagno per calmarlo. Mio padre tamponava la fronte di Jeffrey con fazzoletti di
carta inumiditi, in una stanza gelida. Jeffrey non la smetteva di dire a mio padre quanto fosse gentile.
Mentre i miei genitori stavano per partire - avevano le mani letteralmente aggrappate alla
maniglia delle porte del treno -, mio padre, sotto la neve, si decise a chiedermi se per caso le mie
preferenze sessuali stessero sfuggendo al mio controllo. Mi chiese se, qualora avessi trovato la donna
giusta, sarei stato in grado di avere un amore eterosessuale, di sposarmi e avere una famiglia e una
posizione dignitosa all'interno della societ. Queste, spiegava mio padre, erano le uniche cose
importanti che lui e mia madre si auguravano per me, il loro unico figlio, che amavano pi di ogni altra
cosa al mondo. Mia madre stava zitta. Ricordo lo sforzo che facevano per avere un'aria distaccata
mentre io parlavo con affanno cercando di spiegare perch non avrei potuto fare e quindi diventare ci
che mio padre voleva che diventassi, mentre invocavo la loro comprensione verso la mia diversit,
sostenendola con gli argomenti disponibili negli anni Cinquanta, imprecando contro una sorta di dio
degli ormoni cosi come uno sciamano impreca contro gli spiriti della natura per un raccolto mancato.
Mio padre continu ad annuire per tutto il tempo di quella seria e civile conversazione mentre mia
madre era concentrata a cercare chiss cosa nella borsa. Quando non mi presentai a casa il weekend
successivo, mio padre mi mand un biglietto, mia madre un assegno e qualcosa da mangiare avvolto in
carta d'alluminio.
Li vidi soltanto un'altra volta prima che mio padre morisse di un male improvviso. Decisi di
abbandonare Jeffrey, e in questa scelta mi fu vicina la determinata, irriducibile Margaret Childs.
Purtroppo Jeffrey vide, in tutto questo, buone ragioni per togliersi la vita, e lo fece in un modo
particolarmente crudele; e lasci, sul tavolo che stava sotto i tubi del riscaldamento a cui fu trovato
appeso, una nota - una specie di documento - accuratamente battuta a macchina, piena di verit assolute
concatenate a vere e proprie invenzioni: quanto bast all'amministrazione della facolt di economia di
Yale per chiedermi di andarmene. Alcune settimane dopo la veglia funebre di mio padre, sposai
Margaret Childs, sotto un albero di mesquite, con gli occhi blu di mia madre che mi squadravano sotto
il cielo di Houston, e una sequenza di giuramenti, promesse, rifiuti, giudizi e compassione che
andavano molto al di l di quanto richiesto dai rituali del ministro battista dei Childs.
La verit, sulla quale non si pu aggiungere molto oltre ci che  stato gi detto, e che in
seguito si diffuse negli uffici del Senatore, e nei palazzi Dirksen e Owen, e al circolo di fanteria di
Capitol Hill dove da veri gentiluomini evitarono di infierire, port a una serie di conseguenze che si
conclusero con il fatto che il padre di Margaret, il signor Childs, che era meno ricco dei veri potenti
secondo gli standard del Texas nel 1958, ma con una certa influenza politica che lo legava direttamente
ad alcuni Senatori degli Stati Uniti, fece un gesto esemplare, che voleva essere il tipico esempio del
bastone e della carota, e scaravent suo genero in una di quelle sfere di influenza costringendomi a
entrare con una mano avanti e l'altra dietro negli uffici di un vecchio Senatore gi affermato ma ancora
in ascesa, strano e ingegnoso, probabile candidato democratico alle successive elezioni presidenziali.
Lyndon. Io classificavo e consegnavo la posta. Le lettere normali, quelle ufficiali, la posta importante e
le lettere intestate venivano consegnate tutte nelle mani di uno degli otto consiglieri e assistenti pi
vicini a Lyndon. La posta proveniente dal Senato andava a uno dei tre assistenti dell'amministrazione.
Tutte le buste con indirizzo a mano - automaticamente classificate come lettere degli elettori - venivano
ripartite dalla signorina Teane e da me tra segretarie, praticanti, dattilografe, e qualsiasi altro impiegato
dell'ultimo livello. Il fatto era che queste lettere degli elettori, queste Voci del Popolo, piene di invettive
o adulazioni o richieste di petizioni per risarcimenti o possibili guadagni, erano tante, troppe, molte pi
di quante il personale dell'ultimo livello riuscisse a smaltirne in un giorno. Allora scrissi, ed ebbi
l'approvazione per farlo, una serie di lettere di risposta preconfezionate, che per sembravano del tutto
personalizzate, e che rispondevano ad alcuni temi ricorrenti; eppure continuavamo a restare indietro
rispetto alla direttiva per rispondere nello stesso giorno. Il lavoro arretrato diventava minaccioso.
Cominciai a rimanere in ufficio fino a tardi, telefonando a Margaret e Peter per dire di tenermi fuori dai
programmi serali, per poter lavorare alle risposte del Senatore a ognuna di quelle voci del popolo. Mi
piaceva la quiete della sera negli uffici, con la lampada accesa e sullo sfondo la musica delle cicale a
intervalli regolari. Gli impiegati che avevano a che fare con le lettere cominciarono ad apprezzarmi.
Una dattilografa cominci a portarmi fette di pandolce di banana. La cosa migliore era che avevo il
permesso di bere il caff nero e amaro tipico del Texas orientale preparato dalla signorina Teane; lei
lasciava cadere nella mia tazza le gocce bollenti dalla macchinetta del caff, mentre riordinava la
scrivania, ed erano gocce rotonde e pesanti, e intanto spegneva le luci e le macchine. Quelle sere in
ufficio erano deliziose. E in quelle sere, la maggior parte delle volte anche le luci dell'ufficio di Lyndon
filtravano dalla fessura della grande porta. Certe volte riuscivo a sentire il suono lontano del transistor
che accendeva quando restava solo. Raramente lasciava l'ufficio prima delle dieci, a volte faceva anche
pi tardi: si buttava il cappotto sulle spalle, e qualche volta lo sentivo parlare con qualcuno che non
c'era, altre volte lo sentivo correre per poi frenare bruscamente e scivolare lungo il pavimento liscio dei
corridoi, senza mai guardare nella mia direzione mentre leggevo lettere sgrammaticate scritte a mano,
mettendone alcune in evidenza per la signorina Teane, decidendo quali delle risposte preconfezionate
sarebbero state adatte per alcune delle altre, apponendovi il timbro del Senatore, e ancora inumidendo,
legando, misurando, ammucchiando, fumando. E una sera alzai lo sguardo verso un'ombra sottile e lo
vidi l, piantato davanti alla scrivania nel grande ufficio vuoto, perplesso, come se per lui fossi uno
sconosciuto. In effetti non ci eravamo quasi pi parlati da quel primo colloquio di quattro mesi prima.
Stava l, con il cappotto sportivo buttato sulle spalle, incredibilmente alto, leggermente piegato verso di me.
- Che cazzo ci fai qui, ragazzo?
- Sto finendo di sistemare le ultime lettere, signore. Guard l'orologio. - E' mezzanotte, figliolo.
- Anche lei lavora sodo, Senatore Johnson.
- Chiamami signor Johnson, ragazzo, - disse Lyndon, tentando di infilare di nuovo l'orologio nel
taschino. - Puoi continuare a chiamarmi signore.
Accese un'altra lampada e si sedette con fatica dietro la scrivania di Nunn, un praticante estivo
che veniva dalla Tufts.
- Questo non  il tuo lavoro, ragazzo -. Guard le pile di fogli che avevo gi preparato. - Ti
paghiamo per fare questo?
- Qualcuno lo deve fare, signore. E io sono un grande ammiratore della direttiva per rispondere
nello stesso giorno.
Lui annu, compiaciuto: - L'ho scritta io.
- Credo che il suo rispetto per queste lettere sia da ammirare, signore.
Si fece pensieroso, poi fece schioccare le labbra.
- Non credo che si possa tenere un ragazzo con gli occhi arrossati a leccare posta tutta la notte
senza un compenso adeguato.
- Qualcuno lo deve fare, signore, - dissi. Che poi era la verit.
- Queste sono le parole su cui si basa la mia vita, figliolo, - disse, piantando uno stivale sulle
carte di Nunn, aprendo una o due buste, dando un'occhiata. - Ma diamine, ce ne fossero di mogli con un
po' di cervello che lascino i mariti fuori fino a tardi, fino a mezzanotte.
Guardai il mio orologio, poi guardai verso la pesante porta dell'ufficio di Lyndon.
Lyndon sorrise per la mia espressione. Sorrise con gentilezza. - Io porto la mia signora Claudia
Lady Bird Johnson qui, - disse, dandosi dei colpetti sul petto, appena sopra la cicatrice del bypass
che gli avevano applicato di recente (aveva mostrato quella cicatrice a tutto l'ufficio). - Proprio come la
mia Bird porta me nel suo cuoricino. Tu dedichi la tua vita ad altre persone, metti la tua capacit fisica,
la tua mente, la tua intelligenza al servizio della gente, e allora tu e tua moglie dovete essere l'uno nel
cuore dell'altra, non importa quanto siate lontani, o distanti o soli -. Sorrise di nuovo, facendo una
smorfia mentre si grattava un braccio. Lo guardai da dietro la pila alta un metro di posta ufficiale.
- Lei e la signora Johnson sembrate una coppia molto fortunata, signore.
Lui distolse lo sguardo. Si infil gli occhiali. Le sue lenti erano fatte in modo strano, avevano il
colore dell'acqua, sembrava che all'interno ci fosse un liquido.
- La mia Lady Bird e io siamo stati fortunati,  vero. Siamo fortunati.
- Penso che lo siate, signore.
- Cristo, se lo siamo -. Guard oltre la pila di posta. - Cristo, se lo siamo.
Quella notte restammo l a rispondere alle lettere per ore, quasi sempre in silenzio. Poi, prima
che la luce laggi intorno al Monumento si facesse color malva e la nebbia dell'alba avvolgesse il
Campidoglio, mi accorsi che Lyndon mi fissava, ricurvo com'ero nel mio completo sbottonato, mi
fissava e annuiva e diceva qualcosa, a voce troppo bassa per poterlo sentire.
- Mi scusi, signore.
- Dicevo di continuare cos, ragazzo, questo  tutto. Continua cos. Io ho fatto cos. Tu devi fare
cos.
- Potrebbe spiegarsi meglio, signore?
- Lyndon Baines Johnson non si spiega meglio. E' una mia regola, e l'ho sempre trovata
conveniente. Non mi spiego mai meglio. La gente non crede a quelli che vogliono spiegarsi meglio.
Scrivilo, ragazzo: mai spiegarsi meglio.
Si alz lentamente, appoggiandosi alla piccola scrivania di metallo di Nunn. Io presi il mio
taccuino e la penna mentre lui si stirava le pieghe del cappotto.
Non ho mai conosciuto un uomo con un bisogno di amore tanto profondo come Lb.
...
.
...
Un vecchio impiegato, 1973.
...
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...
Non sopportava di stare da solo. Voglio dire che veramente lo detestava. Entravo nel suo
ufficio mentre se ne stava seduto da solo alla sua scrivania, e anche se non si pu dire che fossi uno di
quelli che lui amava vedere, i suoi occhi si rasserenavano... Aveva una piccola radio tascabile, una
radiolina a transistor, e qualche volta sentivamo che la accendeva, l nel suo ufficio, mentre lavorava da
solo. Voleva che ci fosse sempre un po' di rumore. La voce di qualcuno che parlasse con lui o un po' di
musica. Ma non era un uomo triste. Non voglio darvi questa immagine di lui. Kennedy era un uomo
triste. Johnson era solo un uomo esigente. Tutto quello che dava, voleva che in qualche modo gli fosse
reso. E sapeva di essere fatto cos.
Chip Piesker, ex assistente alla ricerca, aprile 1978
Cominciai a sbrigare molto del mio impegnativo lavoro nell'ufficio di Lyndon, sul pavimento
rosso, tra le stelle. Sceglievo e catalogavo e rispondevo alle lettere in un angolo, poi sul lungo tavolo di
pino quando Piesker fu mandato a raccogliere la rassegna stampa quotidiana di Lyndon alla mia
scrivania. Rispondevo a un numero sempre maggiore di lettere personali. Lew N. Johnson sosteneva
che io avevo un tocco speciale, originale. La signorina Teane cominci a sottopormi questioni, lei a me,
invece del contrario. Lyndon spesso mi chiedeva di prendere appunti per suo conto - di pensieri, modi
di dire, cose da ricordare. Mostrava, fu cos anche in seguito, una vera passione per la retorica. Mi
chiedeva di dare un'occhiata al taccuino che portavo con me, e ripassava alcune cose. Si candid alle
primarie del 1960 mentre era ancora Senatore. La sua determinazione a non volersi sottrarre ai doveri
del Senato voleva dire che realisticamente non avrebbe potuto andare oltre le primarie. Ma i suoi uffici
nel Dirksen Building triplicarono il personale e diventarono una specie di quartier generale militare. Io
prendevo ordini direttamente da Lyndon o da Dora. La posta diventava ogni giorno pi importante.
Feci una propaganda elettorale a tappeto attraverso le lettere, nella campagna del 1960, lavorando con
pubblicitari e addetti alle analisi demografiche. Assistenti e impiegati e amici e rivali e colleghi
entravano e uscivano, entravano e uscivano. Lyndon odiava il telefono. Dora Teane gli passava solo le
telefonate pi urgenti. Quelli che conoscevano bene Lyndon venivano di persona per le chiacchiere
che spesso determinavano la fine o l'inizio di una carriera. Venivano davvero tutti. Humprey sembrava
il guscio vuoto di una locusta. Kennedy sembrava la pubblicit di qualcosa che non desideri, ma che
poi finisci per comprare. Sam Rayburn mi faceva venire in mente un cespuglio trascurato. Nixon
sembrava la caricatura di Nixon. John Connally e John Foster Dulles non sembravano proprio niente. I
capelli di Chet Huntly sembravano finti. De Gaulle era semplicemente assurdo. Jesse Helms era falso e
gentile. A chiunque dovesse stare ad aspettare qualche minuto, portavo la scura bevanda magica della
signorina Teane. A volte restavo a chiacchierare per un po' con il visitatore. Trovai utile il francese che
avevo appena imparato, per fare due chiacchiere col generale.
Margaret Childs Boyd, mia moglie da quasi due anni, aveva trovato nella lavatrice, all'inizio del
nostro periodo in T Street, i miei boxer ignominiosamente macchiati - sono le sue parole. Minacci
di dire al signor Jack Childs, che ora stava a Austin, che i complicati e filosofici accordi
prematrimoniali, a lungo dibattuti, sembravano andati a monte. Lei era entrata in rapporti, che non
vedevo di buon occhio, con un disegnatore satirico del sindacato che ritraeva Lyndon curvo come un
punto interrogativo e con la faccia da bassotto.
Margaret amava, a parte gli esercizi sessuali pi classici e ripetitivi, bere birra d'importazione.
Le era sempre piaciuta la birra - la prima immagine che associo al suo nome  di lei con un boccale di
birra olandese in mano sullo sfondo delle luci di New Haven - ma ora ci stava dando dentro con
entusiasmo sempre maggiore. Beveva col disegnatore, con i colleghi dei corsi di recupero, con le altre
vedove elettorali. Quando era ubriaca, mi accusava di avere una storia con Lyndon Johnson. Una volta
mi chiese se alcuni dei miei boxer macchiati dovessero essere conservati intatti per i posteri. Io andai a
prepararle una di quelle bevande forti che si prendono nel Texas orientale e mi chiusi in camera, dove
me ne stavo spesso a lavorare fino alla mattina su itinerari, lettere, indirizzi, organizzazione e riscrittura
di alcune delle proposte degne di essere stampate e sulle note da aggiungere ai discorsi. In quel periodo
entrai a far parte dello staff dei collaboratori stretti di Lyndon. Prendevo uno stipendio generoso, che
mi serviva a mantenere il mio nuovo compagno, M. Duverger, un giovane imparentato con
l'ambasciatore haitiano negli Stati Uniti, in un delizioso, elegante appartamento esclusivo che sembrava
fatto apposta per noi. Anche Duverger era orgoglioso del ritratto firmato dal Vice Presidente e dalla
signora Johnson che io avevo appeso, con il suo permesso, in una delle nostre stanze.
E allora non parliamo soltanto per fare gli spacconi. Andiamo a parlare con i nostri parenti, gli
zii, i cugini, e le zie, andiamo a fare il nostro dovere il tre novembre e votiamo per il Partito Democratico.
.
Discorso agli alunni dell'ultimo anno della Chesapeake High School, Baltimora, Maryland, 24 ottobre 1960.
...
.
...
Allora ditegli che quel che farete  semplicemente andare l e dire con Lbj fino in fondo. Le
vostre madri e i vostri padri e i vostri nonni, alcuni di loro lo dimenticheranno. Ma io conto su voi
giovani, voi che dovrete combattere le nostre guerre, e che dovrete difendere questo paese, e che sarete
annientati se avremo un disastro nucleare - io conto su di voi che dovete avere fiducia nel futuro, conto
su di voi affinch vi alziate presto e incitiate le vostre madri e i vostri padri ad alzarsi presto anche loro,
per andare a votare.
Discorso alle classi del quarto anno della scuola elementare di Mansfield, Ohio, 31 ottobre 1964
- Boyd e Johnson? Non ce n'era uno di noi che potesse davvero affermare di capire i rapporti
che Dave aveva con Lbj. Non sapevamo che tipo di ascendente il ragazzo avesse su Johnson. Ma
sapevamo che aveva un ascendente.
- Questo  sicuro.
- Ma funzionava anche al contrario, mi pare. Voglio dire Boyd venerava quel diavolo di Lbj.
- Non so se venerava  la parola giusta.
- Lo amava?
- Adesso non ricominciamo, ragazzi. Quei pettegolezzi, sapevamo che erano soltanto false
dicerie, anche allora. Di omosessuale, nel corpo di Lyndon Johnson, non ce n'era nemmeno un'unghia.
E poi lui amava Lady Bird di un amore davvero bestiale.
- Hai detto bene: c'era qualcosa di bestiale in Lbj. Secondo me, lui sapeva bene cos'era la
bestialit. Durante gli anni della presidenza, vide confermata la sua idea che l'uomo  una bestia
crudele e furba. Lui per non avrebbe voluto essere cos. Erano anni difficili.
- Era la cosa che i radicali odiavano di pi in lui. Temevano di essere tutti bestie e che Lbj fosse
soltanto una bestia pi furba e potente di loro. Era tutto l.
- Dio solo pu sapere che presagi erano questi per il futuro politico della nazione.
- Lbj era allo stesso tempo un genio e uno scimmione.
- Ed era questo che piaceva a Boyd.
- Io penso che Dave fosse davvero attratto da questo, non credete? Dave non era certo una
bestia. Assolutamente no.
- Probabilmente era troppo raffinato per essere una bestia.
- Forse eri tu a vederlo raffinato. Ma io per esempio non ho mai avuto fiducia in lui. Se devo
giudicare dal carattere e dalla personalit, non c' niente che mi faccia pensare a un tipo raffinato.
Raffinato in che senso?
- Un sacco di volte restavi in una stanza solo con lui e nemmeno ti accorgevi che c'era.
- Allora raffinato nel senso di invisibile, in qualche modo.
- Invece la presenza di Johnson la notavi subito anche in un salone enorme o in un convegno
affollato. Sentivi subito che in quel posto c'era un'aria strana.
- Johnson voleva intorno persone che sapessero sempre che lui era l.
- Allora possiamo dire cos: Johnson aveva bisogno di un pubblico, e Boyd era il pubblico di cui
lui aveva bisogno. Verso il quale non doveva sentire n responsabilit n riconoscenza.
- Non sono ancora sicuro che sia impossibile che siano stati insieme.
- Io sono sicuro.
- Anch'io. Essere un omosessuale sarebbe stata una cosa troppo delicata, voglio dire anche
troppo umana per Lbj, e non se lo sognava nemmeno. Io dubito perfino che lui fosse in grado di
provare a immaginare cosa fosse un omosessuale. Essere omosessuali  una cosa astratta, secondo il
mio modo di vedere, e Lbj odiava le astrazioni. Andavano oltre la sua comprensione.
- E lui odiava qualsiasi cosa andasse al di l della sua comprensione. O non la considerava
proprio, o la odiava.
- Boyd viveva con quel negro del terzo mondo che si spacciava per francese e che portava i
tacchi alti. Ha vissuto con quel negro per anni.
- Johnson doveva avere pi autorit su quel ragazzo.
- Dite che Lbj lo sapeva, allora? Di Boyd e del negro? Del resto, Lbj e il ragazzo erano cos
intimi...
- Non ho mai saputo di qualcuno che sospettava che lui sapesse.
- Nessuno sapeva che lui sapeva.
- Ma come faceva a non sapere?
Dr. C.T. Peete (a cura di),
Analisi di un Presidente.
Interviste ai collaboratori stretti di Lbj, 1970
Anche quando divent Vice Presidente, Lyndon continu a tenere i suoi uffici nel Dirksen
Building, col pavimento rosso e le stelle dorate, la lunga fila di scrivanie-cubicolo per gli impiegati, la
grande finestra e il tavolo di solido legno di pino dove i miei nuovi assistenti smistavano la posta sotto
la mia supervisione.
- C'era soltanto uno stramaledetto lavoro che avrei voluto fare per togliermi dalle palle in un
solo colpo gli uffici, le scrivanie, le tecnologie e gli impiegati. Un solo stramaledetto lavoro, ragazzo, -
mi disse nell'aria frizzante della limousine scoperta, mentre andavamo alla festa d'insediamento del
Presidente. - E sembra che questa brava gente, in tutta coscienza, non abbia voluto darlo, quel lavoro, a
Lyndon Baines Johnson. Allora sai cosa ti dico? Fanculo a tutti, ecco cosa dico. Ho ragione, Bird? - E
piant il gomito nelle costole di Claudia Johnson, sotto la pelliccia e il vestito di taffet.
- Per adesso te ne stai un po' zitto, Lyndon, eh? - disse la signora con quella finta severit che
Lyndon ovviamente adorava, perch era il loro linguaggio in codice. Lady Bird diede dei colpetti al
solido braccio di Lyndon e poi accarezz il suo zigomo rosso e spigoloso, mentre l'altra mano guantata
restava poggiata sul mio ginocchio.
- Ora, signor Boyd, la nomino responsabile della trasformazione in essere umano di questa
bestia rude e malvagia.
- Ci prover, signora.
- Bravo, ragazzo, insegnami a comportarmi bene, - url il Vice Presidente, mentre guardava la
folla e agitava la mano per rispondere ai saluti. - Adesso ve lo dico, mi devo soffiare il naso, e
scorregger l sul palco, s, far una scorreggia. Mi soffier il naso. Chi se ne frega di quanti occhi
elettronici saranno puntati verso quel palco di merda. Spero solo che questo vento ne spazzer via un
bel po' -. Fece una pausa, guardandosi intorno, stupito. - Pronti al lancio, sta partendo una scorreggia.
Scorreggi a lungo nel cappotto e nel freddo sedile di pelle della limousine.
Wroooooooo.
- Come bisogna fare con te, Lyndon? - Lady Bird rideva, allegramente scandalizzata,
sventolando la mano verso quella folla ondeggiante di persone. Ricordo ancora le nuvole bianche di
fiato che uscivano da quelle bocche. Faceva freddo.
- Vidi per la prima volta Claudia Alta Lady Bird Taylor Johnson a una grigliata estiva sulla
riva del fiume Pardenales, che scorreva accanto al ranch di Lyndon nel Texas. Gli amici stretti e il suo
staff erano stati convocati per aiutare Lyndon ad accendere la brace e per preparare l'imminente
Convention che, gi si sapeva, era matematicamente destinata alla vittoria di un altro uomo. Lyndon mi
voleva far stringere la mano al suo cane.
- Chieder a Blanco di stringertela, non a te, ragazzo, - mi rassicur Lyndon. Poi si gir verso
Lew N. Johnson. - Io lo so che questo ragazzo  pronto a stringere la mano al cane. Non devi nemmeno
chiederglielo -. Lew N. si era tirato su gli occhiali e rideva.
- E questa  la mia moglie snaturata, la signora Lyndon Baines Johnson, - disse, presentandomi
a una adorabile, raffinata signora con un viso rotondo e un naso perfetto e con i capelli elegantemente e
rigidamente acconciati. - Questa  Lady Bird, ragazzo, - disse.
- Sono molto felice di conoscerla, signora.
- Il piacere  mio, signor Boyd, - sussurr lei, con un morbido accento texano. Avvicinai le mie
labbra alla mano delicata che mi aveva offerto. Tutti l attorno potevano vedere come Lyndon pendesse
dalle labbra della moglie, osservare i leggeri inchini di lei, come sapeva muoversi tra la gente, e come
ogni gesto di Lady Bird scavasse una distanza incolmabile tra i due.
- Lyndon mi ha parlato di lei con affetto e gratitudine, - disse, mentre Lyndon gongolava alle
sue spalle e le sussurrava qualcosa con la bocca appoggiata sulla pelle nuda e lentigginosa proprio
accanto alla spallina del vestito.
- Il signor Johnson  troppo buono, - dissi, mentre Blanco si strusciava tra la mia tibia e il bordo
dei bermuda, correndo poi verso la brace fumante.
- Ecco cosa, ragazzo: io sono troppo buono! - url Lyndon, battendosi la testa come se avesse
appena capito tutto. - Scrivi questa cosa per me, figliolo: Johnson  troppo buono -. Si gir, urlando
con le mani intorno alla bocca: - Forza! Facciamo suonare qualcosa all'orchestra, ragazzi, o volete
tenere il culo incollato alle sedie? - Un'orchestrina di uomini in camicia a quadretti e cappello da
cowboy cominci a dirigersi verso il palco. Ascoltavamo la musica, mangiavamo nei piatti di carta.
Lyndon si muoveva nei suoi stivali tenendo il tempo dell'orchestra.
Sentii una mano delicata sul mio polso. - Spero che mi far l'onore di venire a prendere un t
con i pasticcini qualche volta -. La signora Johnson mi sorrise, guardandomi solo per il tempo
necessario a farmi quell'invito. Mentre annuivo, avevo la pelle d'oca. La signora Johnson si scus e si
allontan, e mentre camminava la gente si voltava a guardarla e si apriva al suo passaggio, perch
emanava una grande autorit che non aveva nulla a che fare con il potere o con la possibilit di
nuocere. Mi tirai su i bermuda che continuavano a cadermi.
- Finiscila di girare a vuoto e va a prenderti un po' di grigliata! - mi url Lyndon nelle orecchie,
addentando una pannocchia mentre continuava a ballare.
Lyndon ebbe il secondo infarto grave, il primo era stato tenuto segreto, nel 1962. Lo stavo
portando a casa dall'ufficio, di sera tardi. Ci stavamo dirigendo verso est, fuori Washington, verso la
sua casa sull'oceano. Cominci ad ansimare nel sedile di fianco. Non riusciva a respirare bene. Il suo
inalatore nasale non sortiva pi effetti. Le labbra erano livide. Per me e il signor Kutner dei Servizi
Segreti fu difficile persino trascinarlo in casa. Io e Lady Bird Johnson lo liberammo dai vestiti e
cominciammo a massaggiarlo sul petto, all'altezza del by-pass, con alcol denaturato. Lyndon si era
spruzzato quello spray che di solito lo faceva respirare meglio. Continuavamo a massaggiarlo. Aveva il
torace debole, un po' curvo, tipico delle persone anziane. Le labbra erano sempre cianotiche. Stava
avendo il secondo infarto, disse ansimando. Lady Bird lo massaggiava dappertutto. Lui non volle che
dicessimo a Kutner di chiamare un'ambulanza. Voleva che non lo sapesse nessuno. Diceva che lui era il
Vice Presidente. Alla fine Lady Bird diede ordine di trasportarlo al Bethesda Naval in una berlina con i
vetri scuri. Kutner ignor i semafori. Ci vollero tutte e due le mani di Lady Bird per tenere la mano di
Lyndon, perch lui per respirare si dibatteva e si contorceva. Soffriva come un cane.
- Merda, - continuava a dire, mostrandomi i denti. - Merda, ragazzo, non ora.
- No, non ora, - gli sussurr la signora Johnson nel grande orecchio livido.
Il Vice Presidente degli Stati Uniti d'America rimase al Bethesda diciotto giorni. Per le solite
analisi, ordinammo a Salinger di riferire alla stampa. In ogni caso, negli ultimi giorni del ricovero,
Lyndon convinse un chirurgo a togliergli una sanissima appendice. Pierre parl a lungo dell'appendicite
ai media. Lyndon mostr alla gente la cicatrice dell'operazione in ogni occasione pubblica.
- Maledetta appendice, - diceva.
Cominci a prendere la digitale che gli avevano prescritto. Lady Bird lo costrinse a smetterla di
mangiare la cotenna di maiale fritta che di solito teneva nel cassetto della scrivania in alto a destra,
accanto alla pistola con l'impugnatura d'argento. Io mi imposi di smettere di fumare nell'ufficio di
Lyndon. Ricevetti un bigliettino rosa.
 Io e mio marito desideriamo ringraziarla della dedizione, della premura e della
discrezione mostrate durante la recente malattia di mio marito -. Il biglietto aveva un profumo
meraviglioso; M. Duverger disse che avrebbe voluto sentirlo ogni giorno, un profumo come L'Oiseau
del mio biglietto.
Mi sono diplomato alla Johnson City High School del Texas; nella mia classe eravamo in sei.
Per un certo periodo avevo avuto la sensazione che mio padre non fosse davvero cos intelligente come
pensavo avrebbe dovuto essere, e quindi pensavo che sarebbe stato meglio seguire buona parte dei
comportamenti di mia madre. Cos, quando presi il diploma decisi di seguire il consiglio del vecchio
filosofo Horace Greely: Vattene a ovest, ragazzo, per cercare fortuna. Con ventisei dollari in tasca e
una T-Ford io e i miei cinque compagni di scuola partimmo una mattina all'alba per il luminoso ovest,
il grande stato della California. Arrivammo l secondo i nostri piani, senza quasi pi nulla dei ventisei
dollari, e io trovai subito un lavoro ben pagato, novanta dollari al mese per far salire e scendere un
ascensore. Ma alla fine del mese, dopo aver pagato tre pasti al giorno e la camera e la lavanderia, capii
che probabilmente era meglio tornarsene a casa a mangiare da mamma anzich restare in California.
Cos me ne tornai nel Texas e trovai un lavoro nella Societ Autostrade. Dovevamo essere al lavoro
all'alba, e ce ne tornavamo a casa al tramonto. Il tempo per arrivare al lavoro non era compreso nella
giornata. Dovevamo essere sul posto, lontano venti o trenta miglia di autostrada, al sorgere del sole e
non potevamo andarcene prima che il sole fosse tramontato. Tutto questo per la meravigliosa paga di
un dollaro al giorno. Dopo poco pi di un anno di questa vita nella Societ Autostrade, cominciai a
pensare che il consiglio di mio padre di continuare gli studi per imparare una vera professione invece di
essere uno studente fallito e basta - che forse questo consiglio era pi saggio di quanto non avessi
pensato un anno prima. In altre parole, mio padre era diventato molto pi intelligente da quando ero
andato in California e da quando lavoravo per la Societ Autostrade. E con l'aiuto di Dio, e grazie
anche all'insistenza di mia madre affinch tornassi a scuola per imparare una professione, feci
cinquanta miglia in autostop e me ne tornai a scuola, dove rimasi per quattro lunghi anni. Ma da allora
ho avuto sempre ottimi impieghi. Adesso ho un contratto valido fino al 20 gennaio 1965.
Discorso ai laureandi dell'Amherst College, Amherst, Massachussets, 25 maggio 1963
Mia madre venne a farmi visita a Washington una sola volta in quei dieci anni; lei e Margaret
andavano molto d'accordo. Il giorno che mia madre venne a trovarmi, Duverger rimase a cucinare tutta
la mattina: un arrosto squisito, patate alla crema, e Les Jeux Dieux, un dolce haitiano, una specialit dal
sapore dolcissimo. Si diede da fare freneticamente in cucina per tutta la mattinata, vestito solo con un
grembiule e i tacchi alti e intanto io pulivo sotto i mobili con l'aspirapolvere e lucidavo le superfici con
un olio speciale.
Mentre eravamo seduti a bere un aperitivo nel salotto pulitissimo che odorava di carne di
maiale, mia madre cominci a parlare di Margaret Childs e di quanto sperassero, sia lei sia Jack e
Sue-Bea Childs, che dopo il ricovero in ospedale per disintossicarsi dall'alcol tornasse a una vita
migliore, una cos cara ragazza che non aveva mai fatto del male a nessuno. Duverger continuava ad
agitarsi nella giacca sportiva che gli avevo prestato. Fu l'unica esperienza della mia vita di un pranzo
immerso in un silenzio totale. Eravamo concentrati sul rumore dei coltelli nei piatti. Riuscivo persino a
distinguere i diversi modi di masticare. Il regalo di mia madre per la nostra casa fu un grappolo di uva
finta, con i chicchi di marmo e il gambo di vetro verde. Mia madre non sembrava vecchia.
Elle a tort, - continuava a ripetere Duverger, pi tardi, mentre si spalmava la vaselina. Era tutto
orgoglioso di non sapere bene l'inglese. Quando stavamo soli, parlavamo in una specie di pidgin.
Elle a tort, cette salope-l. Lei  torto. Lei  torto.
Gli chiesi che cosa volesse dire mentre spalmava la vaselina gelida prima su di s e poi su di
me. Mi salt addosso violentemente, come una bestia. Andai a sbattere contro la testata del letto.
- Perch dici che mia madre ha torto?
- Lei mi odia perch pensa che tu mi ami.
Mi sodomizz violentemente, senza pensare a farmi godere, e alla fine ricadde tremando e
piangendo al mio fianco. Io avevo urlato molto per il dolore.
- Ce n'est pas moi qui tu aimes?
- Certo che amo te. Viviamo insieme, Ren. Aveva ancora il respiro pesante.
- - Ce n'est non me.
- E chi, allora? - gli chiesi, facendo il gesto di buttarlo gi dal letto. - Se dici che non amo te, chi
 che amo, allora?
- Tu m'en a besoin, - url, squarciando l'oscurit della camera da letto con il bianco delle sue
unghie. - Tu hai bisogno di me. Ti senti responsabile per la mia vita. Ma non  me che ami.
- Io amo te, Duverger. Bisogno, responsabilit: in questo paese queste cose sono espressioni di
amore.
- Elle a tort -. Si gir dall'altra parte, si spost nel suo angolo di letto, mettendosi in posizione
fetale. - Lei non sa quanto siamo tristi -. Io non dissi niente.
- Perch dobbiamo essere cos tristi... - disse. E lo disse in quel modo che sembrava
un'affermazione. Continuava a ripeterlo. Mi svegliai, molto pi tardi, con davanti agli occhi la sua
schiena nera che si muoveva ritmicamente, le mani che gli coprivano la faccia; e continuava a ripetere
quella frase.
-
Per lui la vita  una giungla. E non gli importa quanto tempo tu pensi che si debbano tenere le
redini in mano, perch lui ha deciso di tenerle per sempre.
Un vecchio collega, 1963
La maggior parte delle preoccupazioni se le inventa. Vede problemi dove non ce ne sono. E'
capace di svegliarsi una mattina con il pensiero fisso che durante la notte  andato tutto perduto.
Un amico intimo, 1963
Lyndon trascorse i quattordici minuti del percorso verso il Parkland Hospital sotto i sedili neri
della limousine decappottabile, con il naso schiacciato contro la suola di una scarpa del Senatore
Yarbrough. Sopra di loro, per ripararli e per tenerli fermi quando si agitavano, c'era un agente dei
Servizi Segreti il cui dopobarba sarebbe bastato da solo a creare quel panico e quella confusione. Io
contemplavo le orde di folla per le strade di Dallas mentre ero seduto sopra a tutti e tre, e abbassavo lo
sguardo solo quando si agitavano, osservando dal mio piedistallo tre uomini dei Servizi Segreti che sui
sedili anteriori di una decappottabile cercavano di tener ferma la First Lady che si dimenava e urlava,
implorandoli di lasciarla tornare indietro a recuperare qualcosa, ma non riuscii a capire di che si
trattava.
Noi stavamo nei sedili posteriori uno sopra l'altro, una montagna di braccia e gambe, come un
gruppo di studenti di Yale dentro una cabina del telefono. I risvolti dei pantaloni di Lyndon, le caviglie
bianche senza peli e gli stivaletti si agitavano davanti alla mia faccia mentre la macchina correva.
Riuscivo a sentirlo, sotto l'insopportabile dopobarba dell'uomo dei Servizi, imprecare contro
Yarbrough.
L'ospedale era isteria coreografica. Lyndon, col fazzoletto premuto sul naso sanguinante, era
assediato da telecamere, microfoni, medici, uomini dei Servizi, giornalisti e, peggio ancora, tutti quei
funzionari e collaboratori del Presidente, che si guardavano intorno attentissimi, e decisi a saltare
dall'altra parte della barricata prima che l'animale politico che avevano cavalcato diventasse freddo.
Telefonai a Lady Bird Johnson - Lyndon aveva digrignato i denti al suggerimento di prendere in mano
il telefono in un momento come quello - per rassicurarla e per avvertirla che si doveva preparare a
venire a Dallas il pi presto possibile. Poi chiamai Hal Ball per rendere agevole e veloce il viaggio
della signora Johnson. Vidi Lyndon intrappolato dalla ressa in un angolo, le molli guance infiammate,
il naso arrossato, gli occhi da persona minuta annebbiati dallo shock e dalla speranza riaccesasi
all'improvviso. I suoi piccoli occhi cercavano i miei, oltre la spirale avvolgente di giornalisti e
adulatori, ma non riusciva a liberarsi, anche se io cercavo di sporgermi oltre il banco dei telefoni.
- O mi togli quel microfono dalla faccia oppure ti spedisco a casa a calci in culo, - si senti
nell'edizione speciale del telegiornale. Dan Rather era sparito, sbiancando, e ritirando tutta la troupe.
Poich le notizie dei medici e dei Servizi Segreti tardavano ad arrivare, la folla pian piano si disperse.
Riuscimmo a fare una riunione con Lyndon in una piccola sala d'attesa lontano dai corridoi. L'incontro
fu molto efficace. Organizzammo un team per l'occasione. I Servizi provvidero a uno sbarramento
davanti all'ufficio di Ball. Bunker, Califano e Salinger prendevano nervosamente appunti. Le riunioni
di Gabinetto furono risolte con quel genere di caloroso distacco riservato di solito alle discussioni sul
golf. Lyndon parl poco.
Accompagnai Lyndon nella camera della First Lady. Lyndon si fece spazio tra la folla intorno al
suo letto. Gli sembr che fosse pi tranquilla, mentre le poggiava la mano sulla fronte, coprendole per
tutta la faccia. Il colorito era buono. Ci fu il lampo di un flash. Attraverso le dita di Lyndon vidi gli
occhi sedati della First Lady. Nessuno aveva notizie, nemmeno si sapeva chi potesse avere notizie l in
ospedale. Tutti noi sussurravamo, facevamo ipotesi, fumavamo, soffiando via il fumo lontano da
Lyndon, e aspettavamo. Lyndon era cos brutale con quei giovani bostoniani che venivano a curiosare
per commiserarlo e per congratularsi, che presto lasciarono perdere il nostro gruppo. Connally, con il
braccio fasciato, ci gironzolava intorno, bevendo da una bottiglia un liquido gassato il cui volume
restava costantemente immutato.
Telefonai a Duverger, che era rimasto a casa con la bronchite, a guardare le notizie alla
televisione, fuori di testa dall'ansia. Telefonai alla signorina Teane nella sua casa di Arlington. Provai
anche a chiamare Margaret nella casa di cura nel Maryland e mi informarono che era stata dimessa
qualche settimana prima. Il numero di mia madre dava occupato da ore.
La nostra riunione fin molto tempo prima che arrivassero notizie ufficiali. A ognuno erano
state assegnate un centinaio di cose da fare. Pian piano la piccola stanza si svuot. Protetto da Pierre e
da me, Lyndon ebbe finalmente qualche minuto per starsene in una poltrona della sala d'attesa a
riposare e a riflettere un po'. Poi, mentre passeggiava con passo pesante, chiese il suo inalatore. Gli
stivali lasciavano strisce sul pavimento, quando trascinava le sue lunghe gambe. Si teneva
l'avambraccio, aprendo e chiudendo il pugno. La pelle sotto gli occhi era violacea. Gli diedi della
digitale, e dovetti quasi costringerlo a buttarla gi. Ci sedemmo. Per un po' di tempo restammo a fissare
le pareti bianche della stanza. Connally stava davanti a un distributore, e rifletteva su cosa prendere.
- Qualsiasi cosa, - stava mormorando Lyndon.
- Mi scusi, signore?
Aveva lo sguardo assente. - Ragazzo mio, - disse, - darei qualsiasi maledetta cosa che ho per
non dovermi alzare ora e andare a occupare un posto senza averne il diritto e senza che l'abbia voluto la
gente. Non sono stupido, so che non  bene entrare dalla porta di servizio. Elemosina. Umiliazione.
Sfiducia. Responsabilit che non avevi mai pensato di affrontare.
- E' naturale che ti senti cos, ora, L.B., - disse Connally, inserendo una moneta nel distributore.
Lyndon guardava fisso in un punto che non riuscivo a vedere, facendo oscillare la testa enorme.
- Darei qualsiasi maledetta cosa che ho, ragazzo.
Salinger mi lanci uno sguardo, ma io avevo gi tolto il cappuccio alla penna.
Ci fu un periodo di transizione. Due montagne di posta. Scatole da confezionare e chiudere.
Giganteschi traslocatori da tenere d'occhio. La salute di Duverger peggior. Sembrava incapace di
reagire alla bronchite e alle infezioni che ne seguirono. Non aveva pi la forza di salire le scale e
dovette lasciare il lavoro alla boutique. Se ne stava a letto, ascoltava dischi graffiati di Belafonte e
ammucchiava ogni giorno una montagna di kleenex usati di tutti i colori. Dimagriva e aveva sempre la
febbre. Seppi che la malaria era una malattia tipica di Haiti, e mi procurai del chinino dal Bethesda.
Forse era per la suggestione, o perch sapevo di correre dei rischi, ma sentivo la mia salute indebolirsi
ogni giorno che passavo accanto a Duverger. Mi presi tutti i mal di gola che giravano alla Casa Bianca.
Alla fine feci l'abitudine ad avere il mal di gola. L'organizzazione della Casa Bianca nel ricevere,
distribuire e rispondere alle lettere era enorme, con tantissimi addetti, rapidit, perfetta efficienza. La
direttiva per rispondere nello stesso giorno di Lyndon era una sfida troppo facile per questi addetti alle
poste in carriera veloci e abili. Io diventai qualcosa di pi che il responsabile della posta, perch
redigevo e adattavo quella decina di lettere standard che venivano stampate con la firma del Presidente
e spedite in risposta a un numero incredibile di telegrammi e lettere che arrivavano da ogni angolo del
paese. A cominciare dal 1965 la maggior parte delle lettere erano di protesta, ed era difficile evitare che
le risposte standard suonassero artificiali oppure sulla difensiva e quindi petulanti. Io e Duverger ci
unimmo formalmente in matrimonio con un breve rito civile che si svolse in periferia, nel quartiere di
Mount Vernon. Alla cerimonia parteciparono pochi amici stretti. Peter venne direttamente da Charlotte.
Duverger dovette stare seduto durante la cerimonia, con un austero vestito di seta che aveva il compito
di sdrammatizzare, ma che pi probabilmente sottolineava, il grigio pallido del suo colorito.
Apprezzo in particolar modo la vostra visita perch sento di avere un legame con la gente, e
poich qui non mi fanno uscire l fuori, sono contento quando vi fanno entrare qui dentro.
A un gruppo di visitatori della Casa Bianca, 14 maggio 1966
Non stiamo cambiando il nostro programma. Stiamo cambiando idea sul modo di realizzarlo.
Congresso dei Giovani Democratici, Columbia University, New York, 21 maggio 1966
- Sembrava ossessionato dalla sua salute. Cominci a sembrare irrobustito in quel modo in cui
lo sembrano le persone magre.
- Anche Boyd divent fragile e ossessivo. Non si toglieva mai il cappotto. Sudava. Come se
seguisse l'esempio di Lbj in ogni cosa.
- Boyd non aveva un ruolo ufficiale. Quell'esercito di giovani in carriera addetti alla posta di
Kennedy si erano gi organizzati con la direttiva per rispondere nello stesso giorno prima ancora che
noi ci insediassimo alla Casa Bianca.
- Se ne stava seduto ad ascoltare la radio mentre Lyndon lavorava. Chiss che ci faceva l.
- Tutti e due girovagavano sempre l intorno. Passeggiavano nel giardino. Guardavano oltre il
recinto.
- Qualche volta vedevamo il Presidente camminare da solo, circondato da tutti quegli agenti dei
Servizi Segreti, ma dietro di lui c'era sempre Boyd.
- Ma chi lo sa perch passeggiassero per ore e ore fuori dal palazzo.
- Spegnevano la radio, quando andavano fuori.
- Chiss quante decisioni prendeva in quei momenti. Tonchino. Cambogia. Questioni scottanti.
- N sapremo mai nulla di Lady Bird. Lei era una di quelle First Lady dietro le quinte. E'
impossibile valutare la sua influenza.
- Sappiamo che Boyd lo ha aiutato a scrivere qualcuno degli ultimi discorsi.
- Ma nessuno sa quale.
- Quelli l erano tutti amici per la pelle. - Nessuno sa che fine hanno fatto.
- Probabilmente anche quel ragazzo svelto dalle orecchie grandi avrebbe continuato a lavorare
in ufficio, se Dave fosse sopravvissuto a Lyndon.
Dr. C.T. Peete (a cura di),
Analisi di un Presidente. Interviste ai collaboratori stretti di Lbj, 1970
Allora, gente, animo, e state allegri, Cristo santo.
Discorso in Tv, Stanza Ovale, Casa Bianca, novembre 1967
La maggior parte delle storie che si raccontano su quegli ultimi mesi, su Lyndon che a volte si
rifiutava di lasciare la Stanza Ovale, sono vere. Io me ne stavo seduto nell'enorme poltrona d'angolo,
con in grembo fazzoletti di carta e pillole, e lo guardavo pisciare nel cestino di metallo dell'ufficio che
la signorina Teane la mattina dopo avrebbe svuotato senza dire una parola. I rumori dell'ufficio erano
assorbiti dai tappeti spessi voluti da Truman, assieme ai mobili lussuosi. L'ufficio era buio tranne che
per un faro che passava di tanto in tanto e per la luce arancione dei fal di quelli che protestavano nel
parco dall'altra parte della strada. La finestra dell'ufficio che si apriva verso la Pennsylvania era
macchiata da chiazze di muco che colavano dal naso di Lyndon. Lui stava l, la faccia schiacciata
contro la finestra, il respiro che appannava il vetro e mormorava qualcosa in sottofondo ai duri slogan
dei dimostranti. Gli elicotteri volavano bassi come gabbiani; potenti fasci di luce illuminavano il parco
l fuori e tutta l'area intorno alla Casa Bianca, e una fila di agenti dei Servizi Segreti comandati da
Kutner erano allineati lungo il recinto di ferro nero. Si sentiva il fracasso di cose che venivano lanciate
oltre il recinto. Lyndon chiese il suo inalatore e inspir ferocemente.
- Quanti bambini ho ammazzato oggi, ragazzo? - chiese, girandosi verso la stanza.
Respirai profondamente e deglutii. - Penso che non sia bello n salutare pensare alla questione
in questi termini, signore.
- Fanculo alla tua anima candida, ragazzo, ti ho chiesto quanti! - Indic la finestra illuminata dai
fal. - Mi pare che questo chiedono quei coglioni l fuori. Ha diritto di chiederlo anche Lyndon
Johnson, mi pare.
- Credo siano trecento o quattrocento bambini, oggi, signore, - dissi. Starnutii debolmente nel
fazzoletto. - Ora  contento? Lyndon si gir di nuovo verso la finestra. Aveva dimenticato di
riabbottonare i pantaloni.
- Contento, - sbuff. Il modo migliore per capire se aveva sentito bene era aspettare che
ripetesse. - Pensi che loro siano contenti? - chiese.
- Chi?
Indic i fal con un cenno della testa enorme, restando in ascolto del suono lieve dei megafoni
distanti e dei fischi di protesta con cui rispondevano i dimostranti. Si mosse e appoggi le mani sul
davanzale. - Quei giovani americani che stanno l fuori, - disse.
- Mi sembrano piuttosto incazzati, signore.
Si tir su i pantaloni che gli stavano cadendo, pensieroso. - Eppure io sento un retrogusto di
felicit in quella incazzatura, ragazzo. Penso che a loro piaccia urlare offese, oltraggiare, e restare
ingiustamente impuniti. Ecco cosa pensa di questo mondo libero il tuo Presidente, ragazzo.
- Potrebbe spiegarsi meglio, signore?
Lyndon scoppi a ridere appannando quasi tutta la finestra, e poi indicammo insieme il grande
cartello scritto a mano sul muro della Stanza Ovale, vicino alle corna di toro dietro la scrivania del
Presidente. L'avevo appeso io. Diceva: mai spiegarsi meglio. Scosse la testa. - Credo... ecco, credo di
non avere nessun contatto con la giovent americana. Credo che loro non possono capire me, o cosa 
giusto, o quali idee culturali vanno bene per una nazione. Starnutii.
Appoggi le sue grandi dita scure alla finestra, lasciando altre impronte. - Tu penserai che  una
cosa stupida da dire, ma io ti dico che per questi giovani  stato tutto troppo maledettamente facile,
figliolo. Questi giovani che fanno gli hippie, che fanno i contestatori, e che usano la violenza e le
proteste pubbliche. Gli abbiamo dato troppo, ragazzo. Intendo i loro padri. Gli uomini che erano
giovani quando ero giovane io. E questi giovani di oggi si mettono a pisciare fuori dal vaso. Mai una
volta che abbiano dovuto preoccuparsi, sacrificarsi o soffrire per qualche cosa. Non sanno niente della
Grande Depressione e non sanno niente della disperazione -. Mi guard. - Pensi che sia una buona
cosa? Restai a guardarlo in silenzio.
- Credo di iniziare a capire che la gente ha bisogno di soffrire per qualcosa. Sai cosa significa
questo? Significa che la nostra politica interna probabilmente non va bene, ragazzo. Comincio a
pensare che c' qualcosa di sbagliato proprio nel cuore della questione -. Tir su dall'inalatore, mentre
guardava le danze dei contestatori. - Noi trasporteremo la sofferenza di questa gente proprio qui in casa
nostra, con una appropriata politica interna, ragazzo, - disse, - e non gli daremo pi la possibilit di
rimpiazzarla. Guardali l, ragazzo, come ballano, come dicono vaffanculo - come se fossero i primi al
mondo a dire vaffanculo - e io, il loro Presidente sto qui a guardarli. Guardali anche tu e vedrai quello
che vedo io. Io vedo degli animali che vogliono soffrire per forza, gente che chiede di soffrire per
sentirsi un vero americano, ragazzo; e se noi non ci decidiamo a dargli qualche sofferenza vera, un
buon motivo per soffrire, loro andranno a cercarla da qualche altra parte. E troveranno la sofferenza che
gli serve nei giovani orientali che combattono una guerra dall'altra parte, andranno l a prendere la
sofferenza di quell'altra gente e la renderanno propria. Si sentiranno molto eccitati, figliolo. Credo che i
giovani americani vogliano sentire un po' di eccitazione autentica. Ecco perch stanno l fuori: vogliono
sentirsi eccitati; e prendono a prestito la loro eccitazione da giovani orientali che non sarebbero capaci
nemmeno di allargare le gambe di tua madre per farla pisciare. Noi che governiamo non siamo stati
capaci di dare loro niente di tutto questo. Loro pensano che la ricchezza e il potere sono noiosi. Dio
benedica le loro anime patetiche -. Premette il naso sul vetro.
Io ebbi una visione, mentre lui stava l, di bambini e negozi di caramelle.
Diedi un'occhiata a un elicottero che passava sopra di noi illuminando con un proiettore la
Stanza Ovale come se fosse mezzogiorno. - Ma allora lei pensa che ci sia qualcosa di giusto in quello
che stanno facendo l fuori?
Qualcosa di giusto, - sbuff Lyndon, senza muoversi dalla finestra illuminata di blu. - No, per
il semplice fatto che loro non hanno nessuna idea di ci che  giusto e di ci che  sbagliato. Ascoltali.
Non hanno la minima idea di ci che  giusto e ci che  sbagliato. Basta che li ascolti.
Ci mettemmo ad ascoltarli. Io tiravo su col naso in silenzio.
- Per loro, giusto e sbagliato sono soltanto parole, ragazzo -. And a sedersi sulla poltrona dietro
la scrivania enorme, dritto, le mani appoggiate sul legno presidenziale di ciliegio levigato. - Ma giusto
e sbagliato non sono parole, - disse. - Sono sensazioni. Le senti nelle budella, negli intestini e da tutte le
parti. Non sono parole. Non sono canzoni per chitarra. Le hai dentro. Nel cuore e nell'intestino. Come
le persone che ami con tutto te stesso -. Si tast il polso e strinse il pugno. - Facciamo che quei poveri
ragazzi che stanno l fuori si sentano per un attimo responsabili di qualcosa. Facciamoli sentire
responsabili di qualcuno, e dopo torneranno qui a spiegare al loro Presidente, a me, Lbj, cosa vuol dire
giusto, sbagliato e tutto il resto.
Misurammo insieme il suo battito. Poi la pressione. Non aveva dolori nelle spalle e nel fianco, e
non aveva le labbra livide. Poi decidemmo che si doveva sdraiare per far rifluire il sangue, e appoggiai
i suoi stivali sul davanzale della finestra. Avevo il petto e la schiena zuppi di sudore. Ritornai nella mia
poltrona d'angolo, e mi sentivo terribilmente debole.
- Tutto bene, ragazzo?
- S, signore. Grazie.
Ridacchiava. - Dovrebbero esserci un paio di funzionari federali qui fuori, vorrei parlargli.
Tossii.
Ascoltammo in silenzio, malati come eravamo, le canzoni, i cori, gli slogan e il rumore degli
elicotteri e il fragore delle lattine di birra che cadevano. I minuti passavano mentre le fiamme del fal
svanivano. Chiesi a Lyndon se dormiva.
- Non sto dormendo, - disse.
- Allora posso chiederle come si sente, signore?
Il silenzio era rotto solo dai cori lontani. Lyndon si soffi il naso con forza, con gli occhi chiusi,
la testa buttata indietro.
- Come mi sento a fare che?
Mi schiarii la voce. - Ad avere responsabilit, come stava dicendo prima. Ad avere la
responsabilit della gente. Come si sente, ad averla?
Non capivo se ridacchiava o respirava con affanno, un suono cupo, quasi irreale, che arrivava
dagli abissi della sua poltrona reclinata. Osservavo il suo profilo, il sogno di ogni caricaturista.
- Tu e Bird, - disse. - Cazzo, tu e la mia Bird fate sempre domande identiche a Lyndon Johnson,
figliolo. E' cos curioso -. Si sollev per guardarmi dritto negli occhi anche nel buio fitto dell'ufficio. -
Ho spiegato proprio la settimana scorsa a Bird perch la responsabilit non  affatto una sensazione, -
disse con voce calma.
- Pu dirmi se la responsabilit le d qualche sensazione particolare? Se la emoziona?
Ripose l'inalatore e si mise a giocare con i riflessi che faceva l'orologio nel controluce della
finestra.
- Ho spiegato a Bird che  come il cielo, ragazzo. Ecco cosa le ho detto. Cosa mi rispondi se
vengo da te a chiederti che sensazioni ti d il cielo? Il cielo non d nessuna sensazione, ragazzo. Tossimmo tutti e due.
Alz gli occhi, e lo sguardo cadde sulle corna, e annui come se guardasse qualcosa di familiare.
- Per sta l, amico. Il cielo sta l. Sta l, sopra il tuo culo, ogni giorno del cazzo. Non importa dove vai,
ragazzo, tu alzi gli occhi, e sopra ogni cosa del cazzo c' il cielo. E il giorno che non ci sar il cielo...
Riprese l'inalatore e si spruzz le ultime gocce rimaste nel naso. Fece un rumore orribile. Dopo poco
accompagnai di nuovo Lyndon al cestino di metallo pieno di urina. Stavamo in piedi l, insieme, sul
pavimento di marmo bianco del Presidente.
Il signor Lyndon Lbj Johnson, come tutti gli uomini che hanno un incarico pubblico, era
spinto sia da una grande e puntigliosa ambizione personale, sia da un grande e puntiglioso desiderio di
far del bene al prossimo. Lui era, come tutti i grandi uomini, un diavolo, un misterioso paradosso. Non
sar e non potr mai essere compreso fino in fondo. Ma per quelli di noi che si sono riuniti oggi sotto
questo cielo di grandi stelle solitarie per cercare di capire un uomo che dobbiamo cercare di capire per
tributargli l'onore che merita, io dico soltanto questo. Dico andate a ovest. Pi a ovest riuscite ad
andare, pi vicini sarete a Lyndon Baines Johnson.
.
Jack Childs, Senatore dello stato del Texas, elogio funebre per la morte di Lbj, Austin, Texas, 1968.
...
.
...
Quando ricevetti il bigliettino rosa con due righe che mi invitavano a prendere t e pasticcini
con Claudia Lady Bird Johnson, mi trovavo nel nostro lettone, prostrato da una violenta influenza.
Duverger se ne era andato da una settimana circa. Ero stato nel New Hampshire per mettere a
posto l'organizzazione postale, e quando tornai, se ne era andato. Non mi aveva scritto nemmeno una
parola, n si era portato via una delle sue innumerevoli valigie. I suoi soldi e molti dei miei taccuini
neri erano spariti. Per capire quale fosse la mia preoccupazione per la carriera di Lyndon non c'
testimonianza migliore del panico che provai al pensiero che Ren avesse manomesso i taccuini o vi
fosse stato costretto da Qualcun Altro. La maggior parte delle annotazioni dei taccuini erano vere
parola per parola. Erano riportate intere riunioni del Consiglio Direttivo tenute tra lavandini, cesti della
biancheria e vasche da bagno con i piedi a zampa di leone mentre Lyndon liberava l'intestino nel cesso.
In quelle brevi annotazioni c'erano verit sufficienti a mettere in imbarazzo Lyndon senza pi rimedio;
lui aveva dato ordine che ogni cosa che era stata scritta rimanesse scritta. Confesso, con tormento, che
gli incubi di quel primo giorno riguardavano soprattutto Lyndon, il tradimento, e un mostro
Repubblicano che ci faceva morire di paura. Poi, tre giorni di frenetiche ricerche di Duverger mi
avevano portato sia nel profondo nord, a cercarlo nel New Hampshire tra quelle checche di Humprey,
Mccarthy, Lindsay e Percy - perfino da lui -, sia nel profondo sud nelle squallide sale di Chevy Chase.
Mi ritrovai senza pi forze, e mi beccai un'influenza violenta. Anche Lyndon, che era stato male, non
veniva in ufficio e non dava sue notizie da una settimana. Non mi aveva chiamato. Nessuno, n
dall'ufficio n dalla Casa Bianca, mi aveva chiamato in quei tre giorni che ero stato cos male. N io
avevo avuto la forza di chiamare qualcuno.
- I nostri mariti e io saremmo onorati di averla da noi per un t e qualche pasticcino nella nostra
casa sulla spiaggia questa sera, - diceva il biglietto colorato, senza intestazione. Ero cos abituato a
guardare subito l'intestazione quando aprivo una busta, che la sua assenza nel bigliettino della First
Lady mi sembr quasi un atto di arroganza.
Ed era, si capiva bene, una presa in giro, che ho il fondato sospetto citasse la vignetta dell'amico
di Margaret, il quale una volta mi aveva disegnato come una donnina graziosa con il naso alla W.C.
Fields che con l'abito da sposa si aggrappava al treno di Johnson del '68; cos come era una presa in
giro il fatto che la signora Johnson desiderasse avere il marito fuori dai piedi, visto che vedeva il suo
ufficio (e me) come la rivale che non aveva mai avuto nella vita. Quel i nostri mariti, allora, faceva
intuire di cosa mi avrebbe parlato.
Inoltre, non eravamo mai riusciti a sapere il nome del profumo potente che emanava dai
bigliettini della signora Johnson e che aveva sedotto Duverger fin dalla prima volta. Era andato in giro
per negozi, per giorni, ad annusare ogni tipo di profumo, ed era arrivato alla conclusione che l'essenza
di base doveva essere costituita dalle margheritine quando cominci a non farcela pi a uscire di casa.
Duverger stava morendo di qualcosa che non era la malaria. Tutti e quattro i miei stipendi erano
risucchiati dal Bethesda, dove Duverger non era stato accettato e dove lo staff medico, come san
Tommaso davanti a Dio, non sapeva fare nient'altro che definire l'aggravarsi delle sue condizioni in
base a tutto ci che non aveva. I medici dai quali andavo per far visitare il mio sofferente marito non
riuscivano a dedurre altro che una particolare predisposizione alle innumerevoli malattie che
giungevano e proliferavano in quel covo di batteri che era Washington.
Negli ultimi mesi ero stato tutte le notti a vegliare un uomo che stava morendo di
predisposizione, cingendo con il mio braccio bianco le sue costole che diventavano sempre pi visibili,
sentendo i battiti di un polso troppo esile e debole per sopportare il peso delle mani dalle unghie
lunghe, osservando lo stomaco che si incurvava e i fianchi che si allargavano come quelli di una donna
e le ginocchia gonfie come polpette su gambe afflosciate.
- Suis fatigue. M'aimes-tu?
- Tais-toi. Bois celui-ci.
- M'aimes-tu.?
Sempre pi debole, guardavo sbattendo le palpebre le immagini di tutte le mie relazioni sul
televisore nell'angolo, vedevo lo stesso Lyndon deperito davanti a una folla di giornalisti carnivori;
vedevo una guerra trasmessa per la prima volta in diretta, a tratti crudele e vera, a tratti piena di elenchi
di morti e di mappe dell'esercito: questa era l'impressione per noi che tentavamo di interpretare i servizi
dal fronte; con una inversione di tendenza, il presidente aveva deliberato che la raison di Stato  prima
di tutto ridurre la somma totale delle sofferenze; un'intuizione della sua crescente debolezza, dopo che
altri due infarti consecutivi lo avevano lasciato smagrito, ingiallito e pieno di macchie; e i suoi occhi
sembravano crescere per effetto della faccia che si stringeva sempre pi. Duverger, che non aveva
avuto la forza di dirmi che mi lasciava, era scappato. Si era preso le cose che avevo scritto e non mi
aveva lasciato niente di suo. Niente nel vaso, n sotto la foto firmata e il piccolo Klee sulla mensola.
Tra fazzoletti di carta e pillole contro la nausea avvolte nell'alluminio, lessi il biglietto scritto con grafia
elegante dalla signora Johnson, consegnato a mano da uno dei miei ragazzi. Annusai il profumo che
emanava dal biglietto.
- Wardine ha preparato qualche dolcetto che trovo si accompagni molto bene al t alla
camomilla, signor Boyd.
- Grazie, signora.
- E' Wardine che deve ringraziare.
La cameriera nera con calze nere e un grembiule ricamato stava pulendo il viso regolare della
First Lady dai residui di maschera che le erano rimasti attaccati. Poi sistem il cuscino sotto i piedi
della signora Johnson e si conged, senza mai voltarsi dalla mia parte.
Feci qualche colpo di tosse. Mi asciugai il sudore.
- Mio marito sta per morire, figliolo.
Ero arrivato in ritardo con il taxi a casa dei Johnson, che mi ricordava i tempi in cui era ancora
Senatore, una ex casa colonica con la torretta sulla riva orientale del delta del Potomac che si apriva
come labbra prima di sfociare nell'Atlantico. Riuscivo a sentire l'oceano e a vedere le luci che
brillavano sopra un manto di nuvole, al largo, verso est. Una sirena risuonava dal fiume. Mi tastai le
ghiandole della gola.
- Nemmeno lei  in gran forma, signor Boyd. Mi guardai intorno.
- Il Presidente ci sta raggiungendo, signora?
Mi guard da sopra il vapore che saliva dalla tazza.
- Lyndon sta morendo, figliolo. Ha avuto delle complicazioni... in seguito alla malattia che l'ha
colpito in questi ultimi anni.
- Ha avuto un altro infarto?
- Ha chiesto di non restare solo questa notte.
- Mi sta dicendo che pensa che debba morire stanotte?
Chiuse meglio la vestaglia. - E' una grande prova per tutti noi che siamo legati al Presidente -.
Alz gli occhi. - Non crede? La verit  che ero diffidente. Non c'erano medici in giro. All'entrata,
c'erano soltanto i soliti agenti di Kutner. Tirai su col naso, a lungo. - Allora perch non  con lui,
signora, visto che non vuole restare solo?
Lady Bird diede un piccolo morso al dolcetto. Sorrise nel modo in cui sorridono le signore
eleganti mentre masticano. - Io sto con Lyndon ogni momento di ogni giorno, mio caro. Del resto glielo
avr detto. Io e il Presidente Johnson siamo troppo legati per darci l'un l'altro compagnia e sostegno
fisico -. Diede un altro morso. - Forse queste sono cose che pu dare qualcun altro. Sorseggiavo il
delizioso t dalla tazza sottile di porcellana cinese. La tazza era quasi troppo sottile per riuscire a
tenerla in mano. Mi prese un forte attacco di nausea. Mi piegai in avanti e chiusi gli occhi. Le orecchie
mi fischiavano, a causa delle medicine. Avevo voglia di dire alla signora Johnson che non mi sembrava
possibile che lei, che pure era volata a Dallas con un caccia a reazione, se ne stesse seduta l a mangiare
con calma dolcetti e a chiacchierare con me. A dire la verit volevo dirle che anch'io avevo i miei
problemi. Ma non volevo raccontarle di quali problemi si trattava. Volevo parlare con Lyndon.
- Allora io mi accomoderei da lui, signora.
- Va tutto bene, signor Boyd?
- Non proprio. Ma sarei onorato di andarmi a sedere accanto al Presidente Johnson -. Provai a
ingoiare.- Con tutto il dovuto rispetto, signora, io dubito che il Presidente stia per morire. Non  mai
successo che siano morti uno dopo l'altro due presidenti ancora in carica, signora Johnson -. Avevo
fatto un'apposita ricerca su questo fatto, nel 1963, per mandare una lettera di risposta a molti cittadini
che chiedevano di essere rassicurati.
La signora Johnson si sistem la vestaglia sotto le gambe sul divano rosa. Ogni cosa in quella
stanza la faceva sembrare il salotto privato di una First Lady. Dagli specchi con le cornici incise a
timpano alle delicate statue orientali, dalla cristalleria esposta in alto su mensole bianche al disegno del
tappeto che si avvolgeva in una specie di arabesco tra il mio divano e quello della signora Johnson.
Chiusi gli occhi.
- Anche lei, signor Boyd, - disse, mentre spezzava un dolcetto, - sembra provato da una... una
specie di stanchezza, a causa dell'amore evidente e della responsabilit che sente per gli altri.
Sentii il ticchettio tipico di un orologio costoso. Capii cosa voleva dire e feci uno sforzo per
togliermi dalla testa Duverger e i taccuini. Deglutii sentendo un lampo di fuoco in gola. - Io non sono
innamorato del Presidente, - dissi.
Lei fece un meraviglioso sorriso mentre le mie parole rimanevano l sospese. - Le chiedo scusa,
signor Boyd.
- Sono sicuro che non  bello farmi vedere in questo stato proprio quando lui  in quello stato, -
dissi. Mi appoggiai al bracciolo del divano.- Sono sicuro che avr sentito un sacco di storie su di me e
sul fatto che sono innamorato del signor Johnson e che per questo l'ho seguito come un animale
affamato d'amore, e di come ho desiderato essere intimo con lui, e di come ho goduto di questo
rapporto di lavoro cos stretto perch lo amo -. Temo di aver vomitato quel poco di t e pasticcini che
avevo preso. Un malinconico filo di vomito cadde dal mio cappotto e si pos sulle gambe.- Beh, non 
vero, - dissi, pulendomi la bocca. - E chiedo scusa per aver vomitato proprio adesso.
- Signor Boyd, - disse lei. - Caro signor Boyd, io non ho nessuna riserva sui suoi sentimenti per
Lyndon. Apprezzo, al di l dei miei poveri mezzi per esprimerla, la sua devozione verso mio marito, la
responsabilit e i compiti che il Signore ha ritenuto di affidargli. Apprezzo i suoi sentimenti verso mio
marito pi di quanto riesca a dire. E credo di capire in cosa consistano questi sentimenti -. Distolse per
delicatezza lo sguardo dalle mie gambe. - Io mi riferivo a suo marito.
Ero immerso nel vomito, avvolto nei dolcetti. - E anche questo gioco mio-marito-suo-marito,
signora. Io non ho capito se mi prende in giro. I pettegolezzi raramente dicono la verit, - dissi. Mi
alzai, per far scivolare via il vomito.
La fronte della signora Johnson prima si corrug, poi si distese.- Suo marito, signor Boyd -.
Tir fuori una specie di scheda rosa mentre io stavo l in piedi. - M. Duverger, - lesse, - un negro dei
Caraibi con l'immunit diplomatica, da lei sposato con rito civile nel 1965 -. Alz gli occhi dalla
scheda. - E' stato cos gentile da offrire la compagnia e le premure che Lyndon ha richiesto nel corso
della malattia.
Provai a mettere a fuoco il tappeto. - Duverger  qui?
- Mentre lei era al nord, a fare quello che il signor Donagan ci ha descritto come un delicato
lavoro che riguardava la posta della nostra organizzazione nel New Hampshire, - disse, sistemando il
vassoio dei dolci.- Lui stesso si  messo d'accordo con il signor Kutner dei Servizi per portare suo
marito nella nostra casa e presentarlo al Presidente. Che sta morendo.
Starnutii. Lei bevve un sorso. Cercavo qualche segnale sul suo viso. Sentivo un irragionevole
desiderio di vedere cosa c'era scritto sulla scheda che aveva tirato fuori. Ero anche combattuto tra
l'urgenza di correre da Duverger - anche se quella casa era enorme, e io non ero mai entrato nelle stanze
pi interne - e quella di sapere come diavolo facesse Coby Donagan ad affermare che il lavoro che ero
andato a fare al nord era cos importante. Desideravo tante di quelle cose diverse in quel momento, che
non riuscivo pi a muovermi. La First Lady bevve un altro sorso. - Cos il signor Johnson sa che ho un
marito? - chiesi.
- Mio caro, come poteva non saperlo? - Lady Bird mi sorrise dolcemente. - Come poteva non
conoscere il cuore di un ragazzo che ha dato la sua vita e il suo cuore per la vita e il lavoro di Lyndon
Baines Johnson?
Cominciai a provare verso la signora Johnson un sentimento pi sgradevole di quello che avevo
provato per Margaret. Stava seduta l, con i capelli perfetti, in vestaglia, a mangiare dolcetti. Io mi
sentivo semplicemente a pezzi. - E Duverger sta bene? - dissi, con voce rauca. - Dov'? E' morto? La
verit  che sta morendo lui. Non il signor Johnson.
- Sono di l a chiacchierare, signor Boyd.
- Ren parla malissimo l'inglese.
Alz le spalle come per dire che era irrilevante. - Lyndon mi ha detto che hanno avuto
conversazioni lunghissime. E le hanno tenute riservate, come facevate voi due.
- Come ha potuto Duverger non dirmi che veniva qui? E' morto?
- M. Duverger ha fatto molta impressione su Lyndon, che lo ha trovato un negro molto
singolare, signor Boyd. Hanno chiacchierato di cose che stanno molto a cuore a Lyndon, come la
sofferenza, le lotte tra fazioni opposte, i problemi dei negri. Mi ha detto che non si sentiva cos bene da
quando lei e la signorina Teane l'avete allontanato dal suo ufficio.
- Ho chiesto se  morto, - dissi.
Lei mangi un dolcetto. - E' a conoscenza dei sentimenti di mio marito come lo sono io, David?
- Mi guardava, aspettando una risposta. Non avevo intenzione di dire niente fino a quando lei non
avesse detto qualcosa. - Mio marito, - continu, - si sente responsabile del fatto che lei e io possiamo
sentirlo come un peso. La responsabilit lo ha consumato. Lei lo ha visto. Lei  stato il suo unico
conforto in questi dieci anni, figliolo.
- Allora lei ha davvero paura che lui sia innamorato di me. Sar stata la somiglianza o
un'autentica angoscia, ma notai che rispondeva alle domande come rispondeva Lyndon; era come se le
sfiorasse, come se ci girasse attorno per avvicinarsi e poi subito allontanarsi seguendo un suo
ragionamento. Adesso ridacchiava alla maniera della gente del sud, con la manina bianca che le copriva
la bocca piena di pasticcini. I suoi capelli erano racchiusi in una specie di retina.
- Lyndon dice sempre che in tutta la vita non ha mai capito perch le nuove generazioni, come
la sua, David, valutino l'importanza delle cose misurandole con l'amore. Come se questa parola potesse
spiegare i sentimenti degli ultimi anni.
Riuscii a vedere l'ombra di Kutner, e di un altro dietro di lui, passare dall'ingresso alla cucina.
Mi alzai. Lei stava dicendo: - L'amore  soltanto una parola. Unisce cose separate. Io e Lyndon, anche
se lei non sar d'accordo, concordiamo sul fatto che non ci amiamo pi, nel senso proprio del termine.
Perch abbiamo smesso molto tempo fa di essere abbastanza separati per un amore che copra ogni
distanza. Lyndon dice che sar felice il giorno in cui amore, giusto, sbagliato, responsabilit, tutte
queste parole, lui dice, saranno per la giovent americana nient'altro che collegamenti tra distanze.
- Sono Kutner e Coby Donagan quelli che ho visto andare in cucina?
- La prego, si sieda. Mi sedetti di nuovo.
Lei si appoggi allo schienale.
- Lyndon  ossessionato da questo concetto di distanza, David. Il fatto  che lui non sopporta di
rimanere solo, fisicamente solo, e non ha importanza se  l'uomo pi potente del mondo - e in questo
senso la sua compagnia devota non ha avuto prezzo per noi -, il suo odio per la solitudine  una
conseguenza di ci che le sue memorie definiranno un concetto filosofico: la distanza dalla quale ci
guardiamo, dalla quale siamo collegati, l'amore. L'amore, lui dice,  una grande autostrada, una linea
che unisce vari punti, e questi punti sono le diverse culture, collegate e unite nelle grandi distanze
grazie all'autostrada. Mio marito ha dichiarato pubblicamente che anche l'America, l'America che ama
a tal punto da accettare di morire per lei, deve essere compresa in termini di distanze.
- Allora neanche noi ci amiamo? - Fissavo la sua cristalleria, in ordine e mai usata, accaldato e
nauseato. - Due persone molto vicine non possono amarsi nemmeno in modo platonico?
- Mio marito dice che voi avete un collegamento particolare. L'uno contiene l'altro, e viceversa.
Lui dice che il pavimento su cui lei cammina  di sua propriet. Lui dice che lei  come il cielo la cui
presenza e il cui significato sono l ogni giorno.
Tossii.
- Di sicuro l'amore significa meno di questo?
Capii, di nuovo, cosa voleva dire la signora Johnson. E di nuovo mi venne da vomitare.
- Signora Johnson, - dissi, - io stavo parlando di me e Duverger -.
Provai ad appoggiarmi allo schienale della poltrona come aveva fatto lei.
- - Il signor Johnson lo sa che io e Duverger ci amiamo? Che il mio primo pensiero, quando ho
visto che avevo perso i taccuini e che lui non c'era,  stato per lui? Sa che io lo amo?
L'ombra che seguiva quella di Kutner era Wardine, la cameriera nera della First Lady, che si era
specializzata nelle maschere per il viso.
- E chi l'ha scritta la scheda su di me, quella che lei ha letto?
- Qualcuno che sta nella camera di sopra, - disse la signora Johnson, senza indicare, - dove i
nostri due mariti si sono ritirati, senza guardarmi in faccia, - per cancellare la loro distanza; lui deve
sapere quanto noi lo amiamo, figliolo. Deve sapere soltanto questo. Non  d'accordo? - Inclin la teiera
di porcellana, alzando il coperchio per far vedere a Wardine che non c'era pi t. Di sopra. Io mi alzai
di nuovo. Poteva dirmi di mettermi seduto quanto voleva, stavolta.
- Il Presidente non morir, signora.
- Non  d'accordo?
Wardine vers altro t alla sua padrona, poi venne verso di me.
- Signora?
Lei si sporse in avanti, prese dello zucchero, rivolgendosi al proprio volto affilato da uccello,
che tremolava sulla superficie del t come la luna sull'acqua.
- Ragazzo, le ho chiesto se  d'accordo o non  d'accordo.
La puzza del mio cappotto insudiciato era la stessa puzza che proveniva, un po' meno forte, da
sotto quella porta. Il dolce tintinnio femminile del cucchiaino di Lady Bird era il suono maschio del
mio vecchio anello dell'universit che batteva sul pannello intarsiato della imponente porta della
camera da letto. Bussai. Sentii un improvviso spasmo allo stomaco, e dovetti appoggiarmi fino a
quando non fu passato. Si ud un lungo lamento provenire dal porto. C'era silenzio dietro la grande
porta, in quella notte di novembre del 1968.
Dimentica la curva del cerchio, dove la distanza equivale alla pura e semplice visione di quanto
abbraccia. Costruisci una strada. Traccia una linea. Vai a ovest, fin dove il paese te lo permette -
Bodega Bay, non Whittier, California - e traccia una linea; e fa in modo che la scia tracciata stabilisca
la distanza tra il punto di partenza e la visione che abbraccia; e seguita a tracciare quella linea, verso
ovest, sempre pi lontano; e l'orbe terrestre si allaccer a quella linea, tienila vicina a quanto abbraccia,
come un ingordo con una pralina; e la gigantesca curva che  alla base delle linee rette ti porter a
tempo debito all'estremit orientale del paese alle tue spalle, quella oscura camera da letto padronale
sull'oscura sponda orientale dell'Atlantico; e il cerchio che hai tracciato  silenzioso e immenso, e
quanto il mondo abbracci sta all'interno: la camera da letto: un trofeo che nel cadere ha stellato il vetro
della teca, un tappeto baluginante di riflessi del traffico e un ammasso di attrezzature in legno che
odorano di olio di palma e dell'alito della malattia. Vidi la grande, bianca testata del letto del
Presidente, le lenzuola, illuminate dalle luci di diversi colori che provenivano da fuori, dai semafori
dell'incrocio tra Washington e Kennedy Street. Sul letto sfatto - dove in modo ordinato erano sparsi
fogli e schede, i miei taccuini, e i fogli di un decennio stenografati per Lyndon - giaceva il mio amante,
rigido e steso su un fianco, un'agghiacciante radiografia di se stesso, uno scheletro, spaventosamente
magro, la barba incolta, la mano affusolata dalle unghie grigie che copriva parte della faccia bianca al
suo fianco, l'enorme faccia bianca attaccata al corpo esile sotto le lenzuola pulite, immobile, con due
agenti dei Servizi ormai distrutti, ora rossi, ora verdi. La mano gelida e protesa di Duverger copriva una
parte del viso del Presidente in una carezza interrotta; era come un ragno posato sulla enorme testa
calva dell'uomo, la sottile, dritta bocca del carnivoro, gli occhiali con la montatura chiara e l'inalatore
poggiati sul comodino, il telefono diretto che lampeggiava, silenziosamente attivo, giallo per la luce
gialla che proveniva da Kennedy Street. La mano di Duverger era aperta sulla faccia del Presidente.
Vidi le ampie lenzuola bianche di cotone, con Duverger sopra e Lyndon sotto, il petto spigoloso da
uomo anziano di Johnson che sbucava dalle lenzuola, spigoli che si muovevano su e gi con fatica, il
battito sempre pi debole, come l'acqua che scorre a grande distanza dalla sorgente. Mi pulii le labbra
dal muco e vidi, avvicinandomi, gli occhi inconfondibili del Presidente, gli occhi di una non poi cos
piccola persona, gli occhi cerchiati dal blu intenso del dolore profondo, sgranati in direzione del soffitto
della camera da letto, li vidi attraverso le dita contratte di Duverger. Sentii labbra che baciavano il
palmo di un nero, e labbra e mano si muovevano all'unisono per formare delle parole, con gli occhi che
cercavano di mettere a fuoco quella presenza estranea, protesa verso il letto, che ero io. La mano di
Duverger, lo capii, si muoveva in quel modo solo se il Presidente sorrideva.
- Ehi, ragazzo, - sussurr. Ero vicinissimo, ora.
- Lyndon?
E meno male che il Responsabile delle Vendite sapeva fare il massaggio cardiaco
Il Responsabile delle Vendite, da poco divorziato, ancora una volta aveva lavorato fino a tardi
nel suo ufficio, al Reparto Vendite. Erano le dieci passate. In un altro ufficio, all'estremit opposta di
un diverso piano, anche il Vice Presidente dell'Ufficio Esteri, sposato da quasi trent'anni, nonno di un
nipotino, aveva lavorato fino a tardi. Uscirono entrambi.
Tra i due dirigenti ultimi a lasciare il Palazzo c'erano le stesse analogie sussistenti fra linee
parallele. Tutti e due, uscendo, bilanciavano il proprio peso con quello di una ventiquattrore di pesante
esilit. Monogrammi e logotipi della compagnia costeggiavano maniglie di metallo rivestite di cuoio
che tutti e due stringevano nella mano. Tutti e due, ciascuno al proprio piano vuoto, procedevano lungo
corridoi illuminati di luce bianca su tappeti monocolori friabili e fruscianti verso gli ascensori che muti
e a bocca aperta stavano ciascuno nel proprio pozzo ai rispettivi ingressi dell'enorme Palazzo. Tutti e
due, percorrendo il corridoio del proprio reparto, provavano la tipica inquietudine subsonica che prova
il dirigente abituato a fare gli straordinari quando di notte con soprabito vestito spiegazzato e cravatta
allentata si muove in zone che andrebbero viste e vissute alla luce del giorno. Tutti e due ricevettero,
con la diversa intensit consentita dal rispettivo dolore, un'intuizione dell'obliquo quando, nella pila
ordinata di fette di spazio illuminato che separavano il dirigente dal lamento distante dell'aspirapolvere
di un custode, il silenzio stesso del Palazzo trov espressione: sentirono, quasi nelle ossa, il lento
sollievo di un respiro profondo, un sospiro spaziale, l'impercettibile movimento furtivo di enormi
palpebre che si schiudono in affinit ridesta con il vuoto che dopo tutto era, capisce l'assennato
dirigente, met dell'intera giornata del Palazzo. Capisce che il Palazzo non solo racchiude lo spazio, ma
lo organizza; controlla il dirigente e non viceversa. Che il Palazzo non era, dopo tutto, fatto da o per i
dirigenti. O gli impiegati. Tantomeno il Responsabile divorziato del Reparto Vendite, il quale osserv
fra s, solo, nell'ascensore in discesa verso il Garage dei Dirigenti, che, a un certo punto inosservato ma
mai trascurato di ogni serata aziendale di lavoro, arrivava il Momento di Andarsene; che quel punto
della notte di straordinari era il fulcro sul quale le cose fondamentali e invisibili ruotavano,
impercettibilmente - il perno di ore inconsapevoli - e che, nel lasso di tempo fra quel punto e l'alba
lavorativa di abiti impeccabili, il problema dell'egemonia del Palazzo sarebbe diventato,
silenziosamente, in loro assenza, un vero problema, sospeso nell'aria, irrisolto. Il Responsabile delle
Vendite era sospeso nell'aria, appeso al filo del suo ascensore. Questo Giovane Dirigente di nuovo
single, smilzo, agile, era circondato da un'aura di grande austerit, aveva fatto prestissimo carriera (un
giovane dirigente in senso quasi letterale), si sentiva pi a suo agio con quelli che manteneva a vari
metri di distanza, e aveva un atteggiamento professionale, nei confronti dei clienti che rappresentava
per la compagnia, distribuito lungo un asse che andava dall'efficiente al freddo. Il suo ascensore
scendeva con un fitto brusio che di solito era impossibile sentire. Lo scooter d'importazione bianco
sfavillante del Responsabile delle Vendite se ne stava inclinato sul cavalletto accanto a una possente e
altrettanto sfavillante auto modello Brougham. Erano gli unici due veicoli rimasti nel vuoto Garage dei
Dirigenti sotto il Garage degli Impiegati sotto il seminterrato del Palazzo. A quell'ora, le dieci passate,
il livello pi basso del Palazzo sembrava lontanissimo da tutto. Il vuoto Garage dei Dirigenti era
enorme, sconfinato, lunghissimo, con quel soffitto claustrofobico alto due metri e mezzo, quelle orribili
luci gialle appena sopra la testa, il cemento delle superfici che aveva lo stanco colore dei gas di scarico.
E poi il din don, il rollio e il sospiro dell'ascensore del Responsabile delle Vendite che si richiudeva alle
sue spalle produsse echi e echi di echi che si frangevano contro e fra i muri di pietra grigia del Garage
dei Dirigenti, e lo stesso fecero il ticchettio delle eleganti scarpe del Responsabile delle Vendite e il
tintinnio delle chiavi separate dagli spiccioli. Il silenzio del luogo, totale e sensibile a ogni eventuale
disturbo, non invogliava a fischiettare. Il Garage dei Dirigenti odorava di gas di scarico, di qualcosa
che era vagamente ma indubbiamente gomma e di Responsabile delle Vendite. Una ventilazione
umidiccia corse il Garage: proveniva dal curvo orifizio della Rampa di Uscita, posto accanto al Settore
Riservato - riservato a Direttori e Funzionari - a un mezzo isolato dal punto centrale dove erano
parcheggiati Brougham e scooter. La Rampa di Uscita si avvolgeva a perdita d'occhio in una buia
spirale che oltrepassava il piano degli Impiegati per sbucare nella strada silenziosa, vuota, illuminata
dai lampioni comunali.
Il Responsabile delle Vendite stava aggirando la Brougham nera fiammante per raggiungere lo
scooter, quando senti il rollio e il sospiro dell'ascensore sul lato opposto del Garage dei Dirigenti. Il suo
casco, legato con la catena in fondo al sellino, per il momento era il casco dello scooter, e il
Responsabile delle Vendite, la cui moglie, dalla quale era ormai legalmente separato, era quella che
aveva tramato e confabulato, ebbe la momentanea visione dello scooter col casco come di un centauro
delle Shetland infestato da spiritelli, abitato da esseri minuscoli e invisibili - la visione di quella sera fu
subitanea, perch il giovane dirigente guard quasi immediatamente oltre lo scooter e dall'altra parte
del Garage verso il din don riecheggiato dell'ascensore opposto. L'ascensore vomit il Vice Presidente
dell'Ufficio Esteri, che avanzava rigido, paonazzo, verso lo spazio sgombro, giallo schiacciante del
Garage dei Dirigenti.
Il Responsabile delle Vendite e il Vice Presidente dell'Ufficio Esteri si conoscevano poco, solo
di vista, e il Responsabile delle Vendite si era tolto le lenti a contatto nel bagno del Reparto Vendite
prima di cominciare la lunga serata di letture ravvicinate alla luce bianca. Ma siccome il Vice
Presidente dell'Ufficio Esteri era grande e grosso - alto, grosso, largo e informe, e anche la schiena, uno
scafo che di giorno percorreva al rallentatore i corridoi della compagnia, era florida, scabra, un
dirigente vecchio abbastanza da essere letteralmente un Anziano Dirigente - il Responsabile delle
Vendite riconobbe quasi all'istante il Vice Presidente dell'Ufficio Esteri che emergeva dall'ascensore
opposto del Garage dei Dirigenti e procedeva ticchettando e tintinnando, rigido, verso la messa a fuoco
del Responsabile delle Vendite, la testa dell'omone anziano si drizz come se avesse percepito un
rumore, infastidita, il corpo grossissimo che sbarellando curiosamente rallentava, si fermava,
scarrocciava, incapace di rispondere a una chiara propensione alla rapidit, e procedeva solo spostando
il peso da una parte all'altra, una mongolfiera umanoide con troppa aria, che portava la valigetta di
pesante esilit dai manici di cuoio verso la solida Brougham nera parcheggiata accanto allo scooter
spiritato e col casco del Responsabile delle Vendite, continuando a tastare qualcosa nel davanti del
soprabito con la mano piena di fazzolettini e di chiavi. Il Responsabile delle Vendite era chino sulla
complicata estirpazione del casco. Gi si predisponeva a quella sensazione tutta maschile e singolare
data dall'imperativo alla conversazione che sempre si pone a due uomini legati da interessi
professionali che si incontrano a tarda ora in uno spazio sotterraneo altrimenti vuoto e silenzioso, ma di
una gracile silenziosit, ben al di sotto del luogo alto e vagamente palpitante di una lunga e dura
giornata per entrambi: l'obbligo di conversare senza i presupposti di una conversazione dettati da
intimit o interessi o preoccupazioni da condividere. Condividevano il dolore, anche se naturalmente
nessuno dei due lo sapeva.
Chino a decapitare il suo scooter, il Responsabile delle Vendite andava cercando parole n
liquidatorie n invitanti, n distaccate n invadenti; disponeva la faccia a una studiata noncuranza,
limitando gli eventuali convenevoli a una sorta di striminzito Saaalve! che gi contenesse
un'attestazione di distanza e la volont di mantenerla. Chino, dispose la carne della sua faccia, assunse
uno sguardo freddo ma rispettosamente freddo e senza sforzi di immaginazione addolorato con il quale
incontrare lo sguardo inevitabile del Vice Presidente dell'Ufficio Esteri. Dalla parte opposta l'ascensore
si richiuse con un rollio; le cose all'interno ascesero, risuonando.
Il Vice Presidente dell'Ufficio Esteri era ancora abbastanza distante da produrre echi, ma, nella
visione periferica, stava ancora puntando, lentamente, una mongolfiera, un iceberg, verso il
Responsabile delle Vendite, che sollev la disposizione della sua faccia dal (finalmente) amputato
casco e la port dallo scooter bianco all'anziano dirigente che si avvicinava. Il Vice Presidente
dell'Ufficio Esteri, si avvide lui, che lo veniva puntando, la mano tintinnante sul davanti del soprabito,
ora si era fermato; stava l ora, impalato, sollevando il collo possente e la grossa testa verso il nulla,
come un animale uggiola a un sentore minaccioso.
Il Responsabile delle Vendite guard, poi osserv, mentre il Vice Presidente dell'Ufficio Esteri
se ne stava l, impietrito, gonfio, con una smorfia; l'anziano dirigente faceva una smorfia a un punto
dietro e apparentemente appena sopra il Responsabile delle Vendite, come se decifrasse l'iscrizione di
un'antenna radio sul soffitto scalfito alto due metri e cinquanta del Garage dei Dirigenti. Il Vice
Presidente dell'Ufficio Esteri se ne stava l, a fare smorfie, piantato appena al di l di una perfetta messa
a fuoco da astigmatico. Oscill pesantemente, fece un'altra smorfia, lasci cadere una ventiquattrore di
rumorosa esilit e si port le mani a quella che sembrava, un po' sfocata, una specie di cavit comparsa
sul davanti del soprabito a doppiopetto. Si aggrapp a se stesso come fanno le persone doloranti;
sembr piegarsi in due, il grosso corpo tutto curvo sopra e attorno all'evidente alveo di dolore sul
davanti del soprabito. Emise un suono come un gorgoglio, triplicato dall'eco. Il Responsabile delle
Vendite osservava il Vice Presidente dell'Ufficio Esteri che piroettava, strusciava contro la fuliggine di
un pilastro di cemento scorticandone una striscia e urtava contro la ciambella di cemento di un senso
vietato rollando, piroettando, abbrancando l'aria, inarcandosi, accasciandosi e cadendo. Sembrava che a
cadere, not il Responsabile delle Vendite, osservando, sorpreso oltre misura, ci mettesse il doppio del
tempo che ci mettono normalmente le cose a cadere.
Il Vice Presidente dell'Ufficio Esteri, gorgogliando, tenendosi la rientranza del petto, cadde con
delicata lentezza sul pavimento ingrigito dai gas di scarico del Garage dei Dirigenti, dove prese a
contorcersi.
E meno male che il Responsabile delle Vendite sapeva fare il massaggio cardiaco. Tempestivo,
rapido, agile, in forma, indipendente, ormai un lupo solitario - bench efficiente - nella grigia foresta
della vita, non tanto freddo quanto efficace, attravers, in uno slancio samaritano, l'intervallo di pietra
che separava la sua esile valigetta e lo scooter senza casco dal Vice Presidente dell'Ufficio Esteri, per
mettersi a gambe divaricate sull'enorme informe anziano che si contorceva e che, a quella insolita
ravvicinata distanza di emergenza, scopri il Responsabile delle Vendite, aveva grossi pori sulla faccia,
occhi di una mitezza inespressiva, una sottile ragnatela di capillari a colorirgli le guance, la bocca
aperta come un pesce, fronte bianco rospo aggrottata dal dolore, mento perso nella pozza di carne del
suo stesso collo, mani che battevano un tempo senza ritmo sul petto dei vestiti, deboli gorgoglii
miagolati persi negli echi triplicati delle subitanee e ripetute richieste di aiuto da parte del Responsabile
delle Vendite ai piani superiori. I vestiti, il cappotto, l'abito di lana grigia sembravano espandersi,
allentati, dall'anziano dirigente supino - espandersi come l'acqua, pens il Responsabile delle Vendite,
incallito lanciatore di pietre a pelo di stagno - espandersi come l'acqua si ritrae in cerchi da quanto ne
ha disturbato il centro. Il Rappresentante delle Vendite, in tutto quest'arco di tempo, da quando pilastro
e segnale erano stati strusciati e urtati, aveva urlato aiuto nel vuoto Garage dei Dirigenti. Le sue urla, i
gorgoglii del Vice Presidente dell'Ufficio Esteri supino, e relativi echi, stavano producendo un rumore
complessivo le cui proporzioni, che sembravano illimitate al chiuso del Garage dei Dirigenti, erano tali
che il Responsabile delle Vendite sarebbe rimasto perplesso e sorpreso al punto da negarlo decisamente
- mentre piegava all'indietro il testone scabro dai grossi pori sul fulcro di un palmo e usava un sottile
dito pulito per sgombrare la martoriata gola rosa uterino da lingua e materiale estraneo - per quanto
poco del suono cacofonico e apparentemente totale delle sue richieste di aiuto stesse risalendo la curva
della minuscola Rampa di Uscita e filtrando attraverso i rari interstizi nel soffitto da bunker del Garage
dei Dirigenti per risuonare al piano deserto degli Impiegati, senza parlare del fatto di dover superare la
spirale ora rovesciata della Rampa o di dover evadere dalle spessissime mura di cemento del Garage
del Personale per arrivare nella silenziosa ma ben illuminata strada della zona commerciale di sopra,
percorsa da due innamorati che incedevano maestosi, pallidi come bambole, braccia intrecciate,
silenziosi, l'orecchio teso senza mai per udire una vera differenza nel costante, distante sibilo e sospiro
del traffico cittadino notturno.
Nel frattempo, sotto il Garage del Personale sotto la strada, nello smisuratamente riecheggiante
e desolato Garage dei Dirigenti, il Rappresentante delle Vendite aveva squarciato i vestiti che si
espandevano dalla bizzarra rientranza e si stava adoperando con tutte le forze sul cuore difettoso del
Vice Presidente dell'Ufficio Esteri. Praticava il massaggio cardiaco, battendo sul morbido incavo dello
sterno, alternando quattro colpi con la respirazione attraverso le labbra piene ma leggermente blu e la
testa piegata dell'anziano dirigente martoriato, dentro il petto infossato che si sollevava, il petto
ricadeva, prendendo il tempo e il fiato concesso dalla pausa ogni quattro colpi possibili per invocare
Aiuto in direzione della tranquilla strada mentre, usando il massaggio cardiaco, riusciva a mantenere
il Vice Presidente dell'Ufficio Esteri in vita quel minimo sufficiente in attesa dell'arrivo dei soccorsi,
come gli aveva insegnato e certificato una piccola istruttrice neohippy dagli occhi a mandorla
volontaria della Croce Rossa - sotto le cui gambe divaricate, ricordava, si erano messi volontariamente
tutti gli studenti per farsi praticare la respirazione, e alla quale il Responsabile delle Vendite aveva
offerto, in una serata spontanea e illuminata al quarzo, una tazza di caff e un toast ai nove cereali,
invitandola alla Festa Annuale degli Apprendisti Venditori, e aveva poi sposato - glielo aveva
certificato lei, poteva sempre servire a salvare una vita, e lui era rimasto ammaliato dal principio
enunciato della fidanzata, secondo il quale, nel dubbio, era sempre meglio sbagliare nel senso della
sollecitudine e della prontezza per preservare le funzioni vitali minime, fino all'arrivo dei soccorsi, le
braccia e la zona lombare che ora cominciavano a bruciargli mentre colpiva, chino, l'anziano dirigente
supino, continuando a invocare Aiuto nelle pause e allentando il suo di colletto, il sudore che
scivolava oleoso sulla pelle soda sotto il suo di soprabito foderato e l'abito di lana grigia, il suo di
respiro che si faceva affannoso per mantenere il Vice Presidente dell'Ufficio Esteri in vita,
scongiurando l'arrivo dei soccorsi, alle dieci passate, nel vuoto pi totale, invocando, inascoltato,
Aiuto, la vita di uno felicemente sposato e nonno di mitezza inespressiva ora letteralmente nelle
mani del giovane dirigente, da tenere e mantenere, per una vita, tra le spire di gas di scarico
dimenticati, sotto l'occhio compassato e vigile della luce del suo scooter decapitato.
- Aiuto, - continuava a invocare il Responsabile delle Vendite, ogni quatto colpi concessi
durante il mantenimento circolatorio artificiale, mentre a gambe divaricate praticava la respirazione al
Vice Presidente dell'Ufficio Esteri supino, martoriato in mezzo a una sgonfia spira di panni
scompigliati che si espandevano, ancora, lentamente sul cemento al monossido di carbonio.
- Aiuto, - invocava l'attivo Responsabile delle Vendite, avvertendo come il vago ricordo della
ventilazione umidiccia e interrompendosi, di nuovo, per guardarsi alle spalle, oltre il cofano nero della
Brougham e il casco buttato distrattamente accanto allo scooter bianco, verso la Rampa che saliva in
una spirale a perdita d'occhio fino a una strada, vuota e luminosa, davanti al Palazzo, vuoto e luminoso,
spodestato, autonomo e autosufficiente. Chino su quanto richiedevano due vite, sotto tutto, continuava
a invocare aiuto.
La mia apparizione in Tv
- Sono una che il 22 marzo 1989  apparsa in pubblico al David Letterman Show.
- Una, per dirla con mio marito Rudy, che ha una faccia e delle opinioni note, grosso modo, alla
stragrande maggioranza della popolazione degli Stati Uniti, e un nome sulle copertine, sugli schermi e
sulla bocca di tutti. E che ha il cuore invisibile, celato in recessi inaccessibili. Cosa che, secondo Rudy,
avrebbe dovuto salvarmi dalle conseguenze della mia apparizione in Tv. La settimana intorno al 22
marzo 1989  stata anche la settimana in cui, nello show di David Letterman, hanno mostrato una serie
di servizi che curiosavano nella vita privata e nei passatempi dei dirigenti della Nbc. Mio marito, che
ha un nome pi conosciuto nell'ambiente dello spettacolo che fuori, stava sulle spine: conosceva
Letterman, e lo temeva; a sentire lui, sapeva bene quanto Letterman amasse bistrattare le sue ospiti,
quanto fosse misogino. Era domenica quando mi ha comunicato che era il caso, assieme a Ron e
Charmian, la moglie di Ron, di prepararmi ad affrontare Letterman. Il 22 marzo 1989 sarebbe stato il
mercoled successivo. Il luned, gli spettatori hanno seguito David Letterman che andava a fare pesca
d'altura con il direttore della testata giornalistica della Nbc. Il dirigente, che mio marito aveva
conosciuto, aveva un pappo di peli che gli germogliavano nelle orecchie rosse ed era proprietario di
imbarcazione canna e mulinello ipertecnologici, il tipo da fare pesca d'altura senza neanche l'amo. Lui e
Letterman avevano fissato l'esca ai fili con gli elastici.
- E' l che aspetta che il povero coglione si decida a mettersi a smoccolare contro i pesci, - ha
detto Rudy con una smorfia, mentre fumava.
Il marted, Letterman ha passato al setaccio l'enorme collezione di calamite da frigorifero del
responsabile dei variet della Nbc. Diceva:
- Ditemi voi se questo non  spettacolo, signore e signori! Sentivo sulla lingua il sapore amaro
dello Xanax. Abbiamo chiesto a Ramon di tirare fuori qualche vecchia registrazione dello show e
l'abbiamo guardata.
- Che effetto ti fa? - mi ha chiesto mio marito.
Al rallentatore, Letterman lasciava cadere dal tetto di un palazzo di venti piani diverse bottiglie
di champagne, della frutta bella matura, una lastra di cristallo, e quello che, solo per un attimo, 
sembrato un maialino vivo.
- E' tutto fasullo,  questo che conta, - ha detto Rudy mentre David Letterman lasciava cadere
un maialino urlante da quello che era chiaramente un tetto finto ricostruito in studio; abbiamo visto
qualcosa precipitare dall'alto del tetto vero e schiantarsi al suolo per rivelarsi solo un maialino
imbalsamato. - Ma questo non ne fa un santo -. Mio marito ha lanciato un'occhiata alla sua immagine
riflessa nel vetro nero della nostra sala di proiezioni e si  ricomposto: - Non ti credere che la
fasullaggine sia reale.
- Io davo per scontato che la fasullaggine non dovesse sembrare reale, - ho detto.
Lui mi ha indicato lo schermo, dove Paul Shaffer, collaboratore musicale e amico di David
Letterman, aveva assunto la sua tipica aria interrogativa.
Avevamo preso tutti e due dello Xanax prima che Ramon sistemasse i nastri. Io avevo bevuto
anche un bicchiere di chablis. Arrivati all'esame e alla discussione delle calamite, mi sentivo sfinita.
Anche mio marito era stanco, ma si andava convincendo sempre pi che questa apparizione in Tv
presentava dei problemi. Che andava presa sul serio.
La telefonata era arrivata da New York il venerd precedente. La persona al telefono si era
congratulata con me per il fatto che il mio serial poliziesco veniva ripreso per la quinta stagione
consecutiva, e mi aveva chiesto se mi andava di partecipare come ospite al David Letterman Show; Mr
Letterman, aveva detto, sarebbe stato terribilmente felice di avermi nel programma. Dopo qualche
titubanza avevo acconsentito. Di illusioni me ne restano poche, per sono davvero orgogliosa del
successo del nostro spettacolo. Faccio un bel personaggio, mi impegno, lo interpreto bene, e vado
letteralmente pazza per gli altri attori e per tutti quelli che lavorano alla serie. Ho chiamato il mio
agente, il direttore di produzione e mio marito. Ho accettato di apparire in Tv mercoled 22 marzo. Per
me e Rudy era l'unico buco della settimana, incalzata com'ero da una tabella di marcia che non mi
concedeva di mettere insieme due giorni liberi di fila: la mia serie viene registrata il venerd, con lettura
del copione e prova generale il giorno prima. Anche per il 22, aveva fatto presente mio marito, mentre
bevevamo un drink, saremmo dovuti partire dall'aeroporto di Los Angeles il mercoled mattina molto
presto, visto che per contratto dovevo partecipare a uno spot di wurstel il marted. Il mio agente si era
offerto di rimandare le riprese dello spot - quelli della Oscar Mayer si erano mostrati molto disponibili
durante tutta la campagna pubblicitaria - ma la regola di mio marito  che bisogna sempre rispettare gli
obblighi contrattuali e io, vivendo con lui, avevo deciso di adottarla. Questo significava che marted
avrei fatto le ore piccole per guardare il David Letterman Show e il maialino e le calamite da frigorifero
e una sfilza interminabile di animali che facevano le cose pi strane, per poi prendere un volo
all'indomani prima dell'alba: anche se la registrazione dello show non cominciava prima delle 17,30 ora
locale, Rudy aveva fatto di tutto per incontrare Ron in anticipo e studiare con calma una strategia.
Marted notte, prima che mi addormentassi, David Letterman aveva fatto indossare un vestito di
velcro a Teri Garr, che si era lanciata contro un muro di velcro. Quella sera la rubrica di libri
presentava l'edizione del 1989 della "Buyer's Guide to New York City Officials"; mentre Letterman
tendeva il libro verso le telecamere, Teri, appiccicata al muro, penzolava dietro di lui a una certa
distanza da terra.
- Quella potresti essere tu, - ha detto mio marito, chiamando in cucina per avere un bicchiere di
latte.
Lo show aveva la mania di presentare le cose dieci a dieci. Abbiamo guardato quelle che,
secondo la redazione dello show, erano le dieci pubblicit pi brutte di tutti i tempi. Ricordo la numero
cinque, o forse era la quattro: una compagnia tedesca di auto cercava di associare l'acquisto della sua
macchina a forma di scatolone con il piacere sessuale mostrando, su uno sfondo di pini e strumenti a
fiato, una languida donna nordica che cedeva al fascino del cambio della macchina.
- Be', io sono tutto scombussolato, - ha detto Letterman alla fine del filmato. - E voi, signore e
signori?
Poi ha fatto vedere il falso spot di un programma culturale che con tutta probabilit la Pbs aveva
deciso di non inserire nel palinsesto autunnale. Si trattava del filmato piuttosto reticente di quattro
ribelli del Kurdistan con tanto di turbante, carichi di artiglieria leggera, che durante la rivoluzione
riescono a ritagliarsi del tempo per suonare un quartetto di Handel in un prato pieno di fiori viola. Il
messaggio era che i germogli della cultura fioriscono anche nei terreni pi impervi. Letterman si 
schiarito la voce e ha detto che alla fine la Pbs si era arresa alle pressioni dell'Associazione Genitori e
Insegnanti contro lo spot. A un rullo di tamburi Paul Shaffer ne ha chiesto il motivo. Letterman ha fatto
una smorfia di imbarazzo che io e Rudy abbiamo trovato irresistibile. C'erano, ancora una volta, dieci
risposte. Le due che ricordo erano: accostamento gratuito di Sikh e violette, accostamento gratuito di
questioni religiose e violini. Tutti ridevano a crepapelle. Anche Rudy ha riso, pur sapendo che la Pbs
non aveva mai commissionato un programma del genere. Io ho riso mezza addormentata e mi sono
appoggiata al braccio che teneva allungato sullo schienale. Ogni tanto David Letterman se ne usciva
con un: - E adesso ci divertiamo, gente -. E tutti ridevano. Ricordo di aver pensato che non trovavo
Letterman particolarmente minaccioso, anche se ero sconvolta all'idea di venire scollata da un muro.
E non mi importava niente di come l'ombra pronta, obliqua dell'aereo si affrettava sulla pista
per unirsi a noi quando abbiamo toccato terra. A quel punto ero completamente sconvolta. Sono
addirittura sobbalzata con un Oh quando il muso dell'aereo ha coinciso con la sua ombra all'atterraggio.
Sono anche scoppiata a piangere, ma niente di grave. Io sono una che quando  sconvolta si mette a
piangere; non me ne faccio un problema. Ero tesa e sfinita. Mio marito mi ha accarezzato i capelli.
Per, ha detto, non era il caso che prendessi uno Xanax, e gli ho dato ragione.
- Devi essere vigile, - ecco il motivo. Mi ha preso il braccio. L'autista della Nbc ha messo i
bagagli dietro, lontano da noi. Li sentivo sballottare nel bagagliaio.
- Devi essere vigile e preparata, - ha detto mio marito. Secondo lui ero tesa quanto basta da
mostrarmi conciliante; Rudy s che conosceva la natura umana.
Ma a quel punto ero una corda di violino. Una buona parte della mia tensione in vista
dell'apparizione in Tv sapevo bene da dove veniva.
- Fino a che punto dovrei essere preparata? - ho chiesto. Io e Charmian avevamo gi discusso al
telefono della mia apparizione. Lei mi aveva consigliato decisione e semplicit. Avrei indossato un
abito blu a tinta unita, senza gioielli. Capelli sciolti.
Rudy aveva tutt'altro per la testa. Diceva di temere per me. - Io non ci vedo tutte queste cose
terribili che ci vedi tu, in David Letterman, - gli ho detto. - Ha le lentiggini. Leggeva le previsioni del
tempo in una Tv locale. E' un dritto. Ma lo sono anch'io, Rudy. - Morivo dalla voglia di uno Xanax. -
Tutti e due sappiamo come sono fatta. Sono un'attrice che ormai ha quarant'anni e quattro figli, tu sei il
mio secondo marito, hai fatto un salto di qualit nella carriera, io ho girato tre serial, gli ultimi due di
grande successo, ho avuto una nomination agli Emmy e probabilmente non far mai carriera nel
cinema n il mio lavoro di attrice sar mai apprezzato davvero -. Mi sono girata per guardarlo. - Emb?
Tutto questo  risaputo. E' gi sotto gli occhi di tutti. Onestamente, non riesco a pensare a nulla di me o
di noi che possa essere attaccabile. Mio marito ha allungato il braccio bello robusto sullo schienale
dietro di noi. La limousine odorava come una borsa di buona qualit; gli interni erano di pelle rossa
morbidissima. Sembrava quasi umida.
- Si accanir sulla faccenda dei wurstel.
- Ci provi, - ho detto io.
Mentre attraversavamo un quartiere della periferia a sud est di Manhattan, mio marito ha
cominciato ad agitarsi per il fatto che l'autista della Nbc, un ispanico giovane e bruno, poteva sentire
quello che stavamo dicendo, anche se tra noi c'era uno spesso vetro divisorio, e per parlargli era
necessario attivare l'interfono. Mio marito ha tastato il vetro e la griglia dell'interfono. La testa
dell'autista era immobile, tranne quando si muoveva per guardare negli specchietti retrovisori. La radio
era stata accesa per noi e l'interfono diffondeva musica classica.
- Non pu sentirci, - ho detto.
- ...pensa se hanno registrato questa conversazione e la fanno ascoltare mentre siete in onda e tu
stai a guardare inorridita, - ha mormorato mio marito assicurandosi che l'interfono fosse spento. -
Letterman ci andrebbe a nozze. E noi faremmo la figura dei perfetti idioti.
- Perch insisti a dipingerlo cos squallido? Non ne ha l'aria.
Rudy ha provato a rilassarsi mentre entravamo nella Manhattan che conta.
- Questo  lo stesso uomo, Edilyn, che ha chiesto pubblicamente a Christie Brinkley in quale
stato si corre il Kentucky Derby.
Mi sono ricordata di quello che Charmian aveva detto al telefono e ho sorriso.
- Ma  vero o no che lei non ha saputo rispondergli? Anche mio marito ha sorriso.- Be', lei era
stravolta, - ha detto.
Mi ha accarezzato la guancia, e io la sua mano. Cominciavo a sentirmi meno nervosa.
Ha usato la sua mano e la mia guancia per farmi girare verso di lui.
- Edilyn, - ha detto, - il problema non  il suo squallore. Il problema  il ridicolo. Quel bastardo
dispensa ridicolo come un enorme parassita stile Howdy-Doody. L'intero show se ne pasce; si gonfia e
cresce quando le cose diventano assurde. Con Letterman che mette su un'aria satolla, sinistra,
raggiante. Chiedi a Teri il fatto del velcro. Chiedi a Lindsay di quel filmato manipolato di lui e del
papa. Chiedi a Nigel, a Charmian o a Ron. Li hai sentiti, no? Ron potrebbe raccontarti delle storie da
far rizzare i capelli. Nella borsetta avevo un portacipria. Dopo due giorni filati di trucco televisivo,
avevo la pelle infiammata e bollente. - Per  simpatico, - ho ricominciato. - Letterman, dico. Quando
lo abbiamo visto, mi  sembrato che gli piacesse mettere in ridicolo se stesso almeno quanto gli ospiti.
Insomma, non  un ipocrita. Ci trovavamo in un piccolo ingorgo. Un tipo male in arnese stava cercando
di pulire il parabrezza della limousine con la manica. Rudy ha cominciato a dare colpi sul vetro
divisorio fino a quando l'autista non ha attivato l'interfono. Ha detto che invece di passare prima in
albergo, volevamo essere portati direttamente al Rockefeller Center, dove si registrava lo show.
L'autista non si  girato ne ha fatto un cenno di assenso.
- E' anche questo a renderlo cos pericoloso, - ha detto mio marito, tirando su gli occhiali per
massaggiarsi il naso. - L'intera cosa alimenta il ridicolo in tutti i presenti. Il fatto stesso che il pubblico
possa dire che Letterman sceglie di mettersi in ridicolo, esenta quel bastardo di un dritto dalla vera
ridicolaggine -. Il giovane autista ha suonato il clacson; l'accattone si  tirato indietro.
Ci dirigevamo verso est, risalendo Manhattan; da quella distanza potevo vedere il palazzo dove
Letterman registrava lo show e dove Ron lavorava in un ufficio al sessantesimo piano. Ron era collega
di mio marito prima che Rudy decidesse di passare alla Tv pubblica. Erano rimasti amici.
- La vittoria o la sconfitta dipende da come la tua ridicolaggine sar percepita dal pubblico, - ha
detto Rudy, affacciandosi nel mio portacipria per aggiustare il nodo alla cravatta. Man mano che ci
avvicinavamo avevamo una visione sempre pi parziale del grattacielo Rockefeller. Ho chiesto mezza
pillola di Xanax. Sono una che detesta sentirsi confusa; mi sconvolge. Tutto quello che volevo era
sentirmi vigile e rilassata.
- Apparire vigile e rilassata, - mi ha corretto mio marito.
- Far di tutto per farti sembrare ridicola, - ha detto Ron. Lui e mio marito erano seduti sullo
stesso divano di un ufficio a un piano cos alto del palazzo che mi sentivo le orecchie come al decollo.
Stavo di fronte a Ron in una poltrona tacitamente costosa di acciaio rivestito di tela. - E qui non puoi
farci nulla, - ha continuato. - Per c' modo e modo di rispondere.
- Cio?
- Basta rispondere a tono, - ha detto Ron, portandosi il bicchiere alla minuscola bocca.
- Se quello che vuole  farmi sembrare una stupida, - ho detto, - liberissimo di provarci, direi, o no?
Rudy ha fatto roteare il contenuto del bicchiere. Il ghiaccio ha tintinnato. - E' questo
l'atteggiamento che sto cercando di farle assumere, - ha detto a Ron. - E' convinta che Letterman sia
davvero come lo vede lei.
Tutti e due hanno sorriso, scuotendo la testa.
- Be', lui ovviamente non  affatto cos, - mi ha detto Ron. Ron ha forse la bocca pi piccola che
abbia mai visto in faccia a una persona; io e mio marito conosciamo ormai da anni sia lui che
Charmian, due veri amici. Ha una bocca assolutamente priva di labbra, con gli angoli acuti; pi che una
bocca sembra una specie di taglio nella testa. - Perch nessuno  cos, - ha detto. - E lui  convinto che
questa  la sua grande trovata. Ecco perch ogni cosa dello show va ridicolizzata -. Sorrideva. - Ma 
questo il nostro vantaggio, Edilyn, che lo sappiamo. Se sai in anticipo che verrai trattata in modo da
sembrare ridicola, sei tu a guidare il gioco, perch a quel punto puoi renderti ridicola da sola, senza
lasciare che sia lui a farlo.
Almeno Ron pensavo di riuscire a capirlo. - Dovrei fare in modo di rendermi ridicola?
Mio marito si  acceso una sigaretta. Ha accavallato le gambe e si  messo a osservare il gattino
bianco di Ron. - La questione fondamentale  se vogliamo lasciare che Letterman si prenda gioco di te
su un canale nazionale, o se lo vuoi anticipare e stare al gioco facendolo da sola -. Rudy guardava Ron,
che ormai era in piedi. - Come scelta tua, - ha detto Rudy. - E' qui che ci giochiamo la vittoria o la
sconfitta -. Ha sospirato. Il divano era in una macchia di sole. La luce, a quell'altezza, sembrava chiara
e fredda. La sua sigaretta sfrigolava, sprigionando il fumo nell'aria luminosa. Ron era tipo da mettersi
in agitazione, e cos ha fatto anche in quell'occasione: si alzava e si sedeva e si alzava di nuovo. - E' il
consiglio giusto, Rudolph. Ci sono cose permesse e cose vietate. Non devi sembrare una che vuole fare
la furba o l'intelligente. Funziona con Carson. Ma con Letterman non attacca. Ho sorriso stancamente a
Rudy. La lunga sigaretta sembrava avere un'emorragia di fumo, il sole sul divano era fortissimo.
- Carson ti darebbe manforte, - ha confermato Rudy. - Carson  sincero.
- La sincerit non c'entra, - ha detto Ron. - Qui si prende in giro la gente sincera.
- O che ha l'aria sincera, che crede di esserlo, come direbbe Letterman, - ha detto mio marito.
- Ecco, bravo, - ha detto Ron, squadrandomi dalla testa ai piedi. Aveva la bocca piccola e la
testa enorme e rotonda, il ginocchio sollevato, il gomito appoggiato sul ginocchio, il piede sul bracciolo
di un'altra esile poltrona d'acciaio, mentre il gatto circuiva l'altro piede in terra disegnando pigri anelli. -
E' il peccato capitale che si commette al David Letterman Show. E' il tallone di Adidas di ogni ospite
che gli finisce fra le grinfie -. Ha bevuto. - Tanto vale che tu lo sappia.
- E' proprio cos, ti dico: far vedere che lo sai  la cosa migliore, - ha detto mio marito, sputando
un pezzetto di ghiaccio nella mano. Il gatto di Ron si  avvicinato per annusare il pezzo di ghiaccio. Il
calore delle dita protese di mio marito ha trasformato il ghiaccio in acqua, mentre io lo guardavo,
assente. Il gatto ha starnutito.
Mi sono aggiustata il vestito blu che mi ero infilata nel camerino di Letterman. - Voglio sapere
soltanto se mi prender in giro per la pubblicit dei wurstel, - ho chiesto a Ron. Era questo che temevo
davvero. Quelli della Mayer si erano comportati molto bene durante le trattative e la campagna
pubblicitaria, e credo anche che eravamo riusciti a fare degli onesti e gradevoli spot, e del resto non
dovevano essere niente di pi che adatti e divertenti per un prodotto del genere. Non volevo che i
wurstel di Oscar Mayer venissero messi in ridicolo per colpa mia; n volevo che mi facessero passare
per una che prostituiva nome, faccia e doti per una fabbrica di carne. - Voglio dire, la metter gi dura?
Si accanir su questa cosa?
- Non se lo farai tu per prima! - hanno detto Rudy e Ron all'unisono, guardandosi. Poi sono
scoppiati a ridere. Era un gioco fra loro. Ho riso anch'io. Ron si  girato per riempirsi di nuovo il
bicchiere. Io ho bevuto un sorso dal mio. Il ghiaccio della Pepsi continuava a battermi sui denti. - E'
l'unico modo per sdrammatizzare la cosa, - ha detto Ron.
Mio marito ha schiacciato la sigaretta. - Devi bistrattarti prima che ti bistratti lui, - ha allungato
il bicchiere a Ron.
- Devi fare in modo che ti vedano come una che sa prendersi in giro, in modo consapevole e
autoironico -. La grande bottiglia ha gorgogliato mentre Ron riempiva di nuovo il bicchiere di Rudy.
Ho chiesto se potevo avere anche solo un terzo di Xanax.
- In altre parole, devi apparire a Letterman come lui appare alla gente, - Ron ha fatto un gesto
come per riassumere il tutto, poi si  seduto un'altra volta. - Ridi senza scomporti. Comportati come se
sapessi fin dalla nascita che  tutto trito, artificiale, vuoto, assurdo, e che proprio per questo 
divertente.
- Ma io non sono affatto cos. Il gatto ha sbadigliato.
- Non mi comporto cos nemmeno quando recito, - ho detto.
- Lo so, - ha detto Ron, allungandosi verso di me e versandomi uno spruzzo di liquore sui
cubetti di ghiaccio ricoperti di Pepsi.
- Certo che non sei cos, - ha detto mio marito, sollevando gli occhiali. Quando  teso si strofina
sempre i segni rossi che gli occhiali gli lasciano sul naso. E' un'abitudine.- Ecco perch c' poco da
scherzare. Se uno va a mostrare timidamente il culetto nei paraggi dello studio di David Letterman,
poco ma sicuro che glielo rompono -. Ha spento un'altra sigaretta guardando Ron.
- In ogni caso far un figurone, - ha detto Ron, sorridendo. Si  toccato la piccola bocca affilata,
con un'espressione che mi  sembrato tradisse una certa tenerezza. Per me? Non eravamo cos intimi.
Certo non quanto lo ero con sua moglie. Il liquore sapeva di fumo. Ho chiuso gli occhi. Ero stanca,
confusa e nervosa; e anche un po' arrabbiata. Ho guardato l'orologio che avevo avuto in regalo per il
compleanno.
Sono una che preferisce mostrare i propri sentimenti piuttosto che nasconderli;  molto pi
sano. Ho riferito a Ron che Charmian al telefono mi aveva detto che David Letterman era un tipo un
po' timido, ma fondamentalmente simpatico. Ho detto che se ero estremamente nervosa forse era colpa
di mio marito, e adesso anche di Ron; e che o mi davano uno Xanax, o mi davano dei consigli
costruttivi e incoraggianti, senza pretendere che fossi artificiale, vuota o sulla difensiva al punto da
cancellare il divertimento di quella che, in fin dei conti, non doveva essere altro che un'intervista
divertente.
Ron sorrideva paziente ascoltandomi. Rudy stava facendo il numero di un coordinatore del
programma. Ron gli ha consigliato di dire che non sarei scesa in sala trucco prima delle 17,30:
l'editoriale di quella sera era lungo e impegnativo, e prima del mio intervento avrebbero trasmesso un
filmato sul tempo libero di un altro dirigente della Nbc.
Mio marito ha affrontato il tema della fiducia e i suoi legami con la consapevolezza.
E' saltato fuori che su una parete dell'ufficio di Ron c'era un pannello automatico che si apriva
su varie file di monitor, tutti sintonizzati sui programmi della Nbc. Uno mandava le previsioni del
tempo, uno la puntata del 22 marzo di Live at Five e, sotto di loro, un altro mandava le prime
immagini della registrazione del David Letterman Show. L'annunciatore, che indossava un maglione a
girocollo, parlava in un microfono vecchio stile che sembrava un rasoio elettrico con l'aureola.
- Signore e signori! - diceva.- Ecco a voi un uomo che, in questo preciso istante, si sta
controllando la patta dei pantaloni: David Letterman!
Scroscio di applausi; la telecamera ha zummato sul segnale Applausi nello studio. Su tutti i
monitor  apparsa la scritta David Letterman Show - Segnale Applausi - Telecamera. Mentre il
pubblico applaudiva, la scritta lampeggiava. David Letterman  apparso dal nulla con una orribile
giacca da yachtsman e delle scarpette da lottatore.
- Quanta bella gente, - ha detto.
Ho toccato la patina di Pepsi e di buon rum sul ghiaccio nel mio bicchiere. Il dito ha lasciato
una striscia netta sulla patina. - Davvero non credo che tutto questo sia necessario.
- Fidati di noi, Edi.
- Ron, diglielo tu, - ho detto.
- Aspetta e vedrai, - ha detto Ron.
Ron stava vicino alla grande finestra sopra il divano, che non riceveva pi la luce diretta del
sole. La finestra dava a sud; vedevo i tetti coperti di antenne, sentivo i clacson delle macchine lontane.
Ron maneggiava una specie di ricetrasmittente, abbastanza piccola da stargli nel morbido palmo della
mano. Mio marito teneva la testa dritta e il pollice all'ins mentre Ron controllava il segnale. Il piccolo
auricolare nell'orecchio di Rudy in origine era stato concepito per permettere ai cronisti sportivi di
ricevere direttive e notizie dell'ultimo minuto senza smettere di parlare. Mio marito l'aveva trovato utile
per dare consigli durante le trasmissioni in diretta prima di decidere di lasciare la televisione
commerciale. Si  tolto l'auricolare e l'ha pulito con il fazzoletto. L'auricolare, che nelle intenzioni
avrebbe dovuto essere color carne, in realt era color prostata. Ho dichiarato in modo categorico che
non avrei mai messo un auricolare color porcellino per seguire i consigli di mio marito su come non essere sincera.
- No, - mi ha corretto mio marito, - come essere non-sincera.
- E' diverso, - ha detto Ron, cercando di raccapezzarsi con le istruzioni della ricetrasmittente,
scritte per lo pi in coreano. Ma io volevo essere vigile e rilassata, scendere nello studio e farla finita. E
volevo uno Xanax.
E cosi io e mio marito abbiamo avviato le trattative.
- Grazie, - ha detto Paul Shaffer rivolto al pubblico in studio. - Grazie ancora -. A me  venuto
da ridere, dietro le quinte, nelle lunghe ombre frastagliate prodotte dalle luci puntate in ogni direzione.
Altri applausi per Shaffer. La telecamera ha di nuovo inquadrato il segnale Applausi.
Da quella distanza, ho pensato, i capelli di Letterman sembravano una specie di casco. Avevano
un aspetto solido e compatto. Continuava a ficcarsi i foglietti della scaletta nell'ampio spazio fra i denti
anteriori e a giocherellarci. Lui e la sua redazione hanno passato rapidamente in rassegna una lista di
dieci medicinali, venduti sia con sia senza ricetta medica, che presentavano quella che Letterman ha
definito una pericolosa somiglianza con delle note caramelle. Ne ha mostrate le diapositive accostate,
per fare il confronto. In effetti gli Advils erano identici agli M&m's marroni. I Motrin, visti sotto la
giusta luce, erano le Sweet Tarts. I Nadril, una marca di antidepressivi, erano identici alle minuscole
Red Hots rotonde che tutti abbiamo mangiato da piccoli.
- Non  pazzesco? - ha detto Letterman a Paul Shaffer.
E lo Xanax, l'ansiolitico tanto in voga, somigliava in piccolo a quelle orribili noccioline
morbide rosa-arancio che si vedono dappertutto ma che mai nessuno ammetter di aver assaggiato. Alla
fine avevo ottenuto uno Xanax da mio marito. Era stata un'idea di Ron. Mi sono toccata l'orecchio e ho
cercato di spingere pi gi l'auricolare, perch non si vedesse. Poi ho sistemato i capelli sopra
l'orecchio. Stavo pensando seriamente di sfilarmelo. Mio marito conosceva la natura umana. - I patti
sono patti, - continuava ad arrivarmi all'orecchio.
Il giovane assistente grassoccio che era con me mi aveva detto che sarei stata la seconda ospite
della puntata del 22 marzo del David Letterman Show. Il primo era il direttore della Nbc Sports, che
avrebbe dovuto sedersi per gioco al centro di un cerchio di dinamite sul punto di esplodere. Nel
programma con me c'era anche quello che si era autoproclamato re delle televendite di casalinghi.
Abbiamo guardato un breve filmato sulla dispepsia dei suini.
- Dunque il suo lavoro  stato pressoch ignorato dalla critica, - diceva Letterman nel filmato,
rivolgendosi al regista del documentario, un veterinario dell'Arkansas che ha annaspato per tutta
l'intervista perch, diceva la voce metallica nel mio orecchio, non sapeva se con Letterman era il caso
di parlare seriamente del lavoro di una vita.
A quanto pare, il direttore della Nbc Sports si divertiva a creare dei cerchi perfetti di materiale
altamente esplosivo nel laboratorio ricavato in cantina, li portava in cortile e ci si sedeva in mezzo: era
il suo hobby. David Letterman ha chiesto al dirigente della Nbc di spiegarsi meglio: uno poteva sedersi
al centro esatto di un cerchio perfetto di dinamite ed essere completamente al sicuro, racchiuso nel
vuoto, in una specie di occhio del ciclone, - ma se uno soltanto di quei bastoncini di dinamite fosse
stato difettoso, l'esplosione avrebbe potuto, in teoria, uccidere il dirigente?
- Uccidere? - continuava a ripetere Letterman, guardando Paul Shaffer e ridendo.
I bolscevichi avevano usato il cerchio nelle cerimonie di esecuzione dei nobili russi che in
realt volevano risparmiare, ha detto il dirigente; era una messinscena antica e venerabile. L'ho trovato
un tipo fuori dal comune e ho deciso che il senno non  di casa negli hobby degli uomini.
Mentre aspettavo di fare la mia apparizione, ho immaginato il dirigente in questo cerchio
perfetto nel suo cortile di Westchester, illeso ma circondato da onde violente di esplosione.
Immaginavo qualcosa di simile a un tornado rosa... dal momento che la pila di dinamite sul palco era rosa.
Ma nella realt l'esplosione  stata grigia, deludente nella sua brevit, un botto moscio, anche se
Letterman mi ha fatto ridere quando ha lasciato credere che la registrazione dell'esplosione non era
venuta bene e che il direttore della Nbc Sports, che sembrava uno che si  beccato un ceffone cosmico,
doveva rifare tutto daccapo. Per un momento il direttore ha creduto che Letterman facesse sul serio.
- Capisci, - ha detto Ron mentre si avvicinava il momento di prepararmi, - non  proprio capace
di fare la persona seria, Edilyn. E' un miliardario con le scarpette da lottatore.
- Basta guardarlo, - ha detto mio marito, piegato per controllare che il freddo auricolare rosa nel
mio orecchio stesse a posto, - e ti vedi un'intera nazione che guarda e sgomita il vicino.
- Vai l dentro e sgomita, - ha detto Ron in tono incoraggiante. Ho guardato la sua bocca, la
testa, il gatto. - Dimentica tutte le regole che hai imparato su come apparire nei talk show. Questo tipo
le ha fatte saltare. Se c' una cosa che prende in giro sono proprio le regole sulla comicit televisiva -. I
suoi occhi sono diventati un po' freddi. - Fa i soldi mettendo in ridicolo proprio quelle cose che gli
hanno permesso di fare i soldi mettendole in ridicolo.
- Be', nel mondo dello spettacolo e un pezzo che c' un atteggiamento di tipo parricida nei
confronti delle regole, - ha detto mio marito mentre aspettavamo l'ascensore. - Di sicuro non l'ha
inventato lui -. Ron ha acceso una sigaretta e gliel'ha data, sorridendo con complicit. Sapevamo tutti e
due a cosa si riferiva Rudy. Lo Xanax cominciava a fare effetto, e stavo bene. Ero psicologicamente
pronta per la mia apparizione in Tv.
- E' un po' quello che  successo con il Saturday Night Live, - ha detto Ron. - In fondo si
tratta dello stesso fenomeno. Scenografie povere che devono sembrare ancora pi povere. Smorfie da
video amatoriale, aggeggi rimediati per effettacci sussultori o demenziali della telecamera, o
squinternati subnormali e ultrafasulli. Il David Letterman Show e il Saturday Night Live: sono degli
anti-show. Eravamo in fondo all'enorme ascensore silenzioso. Sembrava immobile. Sembrava chiuso al
proprio interno. Rudy ha premuto il 6. Avevo un ronzio nelle orecchie. Ron mi parlava lentamente,
quasi non dovessi capirlo.
- Ma anche se qualcosa  concepito come un anti-show, se ha successo, sempre uno show , - ha
detto Ron. Ha preso il gatto, gli ha sollevato la testa e ha cominciato a grattarlo sotto la gola.
- Pensa un po' come deve sentirsi sotto pressione quel figlio di puttana, - ha sussurrato mio marito.
Ron ha abbozzato un sorrisetto gelido, senza girarsi verso Rudy. Mio marito fuma sigarette di
marca estera, sicch tutti pensano che sta andando a fuoco qualcosa. Mentre lui aspirava, guardando
serio il suo vecchio superiore, quella sibilava, schioppettava e sbuffava come una ciminiera. Ron mi ha guardato.
- Ti ricordi quelle magnifiche parodie delle pubblicit che facevano proprio all'inizio del
Saturday Night Live, Edilyn? Cos riuscite che ci mettevi un po' a capire che erano parodie e non
pubblicit vere. Lo sai che quegli anti-spot hanno attecchito? E sai poi cos' successo? - mi ha chiesto
Ron. Non ho risposto. A Ron piace fare le domande e rispondersi da solo. Siamo arrivati al piano dove
si registrava lo show di Letterman. Io e Rudy siamo usciti dopo di lui.
- E' successo che, - ha detto da sopra la spalla, - gli sponsor si sono messi a fare le pubblicit nel
Saturday, e erano quasi uguali alle parodie che facevano nello show, per cui ci mettevi un po' a
capire che erano degli spot veri. Cos facendo, gli sponsor usufruivano di una grossa fetta di pubblico
che non si perdeva neanche un secondo di pubblicit, nella speranza che si trattasse di una parodia -.
Segretarie e impiegati scattavano sull'attenti davanti a Ron che passava insieme a noi; il suo gatto
sbadigliava e si stirava.
- Ma, - ha riso Ron, sempre senza girarsi verso mio marito, - ma invece gli sponsor avevano
rivoltato la frittata e si erano serviti di quella trovata per abbindolare quello stesso pubblico che le
parodie avevano preso in giro perch si lasciava abbindolare. Le porte dello studio 6A stavano in fondo
a un corridoio con la moquette, accanto a un poster enorme che mostrava David Letterman mentre
faceva la foto a quello che stava facendo la foto a lui per il poster.
- Perci, essere fatti in un modo o in un altro  un problema che non si pone nemmeno in uno
show come questo, - ha detto Rudy, facendo cadere la cenere senza guardare Ron.
- Quelli s che erano tempi, vero? - ha bisbigliato Ron all'orecchio del gatto, contro il quale si strofinava il naso.
Le porte chiuse attutivano i rumori di una grande allegria. Ron ha digitato un codice su un
pannello luminoso accanto al poster di Letterman. Lui e Rudy sarebbero tornati di sopra nel suo ufficio
dove, dalla schiera di monitor, avrebbero ricevuto simultaneamente una valanga di mie immagini.
- Devi soltanto recitare, tutto qui, - ha detto mio marito, aggiustandomi i capelli sopra
l'orecchio. Poi mi ha fatto una carezza. - E tu sei un'attrice versatile e piena di talento. Ron,
manovrando la zampa del gatto quasi a simulare un saluto, ha detto: - Lei  un'attrice, Rudolph. Con il
tuo aiuto faremo andare questa faccenda per il verso giusto.
- Guarda che lei ha capito. Solo che ancora non se ne rende conto.
- Insomma, dovrei essere una specie di anti-ospite? - ho detto.
- Sono terribilmente felice di vederla, - ecco cosa mi ha detto David Letterman. Prima c'era
stata la mia presentazione: l'assistente con il maglione mi ha guidato tenendomi per il gomito e, quando
la luce mi ha investito,  sgattaiolato via.
- Sono terribilmente, ma che dico, mostruosamente felice di vederla, - ha detto Letterman.
- E' a caccia di punti deboli, - ha gracchiato il mio orecchio. - Zone di ingenua presunzione.
Palloni da sgonfiare. Qualsiasi cosa. Ho biascicato un S a David Letterman. Ho sbadigliato,
toccandomi l'orecchio con aria assente.
Visto da vicino sembrava cos giovane che mi sono cascate le braccia. Gli davi al massimo
trentacinque anni. Si  congratulato con me per la ripresa del serial, per la nomination all'Emmy, e ha
detto che il network aveva gestito egregiamente il periodo della mia gravidanza durante il terzo anno
del serial, riuscendo a inquadrarmi dalla vita in su per ben tredici episodi consecutivi.
- E' stato divertente, - ho detto sarcastica, ridendo in modo distaccato.
- Un divertimento bello grosso, - ha detto Letterman, e il pubblico a ridere.
- Oh Cristo santo, faglielo vedere che sei sarcastica e distaccata, - ha detto mio marito.
Letterman ha chiesto qualcosa a Paul Shaffer, che ha assunto la sua aria interrogativa.
David Letterman aveva una minuscola etichetta attaccata alla guancia (aveva davvero le
lentiggini) con su scritto Trucco. Gli era rimasta appiccicata dopo uno scherzo fatto in precedenza,
durante il suo lungo editoriale quando, dopo uno spot pubblicitario, era ricomparso etichettato dalla
testa ai piedi. In cima alla fontana gorgogliante fra noi e i riflettori, avevano appeso una specie di
freccia con su scritto: Giochi d'acqua.
- Allora, Edilyn, cosa c' di vero nelle voci che collegano queste cose turpi che stanno
succedendo nel network di suo marito con altre, diciamo, voci di corridoio... - ha alzato gli occhi dalla
scaletta per guardare Paul Shaffer. - Sai, Paul, qui dice proprio voci di corridoio; secondo te
possiamo continuare a chiamarle voci di corridoio? E poi, Paul, che vuol dire voci di corridoio?
- Noi della band qui, pensiamo che possa voler dire qualsiasi... insomma, pu voler dire
centinaia di cose, Dave, - ha detto Shaffer sorridendo. Ho sorriso anch'io. Il pubblico rideva.
All'orecchio mi  arrivata la voce di Ron: - Rispondi no -. Ho immaginato una parete di mie
inquadrature, lo sfregio nella testa di Ron e la ricetrasmittente vicina allo sfregio, mio marito seduto a
gambe accavallate, il braccio allungato sullo schienale di non so cosa.
- ...di corridoio o no, sul fatto che lei e il bellissimo programma di Tito lascerete la televisione
commerciale alla fine della prossima stagione per trasferirvi magari in un altra televisione non
commerciale di cui non si conosce il nome?
Mi sono schiarita la gola: - Tutte le voci che girano su mio marito sono assolutamente vere -. Il
pubblico ha riso.
Letterman ha fatto: - Ah ah -, e il pubblico ha riso pi forte.
- Quanto a me, - mi sono lisciata la gonna come fanno le signore per bene, - delle questioni che
riguardano la produzione o il lato economico del programma, David, ne so poco e niente. Sono una che
recita, io.
- Ehi, non trova che sarebbe strepitoso stamparlo sulle magliette delle donne di tutto il mondo? -
ha chiesto Letterman, toccandosi l'etichetta sul fermacravatta.
- E per quanto ne so, Dave, si  trattato proprio di cose turpi - ha detto Reese, il direttore della
Nbc Sports, seduto accanto a me, in un'altra di quelle poltrone che sembravano come sventrate. Intorno
agli straordinari occhi di Reese, c'erano due piccoli cerchi di fuliggine, provocati dall'esplosione del
suo hobby. Ha guardato Letterman. - Una lotta di potere nella Tv pubblica?
- Diciamo cos, una specie di... sanguinoso colpo di stato all'interno dell'Associazione in Favore
del Diritto di Voto alle Donne, lei non crede, Edilyn?
Io ho riso.
- Squadre antirivolta e idranti che avanzano verso il circolo del t.
Io, Letterman, Reese e Shaffer ci stavamo sbellicando. Il pubblico rideva.
- Le parole difficili fioccano, - ho detto.
- Veramente... veramente si tratta di pugnalate alle spalle con un linguaggio grammaticalmente
corretto...
Mentre cercavamo di ricomporci, mio marito mi dava dei suggerimenti.
- Il fatto  che temo di non saperne nulla, - ho detto, mentre Letterman e Shaffer stavano ancora
ridendo e scambiandosi occhiate. - Anzi, - ho continuato, - non sono nemmeno cos sicura di essere
un'attrice consapevole, dotata e versatile.
David Letterman stava invitando il pubblico, che continuava a chiamare signore e signori (il che
non mi dispiaceva), a immaginare Sono una che recita, io, stampato su una maglietta.
- Per questo sto facendo quegli spot pubblicitari che passano in continuazione, - ho buttato l,
sbadigliando.
- A proposito, Edilyn, volevo parlare anche di questo, - ha detto Letterman. - Il fatto  che, - si 
strofinato il mento, - volevo proprio chiederle che cosa pubblicizzano, senza naturalmente fare il nome
dell'ottimo... ottimo e posso dire delizioso?
- La prego.
- Delizioso prodotto -. Ha sorriso. - Altrimenti sarebbe uno spot anche questo.
Ho annuito, sorridendo. L'auricolare era muto. Mi sono guardata intorno con aria innocente,
facendo finta di stirarmi, e ho fischiettato l'arcinoto motivetto dello spot. Letterman e il pubblico hanno
riso. Anche Paul Shaffer ha riso. La voce metallica di mio marito ha gracchiato di approvazione. In
lontananza sentivo ridere perfino Ron; una risata composta.
- S, direi che ha reso l'idea, - ha sogghignato Letterman. Ha lanciato i foglietti della scaletta
contro una finestra finta alle nostre spalle. Si  sentito un rumore chiaramente fasullo di vetri rotti.
Sembrava un tipo assolutamente cordiale.
Mio marito mi ha comunicato qualcosa che non sono riuscita a capire perch Letterman si era
appoggiato le mani dietro il casco di capelli e stava dicendo: - Ah, ora ci siamo, ecco perch, Edilyn.
Non  un segreto che in prima serata girano tanti ma tanti bei dollaroni. Sono talmente tanti questi
dollaroni dei compensi di prima serata, che ce ne arrivano solo vaghi accenni, allusioni, niente di pi,
dai graffiti nei bagni qui alla Nbc. Sono cifre tali che se ne parla solo a bassa voce. Prendiamo lei, - ha
detto, - non ha avuto tre, vero, serie televisive di qualit? Pi un'infinit di apparizioni come ospite in
altri programmi...
- Centootto, - ho detto.
Per un attimo ha guardato compunto la telecamera, mentre il pubblico rideva. - ...Appunto:
un'infinit di apparizioni come ospite d'onore, - ha detto. - Lavora in un serial poliziesco apprezzato
dalla critica che va in onda ormai da, quanto, tre, quattro anni? E poi ha... - ha dato uno sguardo a una
scheda - ...una figlia piena di talento che ha gi fatto molti buoni film e che attualmente lavora in un
serial, un marito che  un grande promotore, praticamente una leggenda nella storia del variet...
- Ve lo ricordate Laugh-In? - ha detto il direttore della Nbc Sports. - E Flip Wilson? The
Smoothers? Ve lo ricordate il Saturday Night Live dei bei tempi, durati qualche anno? - Scuoteva la
testa in segno di ammirazione.
Letterman ha rilassato la sua faccia. - Allora: i serial, una figlia nei serial, una nomination
all'Emmy, un marito che ha promosso un'infinit di programmi e di serial, uno dei migliori matrimoni
dell'ambiente, per non dire dell'emisfero settentrionale... - andava contando sulle dita. Aveva mani
assolutamente anonime. - A lei, mia cara, non manca proprio niente, - ha detto. - Se me lo consente -.
Ha sorriso giocherellando con la tazza del caff. Io ho risposto al sorriso.
- Insomma, Edilyn, una nazione intera si sta chiedendo cosa c' dietro questi spot di... wurstel, -
ha chiesto in un tono semilamentoso, che ha subito caricato in un lamento vero e proprio. Mi  arrivata
la vocina di Rudy:- Hai visto come ha caricato quel lamento appena si  accorto che... ?
- Perch non sono una grande attrice, David, - ho detto. Letterman sembrava dispiaciuto. Per un
momento l'ho guardato nella bianca luce dei riflettori, e sembrava dispiaciuto per me. Ero convinta di
avere di fronte un uomo fondamentalmente sincero.
- Le cose che ha elencato, - ho detto, - non sono altro che un patrimonio -. Lo guardavo. - Sono
il mio patrimonio, David, non sono me. Io sono un'attrice della televisione commerciale. Perch non
recitare nel commercio televisivo?
- Sii onesta, - ha sibilato Rudy, con la voce fioca e metallica che sembrava uscire da un
microfono di pessima qualit. Letterman faceva finta di sorseggiare il caff da una tazza vuota.
- Siamo onesti, - ho detto. - Il pubblico era in silenzio. Ho appena festeggiato un compleanno
molto traumatico, e mi sono ormai disfatta di tante illusioni. Lei ha di fronte a se una donna priva di
illusioni, David.
Tanto  bastato a ringalluzzire Letterman. Si  schiarito la gola. L'auricolare sibilava l'ordine di
non usare mai la parola illusioni.
- Ma guarda che coincidenza, - stava dicendo Letterman con aria assorta. - Pensi che io sono
un'illusione senza donne; di' un po', Paul, tu ci vedi una qualche analogia?
Ho riso insieme al pubblico mentre Paul Shaffer assumeva la sua aria interrogativa dalla pedana
per l'orchestra.
- Si mette male, - mi ha comunicato mio marito dall'ufficio di un uomo i cui collaboratori
pescavano senz'amo e si sedevano dentro cerchi esplosivi. Mi sono aggiustata i capelli sopra l'orecchio.
Ho detto: - Ho quarant'anni, David. Li ho compiuti una settimana fa. Credo sia arrivato il
momento di capire chi sono. - L'ho guardato.- Ho quattro figli. Conosce molte attrici che lavorano nella
Tv commerciale e che hanno quattro figli?
- Be', ce ne sono di attrici con quattro figli, - ha detto
Letterman. - Non abbiamo avuto qui di recente una deliziosa e dotata giovane signora con
quattro figli, Paul?
- Fammi i nomi di dieci attrici con quattro figli, - l'ha sfidato Shaffer.
Letterman si  rigirato di scatto: - Dieci?
- Meredith Baxter Birney? - ha detto Reese.
- Meredith Baxter Birney, - ha confermato Letterman. - E anche Loretta Swit ha quattro figli,
no, Paul?
- Marion Ross?
- Se non sbaglio Meredith Baxter Birney ne ha cinque di figli, Dave, - ha detto Paul Shaffer,
piegandosi sul piccolo microfono sopra l'organo. Aveva sulla larga chierica un'etichetta con su scritto
Chierica.
- Scusate, signori, - li ho interrotti, sorridendo, - ma qui il problema  che ho quattro figli e sono
gi pi famosi di me. Io ho fatto in tutto due film importanti nella mia carriera. E ora, a quarant'anni,
mi rendo conto che con due film e tre serial molto lunghi,  molto probabile che non lascer il segno
nel mondo del cinema. David, sono un'attrice televisiva.
- E' una che recita in televisione, - mi ha corretto Letterman, sorridendo.
- E adesso anche negli spot televisivi -. Mi sono stretta nelle spalle con l'aria di chi ignora dove
sia il problema.
Paul Shaffer, ancora piegato sull'organo, ha intonato poche note, ma dolcissime, di tanti auguri
a te. Letterman si era infilato un'altra scheda fra i denti. - Insomma, se ho capito bene, ci sta dicendo
che secondo lei la faccenda dei wurstel non avrebbe compromesso la sua carriera.
- Oh no, per carit, - ho riso.- Non volevo affatto dire questo. Voglio dire che la mia carriera 
questa, chiaro? Non  di questo che si stava parlando?
Letterman si  sfregato il mento. Ha guardato il direttore della Nbc Sports. - Allora non ha
avuto timore... come dire, di compromettere la sua integrit, l'aspetto artistico del suo lavoro; sta forse
dicendo che queste cose non hanno avuto nessun peso nella sua decisione?
Ron stava chiedendo a Rudy di passargli un attimo il trasmettitore.
- Ma c'era un aspetto artistico, - ho detto. - Ha mai provato a emozionarsi di fronte alla carne,
David? - Mi sono guardata intorno.
- Nemmeno voi? A spalmare la mostarda con convinzione? Letterman sembrava a disagio. Il
pubblico rumoreggiava: non sapevano se ridere. Ron ha cominciato a trasmettere messaggi con voce
calmissima.
- A mostrarti ancora affamato al quindicesimo salsicciotto? - ho detto mentre Letterman
sorrideva e sorseggiava dalla tazza. Mi sono stretta nelle spalle. - Quegli spot trasudano arte da tutti i
pori, David.
Sentivo a malapena la voce di Ron che mi avvertiva del pericolo di sembrare sulla difensiva.
Letterman infatti era diventato all'improvviso diffidente, riluttante. Ha guardato a sinistra del palco, poi
la scaletta, quindi me. - Edilyn, solo un cinico, come Paul che vede l, - Shaffer rideva - sarebbe tentato
di chiederle... ma insomma, - ha detto, - con questo po' po' di patrimonio che abbiamo elencato prima,
con una come lei, a cui, fra virgolette, non manca niente... una cosa che incuriosisce tantissimo un tipo
come Paul, anche se non sono affari nostri, - si toccava impacciato il colletto, - ma arriviamo alla
domanda: con tutto il dovuto rispetto per la montagna di soldi, una montagna enorme, come fa
un'attrice, se non di grande talento sicuramente, dobbiamo ammetterlo, stimata, e a cui, soprattutto, non
manca niente... a emozionarsi di fronte a un pezzo di carne?
Ron, o forse Rudy, ha bisbigliato Oh, mio Dio.
- A mostrarsi affamata davanti all'ennesimo salsicciotto sul quale mette tutta quella... mostarda,
- ha detto Letterman, la testa inclinata, guardandomi, ricordo perfettamente, nell'occhio destro. -
E se preferisce soprassedere capiremo benissimo... dico bene, Paul? Sembrava proprio a
disagio. Come se stesse sparando le ultime cartucce. Io lo guardavo come se fosse completamente
pazzo. Ora che aveva tirato fuori la sua stupida domanda, mi sentivo come se avessimo partecipato a
due conversazioni separate fin dall'inizio dell'intervista. Mi  venuto davvero da sbadigliare.
- Devi solo essere onesta, - stava dicendo Ron.
- Insisti, parlagli delle tasse arretrate, - bisbigliava Rudy.
- Guardi, - ho detto sorridendo,- credo che qui uno dei due non si sia spiegato bene. Posso
essere veramente onesta? Letterman continuava a guardare a sinistra del palco, come se cercasse
qualcuno. Ero convinta che avesse la sensazione di essersi spinto troppo in l, e il suo disagio aveva
fatto piombare il pubblico in un silenzio di tomba.
Sorridevo, finch il mio silenzio non ha attirato la sua attenzione. Mi sono allungata verso di lui
con aria cospiratoria. Dopo un attimo si  deciso ad allungarsi sulla scrivania verso di me. Ho guardato
lentamente da una parte e dall'altra. In un sussurro perfettamente udibile ho detto:- Ho fatto gli spot dei
wurstel gratis.
Ho ammiccato alzando e abbassando le sopracciglia. Letterman  rimasto a bocca aperta.
- Gratis, - ho detto, - soltanto per l'arte, il divertimento, qualche confezione di hot dog e il
piacere di un prodotto ben confezionato.
- Ma su, andiamo, non dir sul serio, - ha detto Letterman, tornando nella sua posizione e
mettendosi le mani nei capelli. Fingeva di rivolgersi al pubblico in studio: - Signore e signori...
- Una sensazione che sicuramente tutti i presenti conoscono bene. - Sorridevo con gli occhi
chiusi. - Anzi, sono io che li ho cercati. Mi sono offerta. Li ho quasi pregati. Avrebbe dovuto vedere.
Avrebbe dovuto esserci. Non era un bello spettacolo.
- Che presa in giro, -  intervenuto Paul Shaffer, fingendo di asciugarsi un occhio sotto gli
occhiali. Letterman gli ha tirato la scheda, e l'addetto agli effetti sonori, in maglione rosso, ha prodotto
un altro rumore di vetri. Ho sentito Ron dire a Rudy che ero stata geniale. All'improvviso sembrava che
Letterman si stesse divertendo un mondo. Sorrideva; faceva ah ah; lo sguardo si era rianimato;
sembrava un enorme giocattolo. Sembravano tutti spassarsela. Mi sono toccata l'orecchio e ho sentito
mio marito ringraziare Ron.
Abbiamo chiacchierato e riso ancora un paio di minuti su come l'arte e il sapersi accettare siano
infinitamente pi importanti del patrimonio. L'intervista  finita in un tripudio di buoni propositi. David
Letterman ha preso qualche etichetta che aveva addosso e ne ha fatto coriandoli. Ero sinceramente
dispiaciuta che fosse finita. Letterman mi ha sorriso calorosamente prima che partisse la pubblicit.
In quel preciso istante ho sentito dal profondo del cuore che tutta l'angoscia, le elucubrazioni, la
paura di Rudy erano state inutili. Perch, quando  partita la pubblicit, David Letterman era lo stesso
di prima. Il regista, col suo cardigan, si  passato il dito sul collo come per tagliare la gola, la fotografia
originale di un paraurti occupava tutti i monitor della 6A, la band diretta da Shaffer si  scatenata, le
luci delle telecamere si sono spente. A Letterman sono crollate le spalle; si  accasciato sulla scrivania
volutamente da poco, asciugandosi la fronte con un pezzo di stoffa spiegazzato estratto dal taschino
della giacca da yachtsman. Ha sfoderato un caldo sorriso e ha detto che era stato mostruosamente bello
avermi come ospite, che quella sera il pubblico aveva senz'altro speso bene il suo tempo, che sperava
mia figlia Lynnette avesse, nel suo stesso interesse, anche solo la met della mia presenza scenica, e
che se avesse saputo quale ospite strepitosa ero, avrebbe personalmente mosso mari e monti per avermi
in studio gi da molto.
- E' andata davvero cos, - raccontavo a mio marito pi tardi nella limousine della Nbc. - Ha
detto mostruosamente bello, speso bene, e che sono stata un'ospite strepitosa. E non ci stava
ascoltando nessuno.
Ron si era fatto portare da un autista a prendere Charmian, e insieme ci avrebbero raggiunti al
River Caf, dove cercavamo di ritrovarci ogni volta che io e Rudy capitavamo in citt. Ho guardato il
nostro autista, davanti a noi, al di l del vetro divisorio: senza cappello, capelli a spazzola, la testa
immobile come una foto. Mio marito, seduto accanto a me, mi teneva una mano fra le sue. La cravatta
e il fazzoletto erano impeccabili. Mi pareva quasi di sentire nell'aria il suo sollievo. Era terribilmente
sollevato quando l'ho rivisto dopo la registrazione. Letterman aveva spiegato al pubblico che avevo
altri impegni ed ero stata accompagnata fuori mentre lui presentava il re autoproclamato delle
televendite di casalinghi, che indossava la spilla di un'associazione caritatevole.
- Certo che ha parlato cos, - ha detto mio marito. - E' nel suo stile.
- Infatti, - ho affermato, guardando il contenuto delle sue mani. Ci dirigevamo verso sud.
- Ma non vuol dire che lui  veramente cos, - ha detto, guardandomi dritto negli occhi. Poi
anche lui ha guardato le nostre mani. I nostri tre anelli erano uno vicina all'altro. In uno slancio di
affetto mi sono fatta pi vicino sul morbido sedile di pelle, il viso bollente e infiammato. L'orecchio,
libero, si sentiva un po' violentato.
- Non pi di quanto tu sia come ti sei mostrata mentre ce lo giostravamo meglio di come abbia
mai visto fare, - ha detto. Mi guardava ammirato - Sei un'attrice versatile e piena di talento, - ha detto. -
Hai seguito le istruzioni. Hai mantenuto la calma, facendo onore a tutti e due, e cos sei sopravvissuta
all'apparizione in un anti-show -. Ha sorriso. - Sei stata grande.
Mi sono staccata da mio marito quel tanto che bastava per guardare la sua faccia pulita. - Non
ho recitato, con David Letterman, - gli ho detto. Ed ero sincera. - Quelli da tenere a bada... eravate tu e
Ron -. Continuava a sorridere. - Altro che patto, se Charmian non mi avesse detto di tenere i capelli
sciolti mi sarei subito tolta l'auricolare. Letterman si sarebbe sentito offeso. E sapevo fin dal momento
in cui mi sono seduta di fronte a quella ridicola scrivania che non avrei avuto nessun bisogno di
istruzioni. Non mi ha bistrattata -, ho detto. - E' una persona divertente, Rudy. Io mi sono divertita.
Sorridendo, ha acceso una lunga Gauloise. - L'hai fatto solo per divertimento? - ha domandato
beffardo. Ha anche accennato a darmi di gomito. Stavamo attraversando un quartiere residenziale che
io ricordavo come popolare.
E devo confessare che a quell'accenno di gomitata ho provato un che di cupo al cuore. Mi
sembrava cos brutto non riuscire a far comprendere al proprio consorte che avevo fatto sul serio. E
gliel'ho detto.
- Mi sono mostrata come sono, - ho ribadito.
E ho visto sulla faccia di Rudy la stessa espressione che dovevo aver avuto io quando non
capivo di cosa stessero parlando Ron e Rudy e anche David. E ho sentito la stessa sensazione strana,
come di panico che, ora mi immagino, lui doveva aver sentito per tutta la settimana. Ci siamo messi
tutti e due ad ascoltare la dolce musica barocca che proveniva dall'interfono della limousine.
- E' stato come al mio compleanno, - ho detto tenendo la mano del mio secondo marito fra le
mie. - Quando  stato il compleanno, eravamo d'accordo. Ho quarant'anni, e ho figli grandi e piccoli, un
marito a cui voglio bene, e sono un'attrice della televisione che ha accettato di fare da testimonial per
una marca di wurstel. Non ci abbiamo anche brindato su col vino, Rudy? Abbiamo messo le carte in
tavola. E' passata solo una settimana da quando eravamo d'accordo. Cos'altro dovrei essere diventata
nel frattempo?
Mio marito ha liberato la mano e ha toccato la griglia del vetro divisorio. La testa senza
cappello dell'autista spagnolo era dritta. Ho notato che una parte del collo era priva di pigmentazione.
La zona pi chiara era circolare e spariva sotto l'attaccatura dei capelli.
- A un certo punto si  sporto verso di me, Rudy. Gli ho visto il viso fin nei minimi particolari.
Aveva le lentiggini. Sotto i riflettori ho visto le goccioline di sudore. E un piccolo neo, vicino
all'etichetta. Aveva gli occhi dello stesso azzurro che hanno quelli di Jamie e Lynnette d'estate. L'ho
guardato. L'ho visto.
- Ma noi te l'avevamo detto, Edilyn, - ha detto mio marito allungando una mano nel taschino
della giacca.- Il motivo per cui  l,  per dimostrare che lui non  come lo vedi. E' proprio questo il
punto. Che nessuno  veramente come lo vedono gli altri. L'ho guardato. - E tu pensi che sia vero?
La sigaretta scoppiettava. - Non ha importanza quello che penso io. Di questo tratta lo show.
Sono quelli che lo seguono a renderlo vero.
- E tu ci credi, - ho detto.
- Io credo a ci che vedo, - ha detto, posando la sigaretta per armeggiare con il tappo del
tubetto. Sull'etichetta c'era scritto due o pi pastiglie, varie volte al giorno. - Se cos non fosse, come
farebbe a condurre lo show in quel modo...
- Mi pare una grossa ingenuit.
- ...come facevamo anche noi? - ha detto.
Certe pillole sono davvero amare. Quando ho finito il drink preso dal bar della limousine,
sentivo ancora il sapore dello Xanax in fondo alla lingua. Il riflusso di adrenalina mi aveva lasciato
sfinita. Dagli alti edifici siamo sbucati vicino al fiume. Ho guardato fuori mentre costeggiavamo il
ponte di Manhattan. E' apparso il sole al tramonto, rosso, come sospeso, alla nostra destra. Mentre
passavamo, abbiamo guardato tutti e due il fiume. Alla luce del tramonto marzolino, lo strato
superficiale aveva il colore di una ferita.
Ho ingoiato. - Cos tu credi che nessuno  veramente come lo vediamo.
Non ho avuto risposta. Rudy guardava dal finestrino.
- Oggi ho notato che Ron praticamente non ha bocca. E' pi un taglio nella testa -. Poi, dopo
una pausa:- Il fatto che ti senti legato a lui nelle questioni di lavoro non deve condizionare la nostra vita
privata -. Ho sorriso. - In fondo non ci manca niente, tesoro.
Mio marito ha riso senza sorridere. Guardava gli ultimi raggi di sole sull'acqua mentre ci
avvicinavamo all'intreccio d'ombre del ponte di Brooklyn.
- Perch se nessuno  veramente come lo vediamo, - ho detto, - allora anch'io sono cos. E
anche tu.
Affascinato dal tramonto, Rudy ha cominciato a decantarlo: gli sembrava un'esplosione, come
sospesa tutt'intorno, quasi a sfiorare l'acqua. Si rifletteva e sdoppiava in quello spicchio di fiume. Ma
mentre lo diceva, mi sono accorta che fissava solo l'acqua.
- Oddio, - ecco cosa ha detto David Letterman quando gli esplosivi sono esplosi e Reese, il
direttore,  venuto fuori dal cerchio perfetto con quella sua faccia fuori del comune cerchiata di
fuliggine. Mesi dopo, una volta uscita da una situazione che mi vedeva al centro, sopravvissuta nella
quiete prodotta dal grande tumulto dal quale io, in quanto causa, perfettamente circondata, ero esente,
sono rimasta di nuovo stupita da quanto fosse in fin dei conti la cosa pi giusta da dire per una persona
in quel frangente.
E me lo sono ricordato e ho faticato molto per far capire che, se non altro, io sono una donna
che dice quello che pensa. E' cos che devo vedermi, se voglio vivere.
E per questo, mentre la limousine messa a nostra disposizione ci portava all'appuntamento con
Ron e Charmian e forse anche Lindsay, per bere e mangiare dall'altra parte del fiume a spese della Nbc,
ho chiesto a mio marito chi pensava che fossimo allora realmente, io e lui.
Domanda che non avrei mai dovuto fare.
La ragazza con i capelli strani
a William F. Buckley e Norman O. Brown
Risucchio ha sognato che doveva vedere un concerto ieri sera altrimenti si trasformava in una
cosa liquida, e allora ieri sera io e i miei amici Mister Wonderful, Big e Risucchio siamo andati a Irvine
a vedere Keith Jarrett che suonava il piano in un concerto all'Irvine Concert Hall. E' stato un grande
concerto! Keith Jarrett  un negro che suona il pianoforte. Io vado pazzo per gli artisti negri che fanno
gli artisti in qualsiasi campo dello spettacolo. Credo proprio che sono una razza di performer di talento
e incantevoli, e certe volte sono pure simpatici. Mi piace soprattutto assistere alle performance dei
negri da lontano, perch da vicino il loro odore il pi delle volte risulta sgradevole. E devo dire mio
malgrado che pure Mister Wonderful da vicino ha un odore molto sgradevole, per  un bravo ragazzo,
 allegro e si mette a ridere quando affermo che la sua puzza mi fa un po' senso e sta attento a tenere le
distanze o comunque a non mettersi sottovento. Io mi spruzzo acqua di colonia English Leather che mi
rende profumato e attraente in ogni momento. English Leather  l'acqua di colonia per uomini di quella
pubblicit dove una donna bellissima e molto sexy che gioca a biliardo meglio di un professionista si
mette a dire che tutti i suoi uomini hanno addosso English Leather oppure non hanno addosso niente.
Trovo questa donna molto seducente e sessualmente eccitante. Mi sono registrata la pubblicit della
English Leather con il mio nuovo videoregistratore Toshiba e mi piace sdraiarmi sulla mia sdraio di
crine e masturbarmi mentre vado avanti e indietro con la pubblicit sul mio videoregistratore.
Risucchio si  messa a guardarmi mentre mi masturbavo davanti alla pubblicit dell'acqua di colonia
English Leather e ha ammesso che la donna  molto eccitante e ha aggiunto che se fosse per lei le
leccherebbe la vagina. Risucchio  una bisessuale con una predilezione per il sesso orale. Siamo rimasti
in piedi a fare una stupida fila per un sacco di tempo davanti all'Irvine Concert Hall allo scopo di
vedere Keith Jarrett in concerto perch siamo arrivati in ritardo e non abbiamo evitato il casino. Siamo
arrivati come al solito in ritardo perch Big doveva smerciare Lsd a due tizi a Pasadena, e poi pure a
due donne che stavano a Brea, e mentre stavamo in fila per vedere Keith Jarrett  riuscito a vendere un
po' di Lsd perfino a due ragazzi, Manomorta e Muffa, che se l'erano fatta in motocicletta fino a Irvine
per diventare suoi clienti di Lsd. Big  un punk di una certa esperienza che prepara Lsd nella sua
stanzetta in casa dei miei amici, e poi lo va a vendere. Odio starmene in fila tanto tempo e per questo
non voglio arrivare mai tardi, ma del resto Risucchio ha cominciato a farmi un pompino all'istante,
nell'istante in cui lei e Big e Mister Wonderful sono venuti a prendermi nella mia nuova casa di
Altadena e mi hanno caricato su un ex camioncino del latte e io sono venuto mentre percorrevamo la
Highway 210 ed  stato molto bello, e grazie a Risucchio non mi ha dato troppo fastidio fare tardi e non
mi ha dato troppo fastidio pagare i biglietti, che erano molto cari, perfino per vedere un negro.
Manomorta e Muffa si sono subito schiaffati sulla lingua l'acido appena acquistato e hanno
deciso di restare per venire con noi a vedere Keith Jarrett dopo che Risucchio ha deciso che potevo
pagare io i loro biglietti. Risucchio poi mi ha presentato a Manomorta e Muffa, che a me sono sembrati
due pischelli del liceo. Risucchio mi ha presentato a Manomorta e Muffa; ha detto: Manomorta, Muffa,
questo  Fighettodelcazzo. E poi ha presentato Manomorta e Muffa a me. Il mio nome 
Fighettodelcazzo, anche se non  affatto il mio nome. Tutti i miei migliori amici sono punk e raramente
hanno un nome eccetto nomi come Tettona o Manomorta o Muffa. Risucchio per esempio si chiama
Sandy Imblum e viene da Deming, New Mexico. Muffa ha chiesto a Risucchio se poteva toccarle solo
un poco la punta dei capelli e lei gli ha risposto che poteva andarsi a sedere su qualche palo appuntito, e
la cosa mi ha fatto ridere tantissimo.
Muffa aveva un'aria troppo immatura per essere un vero punk, e sfortunatamente era bruttino.
Era pelato, ma sfoggiava qua e l ciuffi di capelli, portava occhiali rosa e aveva un collo sottile, per in
definitiva sembrava un bravo ragazzo; invece Manomorta si era fissato che non gli piaceva il mio
nuovo vestito appena acquistato da Rodeo sulla Rodeo Drive e non gli piacevano nemmeno le mie
Top-Sider e nemmeno la mia cravatta della scuola privata che aveva una bella scritta Accademia
Militare di Westminster e aveva pure la bandiera americana. Sosteneva che non sembravo un tipo a
posto, n un bravo giovane e che i miei vestiti erano abbastanza brutti. Gli dava fastidio pure l'odore
della mia colonia English Leather. Risucchio si  innervosita per tutte queste dichiarazioni di
Manomorta e ha chiesto a Mister Wonderful se gli andava di fare male a Manomorta, e cos Mister
Wonderful ha piazzato un calcione nel basso ventre di Manomorta con un anfibio di quelli pesanti con
la punta rinforzata, da guerrigliero Contra del Centroamerica. Manomorta ha cominciato a soffrire per
il dolore insopportabile tanto che poi  stato costretto a stare seduto sul cordone proprio in mezzo alla
fila per vedere Keith Jarrett, tenendosi le zone basse prese a calci. Risucchio ha infilato un dito in
ciascuna delle narici di Manomorta e gli ha detto che forse era il caso di chiedermi scusa, se voleva
continuare a conservare pure il naso nella composizione della sua faccia. Il dolore e il fastidio sono
particolarmente fastidiosi per la gente che si  appena schiaffata Lsd sulla lingua, e allora Manomorta
ha deciso di porgermi le sue scuse senza nemmeno guardarmi in faccia.
Io ho informato Manomorta che le sue scuse venivano accettate senza problemi e che in fondo
mi sembrava uno giusto, e gli ho stretto la mano per dimostrargli che Fighettodelcazzo non era uno che
voleva rompere le scatole, e Big lo ha aiutato ad alzarsi e ha lasciato che gli si appoggiasse mentre io
pagavo al tipo dietro lo sportello dell'Irvine Concert Hall sei biglietti per vedere Keith Jarrett, per un
totale di centoventi dollari. Manomorta ha detto a Big che il suo Lsd era number one mentre tutti
insieme entravamo nel delizioso e comodissimo ed elegantemente decorato foyer dell'Irvine Concert
Hall. Risucchio mi ha sussurrato all'orecchio che siccome avevo pagato i biglietti per vedere Keith
Jarrett e l'avevo salvata dalla liquefazione, in cambio avrebbe tentato di tenere in bocca il mio pene in
erezione per parecchi minuti senza farmi venire, e inoltre avrebbe acconsentito a farsi sbruciacchiare
dietro le gambe con parecchi fiammiferi, e la cosa mi ha reso felice, e allora io e Risucchio ci siamo
infilati le lingue l'uno nella bocca dell'altra mentre i nostri amici si mettevano in cerchio intorno a noi e
urlavano a gran voce tutta la loro approvazione. Pure gli altri gruppi di amici che erano venuti a vedere
il concerto di Keith Jarrett approvavano il buonumore del nostro gruppo e ci hanno concesso un sacco
di spazio e di privacy nell'ampio foyer dell'Irvine Concert Hall.
Mister Wonderful e Big e Risucchio hanno preso in quantit abbondante l'Lsd di Big, roba seria
che lui fabbrica apposta per i concerti e cio senza le anfetamine cos uno non si agita troppo, e pure
Manomorta e Muffa l'avevano preso, quindi erano tutti sotto effetto dell'Lsd, il che li rendeva
superdivertenti a starci insieme. Io non ho preso l'Lsd perch l'Lsd e le altre sostanze illecite purtroppo
non riescono ad avere nessun effetto su di me o sul mio stato naturale di coscienza. Non riesco mai ad
andare fuori di testa mandando gi droghe, e tutti i miei amici punk sono affascinati da questo fatto e lo
trovano troppo divertente. A scuola, al college, alla facolt di economia e a quella di legge, ero uno
molto simpatico ed estroverso ma nemmeno in questi ambienti le sostanze illecite funzionavano.
Niente. I miei amici punk impazziscono quando vado a comprare quantit enormi di droga e le prendo
tutte senza riuscire ad andare fuori di testa mentre su di loro funzionano. Il mese scorso per il mio
compleanno mi hanno schiaffato sulla lingua quasi tre quarti dell'acido di Big e poi ce ne siamo andati
a fare un giro con la mia nuova auto sportiva che mia madre mi ha regalato per il compleanno. E' una
Porsche a sei marce pi due retromarce e gli interni in pelle. E con il motore turbo! Pure Big e
Risucchio si sono schiaffati varie droghe sulla lingua e abbiamo cominciato a correre sparati a
retromarcia per la Pacific Coast Highway fino a quando un poliziotto non ci ha fatto segno di accostare
e mi  toccato allungargli una mancetta di mille dollari per distorglielo dall'arresto di Risucchio che si
era fissata che quello aveva una pistola fatta con del materiale di scarto radioattivo e continuava a
tentare di estrargliela dalla fondina perch diceva che l'unica cosa da fare era lanciarla contro un albero
per neutralizzare le radiazioni. L'agente, per altro, si  comportato da gentiluomo, e si vedeva che era
felice di ricevere un fuori mano di mille dollari. Siamo ripartiti, stavolta a marcia avanti, e Big ha
cominciato a ridere per il fatto che Risucchio pensava di neutralizzare le radiazioni della pistola
lanciandola contro un albero, e rideva cos tanto che si  bagnato i pantaloni, rischiando di macchiare
una parte degli interni in pelle della mia Porsche nuova, e devo ammettere che mi sono innervosito, e
ho cominciato a essere freddo con Big, ma in una piazzola di sosta Risucchio mi ha lasciato
bruciacchiare un capezzolo a Big con il mio accendino d'oro, cos mi  tornato il buonumore e ho
pensato che in fondo Big era un bravo ragazzo. Ieri sera siamo andati verso i sei posti della nostra fila
dell'Irvine Concert Hall e abbiamo preso posto. Il mio nuovo amico Manomorta si  seduto lontano da
me ma vicino a Big, e pure Mister Wonderful si  seduto vicino a Big. Io mi sono seduto tra Muffa e
Risucchio, che si era messa nell'ultimo posto della nostra fila. Gi in fondo sul palco dell'Irvine
Concert Hall c'era un pianoforte con uno sgabello. Una donna seduta dietro Risucchio ha bussato sulla
spallina della mia nuova giacca sportiva protestando perch i capelli di Risucchio creavano problemi
alla sua visuale e non vedeva il pianoforte e lo sgabello sul palco. Risucchio ha detto alla donna che
poteva andare a fare in culo, ma il buon vecchio Muffa ha capito la situazione e ha chiesto a Risucchio
di scambiare il posto con lui e cos ha risolto i problemi di visuale alla donna, che continuava a tossire
da quando Risucchio le aveva rivolto la parola. Muffa era un tappo e aveva pochissimi capelli che dalla
testa salivano su verso l'aria, cos era perfetto per uno che doveva stargli seduto dietro. Risucchio ha i
capelli soltanto al centro della testa rotonda e sono abilmente scolpiti a forma di pene gigante in
erezione; per il resto  pelata come Muffa. In ogni caso, questo pene di capelli  molto grande e
turgido, quindi pu creare problemi quando il soffitto  basso e quando qualcuno deve stare seduto per
vedere una cosa che vuole vedere anche Risucchio. La sua migliore amica e confidente  Tettona,  lei
l'autrice della scultura ed  lei che le fornisce prodotti speciali per la cura dei capelli, e visto che  una
hair stylist affermata, fa in modo che la scultura di capelli di Risucchio sia sempre rigida e che somigli
a quel che deve somigliare. Io vado a farmi i capelli al Julio Unisex Fashion Cut Center di West
Hollywood, e mi faccio fare una scriminatura particolare sul lato destro dei capelli e me li faccio
scalare tutto intorno cos che le mie orecchie, che sono particolarmente ben fatte e attraenti, risaltino
sempre. Ho visto questo taglio raffinato su Gentleman's Quarterly, ho ritagliato la foto e l'ho portata
a Julio per fargli vedere come volevo i capelli. Mister Wonderful invece ha un taglio alla mohicano che
ieri sera dava sul viola pallido, ma la maggior parte delle volte  arancione. I capelli di Big sono
lunghissimi, folti e neri e gli coprono la testa e le spalle e la schiena, e pure la faccia. In pratica Big per
poter vedere indossa una maschera di plastica che si  fatto installare tra i capelli all'altezza degli occhi,
e questo soltanto grazie a un'abile operazione di Tettona. I capelli in prossimit di quella che
probabilmente  la bocca di Big non sono il massimo della pulizia perch tendono a trattenere qualcosa
del cibo che li attraversa durante il pranzo. Come portava i capelli Manomorta, nemmeno me lo
ricordo.
Muffa mi si  chinato addosso per dire a Risucchio che era stata davvero generosa a scambiarsi
di posto con lui per permettere alla donna che tossiva di godersi lo spettacolo, perch secondo lui Keith
Jarrett era un artista negro sensazionale che tutti al mondo dovevano vedere per capire cos' la musica,
e mi ha chiesto se aveva ragione. Sono stato felice di dare ragione a Muffa e di calmare Risucchio cos
non ci avrebbe messo in croce, e Muffa aveva davvero ragione quando il negro Keith Jarrett  salito sul
palco con i pantaloni larghi, le scarpe e la camicia velours che gli andava troppo grande, e si  seduto
sullo sgabello davanti al pianoforte. Come molti negri, Keith Jarrett aveva i capelli tipo afro; da dove
stavano i nostri sei posti all'Irvine Concert Hall era tutto quello che riuscivo a vedere di Keith Jarrett
mentre suonava: la schiena e i capelli tipo afro. E come suonava bene! Ho detto a Risucchio che questo
artista era un fenomeno anche se non era un punk come Risucchio e Big e Mister Wonderful, che
insieme formano un gruppo punk di altissimo livello conosciuto ovunque come Gli Sfinteri Immensi, e
Risucchio che in quel momento era nel punto di massimo effetto dell'Lsd mi ha guardato come se ci
fosse qualcosa di estremamente interessante alle mie spalle. Mi ha passato la lingua sulla faccia per pi
di trenta secondi, poi di colpo si e fermata e mi ha indicato una minuta ragazzina bionda nella fila pi
in basso, e ha deciso che i capelli della ragazzina erano una cosa affascinante e strana da vedere. Si 
messa a fissare la ragazzina sotto di noi con grande intensit, mentre Keith Jarrett andava avanti con il
suo concerto.
Mentre io e i miei amici ascoltavamo Keith Jarrett suonare il piano all'Irvine Concert Hall ieri
sera, pensavo che eravamo un gruppo fichissimo di giusti e di giuste e che ero felice di aver fatto
amicizia con gente cos divertente! Sono veramente unici, e poi sono cos diversi dai miei vecchi amici
con i quali sono cresciuto ad Alexandria, in Virginia, quando frequentavo belle scuole e universit tipo
l'Accademia Militare di Westminster, la Brown University, la facolt di Economia all'Universit della
Pennsylvania o quella di Legge a Yale. Tutti quei miei vecchi amici hanno nomi veri e portano vestiti
come i miei, sono pure molto carini, intelligenti e spesso divertenti, per mai quanto questa banda di
scimmie che sono i miei nuovi amici della zona di Los Angeles! Ho conosciuti tutti i miei nuovi amici
punk a una festa subito dopo il mio arrivo nella zona di Los Angeles per il mio nuovo lavoro dove mi
danno pi di centomila dollari all'anno.
Alla festa a Los Angeles in onore dei Giovani Repubblicani di Los Angeles ci ero andato
insieme a Miss Paisley Campbell-Greet, una fica che stavo tentando di convincere a farmi un pompino
e successivamente a lasciarsi sbruciacchiare, e chiacchieravo e facevo lo spiritoso da parecchie ore con
lei e con parecchi Giovani Repubblicani quando a un certo punto parecchi punk, vestiti di pelle e di
metallo e che non erano proprio d'accordissimo con la politica dei Giovani Repubblicani su alcune
questioni sociali, sono sbucati improvvisamente dal nulla, hanno buttato gi la porta e hanno
cominciato a mangiare il costoso rinfresco preparato dalle Ausiliarie dei Giovani Repubblicani, ad
assumere stupefacenti e a fracassare qualsiasi cosa. L'organizzatore della festa quando ha provato a
protestare con i punk pi grandi, che erano Big e gli amici del cuore di Big, Teschio e Trapano,
affinch fossero pi educati e avessero un comportamento pi consono, si  beccato in cambio un dito nell'occhio.
.
E appena dopo la scena del dito nell'occhio, sempre alla festa mi sono fatto trascinare in una
discussione con un Giovane Democratico, uno della facolt di Legge di Berkeley, in California (vorrei
proprio sapere perch ce l'hanno fatto entrare!), Paisley Campbell-Greet lo conosceva e ce ne stavamo
l tutti a chiacchierare tranquillamente quando io con ingenuit e con un certo orgoglio ho messo in
mezzo il fatto di mio padre e di mio fratello, e della recente promozione e responsabilit e senso
dell'onore di mio fratello. Muffa mi si  buttato addosso perch voleva dire che secondo lui il negro
Keith Jarrett era un musicista cos grande ed emozionante per il fatto che il suo concerto era in realt
una improvvisazione jazz, e cio lui in realt componeva la musica intanto che la suonava. Risucchio
ha cominciato a piangere per questa cosa e anche per la ragazzina dai capelli strani e cos io le ho
prestato uno dei miei fazzoletti di seta i cui colori si combinano perfettamente con la maggior parte dei
completi del mio guardaroba. Alla festa dei Giovani Repubblicani ho cominciato a raccontare che la
famiglia di mia madre possiede un'azienda che fabbrica prodotti farmaceutici di alta qualit, mentre la
famiglia di mio padre fa parte dell'alta aristocrazia militare. Mio padre  uno degli ufficiali col grado
pi alto nel Corpo dei Marines degli Stati Uniti d'America, e sia lui che io che mio fratello siamo
parenti di uno dei generali pi valorosi che la nazione americana abbia mai avuto dai tempi di Ulysses
S. Grant. Mio fratello ha trentaquattro anni e in questo momento  tenente colonnello del Corpo dei
marines degli Stati Uniti d'America e ha l'onore di servire il Presidente degli Stati Uniti d'America in
qualit di custode della valigetta nera con i codici nucleari. All'inizio mio fratello aveva soltanto
l'incarico di ufficiale addetto al servizio notturno e ogni notte se ne stava seduto davanti alla camera da
letto del Presidente della nostra nazione con la valigetta nera attaccata al polso, ma ora che ha
dimostrato di essere un custode eccellente dei codici nucleari  passato all'incarico diurno, e per questo
lo si pu vedere spessissimo in televisione in piedi sull'attenti a non pi di tre metri dal Presidente,
mentre custodisce la valigetta nera con i codici nucleari che sono molto importanti per conservare
l'equilibrio dei poteri nel nostro pianeta.
Il Giovane Democratico imbucatosi alla festa non ce l'ha fatta pi circa le mie dichiarazioni
circa mio fratello custode diurno dei codici nucleari e ha cominciato a essere veramente maleducato,
alzava la voce e gesticolava democraticamente e le braccia volteggiavano nella tipica giacca sportiva di
velluto a coste, e alla fine mi ha addirittura appoggiato il dito sul petto. Paisley Campbell-Greet ha
detto di essere ubriaca e comunque di avere un debole per le discussioni sulla politica di difesa
nazionale, per io in ogni caso non sopporto che mi appoggino un dito sul petto e mi sono visto
costretto a prendere il mio accendino d'oro e a dare fuoco alla barba del Giovane Democratico della
facolt di Legge di Berkeley. Lui si  impressionato molto e ha cominciato a correre avanti e indietro
continuando a darsi degli schiaffi sulla barba, e Paisley pure era un po' seccata, invece io ero contento
di avergli dato fuoco alla barba con il mio accendino d'oro.
E cos ho conosciuto i miei amici punk e sono diventato Fighettodelcazzo; perch Risucchio e
la sua amica Tettona giocavano a chi riusciva ad afferrare con i denti gli spicchi di limone dentro la
grande caraffa del ponce di Tiffany dei Giovani Repubblicani e a un certo punto si sono sentite
scaraventare via dall'avvocatino con la barba fumante che gli ardeva intorno al cranio e per questo l'ha
immerso nella caraffa. Risucchio si  arrabbiata per come lui le ha trattate e ha deciso di immergergli la
testa nell'aperitivo fino a quando gli veniva a mancare l'ossigeno. Paisley Campbell-Greet cercava di
tirare via Risucchio dal Giovane avvocato Democratico, e ha fatto innervosire pure Tettona che ha
deciso di strappare a Paisley una considerevole parte del suo costoso vestito di taffet, e da quel
momento la visione delle tette di Paisley Campbell-Greet era a disposizione di tutti gli invitati. Ero
felice che Risucchio aveva provato a fare del male all'avvocatino in fiamme, e cominciavo anche a
capire che difficilmente Paisley Campbell-Greet mi avrebbe fatto un pompino visto che avevo dato
fuoco al suo amico di Berkeley, e poi le sue tette si sono rivelate molto molto piccole e troppo
appuntite, cos ho cominciato a ridere senza fermarmi davanti allo spettacolo dell'abito da cocktail di
Paisley e mi sono presentato a Risucchio, le ho fatto molti complimenti per i capelli a forma di pene
eretto e le ho confidato la mia felicit per il fatto che fosse montata sulla schiena dell'avvocatino che mi
aveva messo un dito sul petto solo perch mio fratello custodiva la valigetta nera con i codici nucleari
per il Presidente degli Stati Uniti d'America. E quando Risucchio e la sua banda - Tettona e Teschio e
Trapano e Big e Mister Wonderful - hanno saputo che mio fratello faceva il custode dei codici nucleari
per il Presidente della nostra nazione e che mi rendeva felice sbruciacchiare gli avvocati che mi danno
fastidio, si sono riuniti e hanno deciso che ero il pi incredibile e meraviglioso Giovane Repubblicano
mai esistito sul nostro pianeta, e mi hanno rapito trascinandomi via dalla festa a bordo del loro ex
camioncino nero del latte con i simboli druidici abilmente verniciati sulla vernice, prima che la polizia
chiamata da Paisley e dall'avvocato attizzato arrivasse a mettermi nei guai che mi avrebbero fatto
perdere il lavoro che mi fa guadagnare un sacco di soldi. Quella sera Risucchio e Tettona me l'hanno
preso in bocca, e pure Trapano. Con Risucchio e Tettona sono stato felice, con Trapano no, quindi non
sono bisessuale. Risucchio poi ha accettato di farsi sbruciacchiare un po', e ho capito che  una persona
meravigliosa. Big  riuscito a prendere un cucciolo dietro la loro casa in East Los Angeles e lo ha
inzuppato di benzina e poi hanno lasciato che gli dessi fuoco io nello scantinato della loro casa in
affitto, e cos ci siamo dovuti stringere in un angolo per fargli spazio mentre correva su e gi per la
stanza parecchie volte. All'Irvine Concert Hall ieri sera Manomorta mentre si toccava in mezzo alle
gambe ha cominciato a lamentarsi perch Keith Jarrett gli stava scaricando una strana energia che
proveniva dalle antiche radici della sua chioma afro, e ha preso a fare la checca isterica. Risucchio
aveva smesso di piangere per era sempre pi affascinata e attratta dai biondi e ricci capelli della
ragazzina seduta accanto a un uomo anziano che indossava una bella giacca sportiva, due file pi in
basso dei nostri sei posti al concerto. Risucchio ha deciso che i capelli strani della ragazzina
rappresentavano un amuleto anti-sacrificale prodotto con materiale chimico radioattivo e che se avesse
potuto tagliarli e introdurseli nella vagina sotto la veranda di casa del patrigno a Deming, New Mexico,
avrebbero potuto bruciarla e ribruciarla quante volte volevano, lei non avrebbe pi provato dolore o
fastidio. Risucchio ha ricominciato a piangere e a soffocare fiamme immaginarie, e subito dopo ha
tentato di alzarsi e di lanciarsi due file pi sotto verso i capelli della ragazzina, ma Mister Wonderful
l'ha presa al volo e le ha promesso di procurarle qualche strano capello nell'intervallo; poi ha schiaffato
un po' di roba sulla lingua di Risucchio con la cortese collaborazione di Big. All'estremit della nostra
fila di posti al concerto c'era Muffa che sembrava molto interessato a me come persona e ha cominciato
a parlare mentre ascoltavamo Keith Jarrett che faceva le sue improvvisazioni seduto sullo sgabello.
Muffa ha dichiarato che era evidente che io fossi una bella persona per lo stesso non capiva come
fosse possibile che avevo stretto amicizia con i miei amici punk di Los Angeles - Big e Risucchio e
Mister Wonderful - visto che non ero come loro n mi vestivo come loro n avevo la tipica pettinatura
punk, e non ero povero n indifferente n nichilista. Cos io e Muffa abbiamo cominciato una fitta e
affascinante conversazione e io gli ho raccontato tantissime cose di come ero fatto e lui le ha trovate
interessanti e originali. Parlavamo di cose profonde e intanto Mister Wonderful teneva a freno
Risucchio, e Big teneva a freno le smanie di Manomorta per potersene stare tranquilli ad ascoltare le
dolci melodie che il nostro artista negro continuava a diffondere. Ho spiegato a Muffa che io e i miei
amici punk eravamo molto legati e che se pure non potevo vestirmi come loro sia per il mio lavoro sia
per questioni di tradizione di famiglia, non poteva sapere quanto ammiravo il look dei miei amici.
Poich Risucchio sa bene che il mio lavoro e la mia famiglia producono tanto capitale a ogni istante, a
lei non dispiace se non posso vestirmi in pelle o in metallo o rasarmi la testa o fare con i miei capelli
una scultura di quelle tipiche dei veri punk. Il mio lavoro  molto interessante e nemmeno troppo
faticoso e ce l'ho da meno di un anno. Sto in uno studio legale in qualit di associato e mi occupo di
mediazioni per conto di aziende. Succede qualche volta che i prodotti fabbricati da certi fabbricanti
sono fallati o difettosi, e possono arrecare danno ai consumatori, e quando a un consumatore gli girano
e per il danno subito vuole fare causa a uno dei clienti del mio studio, chiamano me per fare una
mediazione. Questo per esempio pu accadere per i giocattoli dei bambini o per attrezzi elettrici. Sono
un mediatore per le aziende particolarmente adatto perch mi piacciono molto le sfide e mi piace
affrontarle con lo spirito dei marines e annientare l'avversario! E sono appassionato e spietato proprio
quando il prodotto  davvero difettoso e ha davvero causato un danno al consumatore perch allora 
una sfida pi eccitante cercare di convincere una giuria o un giudice che quel che  successo veramente
non  successo veramente e che il prodotto del fabbricante non ha arrecato alcun danno al consumatore.
Ma la sfida pi eccitante  quando il consumatore che ha subito il danno  presente al processo, perch
una giuria tende a nutrire sensi di colpa verso le persone che hanno subito un danno, soprattutto se
fanno parte di una minoranza razziale e hanno un esercito di figli piccoli, come spesso accade alle
minoranze razziali quando si presentano in tribunale. Sebbene abbia mediato un sacco di cause per le
aziende, mi  andata male solo una volta o due, perch io ci sguazzo nelle sfide difficili nelle quali sono
parte dell'azione legale, e anche perch la gente  ben disposta verso di me, per via del mio aspetto. Un
avvocato inesperto si sorprenderebbe molto se sapesse quanto conti l'aspetto per una giuria. Io
modestamente sono un diavolo dal bell'aspetto e dimostro anche meno dei miei ventinove anni. Sembro
un ragazzo a posto, un giovanotto della porta accanto, una brava persona, e mia madre una volta ha
detto che ho il viso di un angelo del paradiso. Ho gli occhi languidi di un canguro, la pelle bianca e
morbida di un neonato, la carnagione chiara. Non c' nemmeno bisogno che mi rada, ho una pettinatura
sobria e non ho i problemi tipici della forfora, quali prurito e squame. Ho i capelli sempre puliti,
ordinati e corti. E le mie orecchie sono veramente attraenti.
Ho spiegato a Muffa che vestire in modo ineccepibile e sembrare un angelo mi aiuta nella
carriera e Risucchio questa cosa l'ha capita. La mia carriera mi frutta pi di centomila dollari all'anno, e
inoltre mia madre mi manda assegni dal suo conto personale, quindi ho una grande disponibilit di
contanti, la qual cosa rende Risucchio e Big e Mister Wonderful un gruppo di punk particolarmente
allegro. Prima che mi arrabbiassi con lui, Muffa mi piaceva tantissimo. A differenza di Risucchio e
Manomorta, l'assunzione di Lsd aveva reso Muffa un tipo tranquillo e allegro ieri sera al concerto di
Keith Jarrett. Non ha avuto allucinazioni e non ha cominciato ad agitarsi, ma ha descritto con
semplicit in che modo la pasticchetta sulla lingua lo aiutasse a percepire con tutti e cinque i sensi la
musica del negro Keith Jarrett. Udiva la musica, la vedeva e ne sentiva perfino l'odore e il sapore.
Muffa ha deciso che qualcosa in quella musica aveva un odore di velluto vecchio nel baule di una
soffitta, per anche di vitamine, di medicine, e aveva anche un po' l'odore del mattino. Ed era anche
convinto che queste improvvisazioni di Keith Jarrett riusciva proprio a vederle. Si  sforzato di
descrivermi con parole sue i colori di un tramonto attraverso il fuoco, azzurro e albicocca, o attraverso
il fumo, prugna e nero. Ha detto che qualche volta la musica assomigliava a una luce debole dietro il
ghiaccio. Mi sono sentito cos felice di ascoltare il resoconto sensuale di Muffa, che quando Risucchio
mi ha messo la mano sul pene dentro i morbidi pantaloni di gabardine sussurrando che tra i capelli
strani della ragazzina bionda si nascondevano vermi e serpenti in perenne movimento che scandivano i
nomi della famiglia di Risucchio, gli Imblum di Deming nel New Mexico, le ho infilato la lingua in
bocca. Muffa sapeva un sacco di cose sugli altri generi musicali oltre il punk. Per lui Keith Jarrett  un
artista negro di grande talento. Ha detto che solo un genio poteva starsene seduto su uno sgabello
davanti a migliaia di spettatori lontani e cominciare a suonare qualsiasi vecchia melodia gli girava in
quella testa da afro. Secondo Muffa, nella testa di Keith Jarrett ci sono miliardi di questi motivetti, e lui
li suona, e non soltanto suona i motivetti ma li rende pure irriconoscibili, li cambia, improvvisando, e
cos ogni sera fa un concerto diverso da quello precedente. Il modo in cui i motivetti si legavano era
determinato dal subconscio di Keith Jarrett, sosteneva Muffa, cos i concerti di Keith Jarrett
assomigliavano a una linea retta e non a un cerchio bello tondo. La linea era come una piccola
autobiografia delle particolari esperienze e sensazioni del negro. Ho informato Muffa che non sapevo
che i negri avessero anche loro il subconscio ma che in ogni caso la musica mi piaceva tantissimo, e
Muffa c' rimasto un po' male. Risucchio ha preso a fare dei mugolii che mi hanno sessualmente
eccitato e neanche ha detto 'fanculo alla donna con la tosse che stava dietro a Muffa quella che ci ha
chiesto se per favore potevamo abbassare la voce per permettere a tutti quelli che erano venuti all'Irvine
Concert Hall di godersi il concerto, ma Muffa era ancora di cattivo umore e ha detto alla donna che
avrebbe preso a calci suo marito se non la smetteva di rompere le palle e cos lei si  cucita la bocca e
io ho preso la mano di Risucchio e mi sono messo in bocca una delle sue dita con lo smalto bianco per
le unghie al sapore di vaniglia che mi piace tanto. La ragazzina dai capelli gialli che per Risucchio
erano chimici e occulti si era quasi addormentata sulla spalla dell'anziano signore con l'elegante giacca
sportiva fatta su misura. La giacca mi piaceva molto e avrei voluto portarla io invece che quel signore.
Speravo che si voltasse dalla mia parte per vedere in faccia che tipo era uno che portava quella giacca
sportiva e ho cominciato a pensare che forse l'unica cosa da fare per spingerlo a voltarsi era tirargli una
monetina sulla nuca.
In ogni caso oltre a essere un buon punk pelato tuttofare con gli occhiali rosa, Muffa era anche
sveglio e intelligente. Era molto interessato a me come persona, e senza che me ne accorgessi aveva
spostato il discorso dai generi musicali con annesse esperienze e sensazioni del negro Keith Jarrett a
niente musica di nessun genere pi le mie esperienze ed emozioni di bianco. Era evidente che Muffa
era ansioso di scoprire come era possibile che io avessi rapporti cos soddisfacenti con i miei amici
punk. Ha detto che voleva veramente capire un Fighettodelcazzo come me. Prima durante l'effetto
dell'Lsd si era fatto tutto serio ma poi  diventato buffo in un modo che mi sembrava simpatico e
coinvolgente. Secondo la sua teoria i punk sono dei bambini nati in spazi molto angusti, senza finestre,
in pi circondati da muri di cemento e di metallo, tutti sfregiati da graffiti, e quando diventano grandi
passano la vita a cercare di uscire fuori da quei muri. Tentano di muoversi veloci sul margine estremo
di qualcosa e continuano fregandosene del rischio di cadere da quel margine estremo. Muffa ha detto
che i componenti della mia banda di punk si sentivano tutti come se non avessero niente, n avrebbero
mai avuto niente, e cos facevano in modo che questo niente diventasse tutto. Inoltre Muffa ha detto
che io ero un Fighettodelcazzo che aveva tutto, e quindi chiedeva spiegazioni sul fatto che io ero pronto
a scambiare il mio tutto assoluto con il niente assoluto. Muffa era curioso e simpatico seduto al suo
posto alla fine della nostra fila, per insisteva nel fissare il profilo del mio bel viso, e teneva la mano
sulla manica della mia giacca sportiva nuova, e la cosa non mi piaceva, perch aveva le unghie sporche.
Mi ha chiesto perch mi chiamavano Fighettodelcazzo. Ho spiegato a Muffa che per me era un bravo
ragazzo e che mi piaceva discutere con lui di cose cos profonde e che ammiravo il suo orecchino. Il
suo orecchino era di osso. Quando ha sentito queste parole Muffa si  di nuovo rabbuiato e io gli ho
detto che non doveva fare cos.
Risucchio guardava la monetina che tenevo in mano mentre fissavo la testa del signore anziano,
e come se per lei fossi un libro aperto, ha capito. Mi ha sussurrato all'orecchio di lanciare la monetina
sulla ragazzina dai capelli strani cos la ragazzina sentendo dolore si sarebbe voltata verso di noi e
Risucchio avrebbe avuto l'occasione di guardare il viso della ragazzina dai capelli strani. Ha detto di
aver gi intuito che il viso della ragazzina era quello di un vero e proprio gigante, con pianeti ruotanti
nelle orbite degli occhi, e che il suo alito aveva il sapore di mela. Ha detto che se avesse strappato i
capelli strani alla ragazzina e li avesse introdotti nella propria vagina sotto l'effetto dell'Lsd si sarebbe
trasformata dalla Sandy Imblum che era in un cerchio di fuoco con braccia gambe e vagina che
emanavano calore. Muffa le avevo chiesto educatamente se voleva mandar gi una pasticca di vitamina
B12 per neutralizzare parte della potenza delle sostanze illecite, ma ormai Risucchio non avvertiva pi
la presenza di Muffa. Ha messo la mano vicinissima al mio pene di gabardine e poi ha detto che una
volta piena di capelli strani infuocati sarebbe andata a trovare mio padre nell'ufficio del corpo dei
marines degli Stati Uniti e si sarebbe gettata tra le sue braccia di guerriero consumando con lui l'atto
sessuale e mio padre nel momento dell'orgasmo avrebbe preso fuoco a causa di Risucchio, e
immolatolo, gli avrebbe poi tagliato la sua gola da guerriero e mi avrebbe lasciato lavare nel suo
sangue. Risucchio  davvero una grande fica, ma devo ammettere che quello che ha detto non mi 
piaciuto, mettersi a parlare cos di mio padre e di un atto sessuale con lui davanti a tanta gente
nell'Irvine Concert Hall. Muffa ha ipotizzato che era probabile che Risucchio fosse fuori di testa a
causa dell'Lsd e ha chiesto a Mister Wonderful se poteva usare quel braccio che bastava a proteggere
parecchie persone per tenere buona Risucchio, e Big ha detto a Muffa di cucirsi la bocca e di farsi gli
affari suoi.
Ce l'avevo davvero tantissimo con Risucchio e mentre la chioma afro di Keith Jarrett ha
cominciato a muoversi di qua e di l seguendo la musica che si era fatta pi dura, pi tipo punk, ho
incrociato le braccia e ho cominciato a cacciare aria dalle narici con rabbia verso Risucchio. Subito
dopo l'ho costretta ad abbassare lo sguardo e l'ho fissata con rabbia. Le pupille nere degli occhi di
Risucchio sono diventate enormi fino a coprirle il colore degli occhi e ha cominciato ad aver paura del
sottoscritto e si  messa a piangere, e la cosa mi ha fatto stare un po' meglio. Muffa ha di nuovo messo
la mano sudicia sulla manica della mia giacca sportiva nuova e io mi sono girato verso di lui con le
braccia ancora incrociate, e devo essere apparso molto incazzato pure a lui, perch mi aveva toccato la
manica, dato che anche i suoi occhi ingenui sono diventati enormi e violacei dietro gli occhiali rosa e si
 aggiustato i capelli e ha spiegato serenamente che forse era il caso che io e lui ci avviassimo nel foyer
dell'Irvine Concert Hall a chiarire un paio di cose, in attesa che pure gli altri ci raggiungessero l appena
cominciava l'intervallo. Ero molto incazzato e non sapevo se a quel punto volevo tirare la monetina alla
ragazzina dai capelli folti oppure prendere il mio accendino e bruciacchiare Muffa nel foyer, e poi ho
deciso di bruciacchiare Muffa, e l'ho trascinato su per i gradini del corridoio che portava al fresco e
piacevole foyer dell'Irvine Concert Hall. Risucchio mi ha chiesto dove vai Fighettodelcazzo?, ma io le
ho voltato le spalle, freddo.
Ma quando siamo arrivati nel foyer mi  passata la voglia di bruciacchiare Muffa perch non
sarebbe stato per niente divertente perch quando siamo arrivati nel foyer Muffa si  seduto subito su
una bella panchina di propriet dell'Irvine Concert Hall con i suoi pantaloni di pelle, gli anfibi neri e la
camicia di pelle con un mucchio di catene e munizioni che pendevano un po' ovunque dalle spalle
striminzite e dietro la schiena e con quella testa pelata con i ciuffi sparsi qua e l e ha cominciato a
piangere, e cos le lacrime di Muffa sono spuntate da sotto gli occhiali rosa. Muffa  cos apparso
giovane quanto effettivamente , cio un minorenne. Ho capito che l'Lsd di Big stava facendo effetto
sul buon vecchio Muffa e che, al contrario di me, le sostanze illecite attecchivano sulla sua anima.
Mentre piangeva, Muffa ha confessato che non riusciva a comprendermi e che gli facevo paura.
Ho risposto che la cosa faceva molto ridere: un punk pieno di munizioni come Muffa che si metteva
paura di un borghesuccio carino e ordinato come Fighettodelcazzo. Gli ho teso la mano senza rancore e
mi sono offerto di chiedere a Risucchio di fargli un pompino di quelli suoi, ma Muffa non ha nemmeno
risposto all'offerta e mi ha preso la mano che gli avevo teso in segno d'amicizia e con la sua mano non
proprio pulita mi ha tirato gi a sedere sulla bella panchina accanto a lui. Era difficile ascoltare Keith
Jarrett dal foyer.
Muffa ha ricominciato dicendo di avere difficolt a inquadrare filosoficamente un
Fighettodelcazzo come me, e di avere difficolt a comprendere la felicit da me emanata praticamente
in ogni momento. Ci ha messo un po' prima di riuscire a pronunciare la parola felicit. Capisci cosa
voglio dire, ha chiesto. In te c' qualcosa di cos completamente felice, Fighettodelcazzo. Con molta
pazienza ho rispiegato a Muffa la questione della gran quantit di contanti che mi entrano, dei vestiti e
degli oggetti per la casa di qualsiasi tipo che mi posso comprare, e invece Muffa scuoteva la testa
mezza calva sostenendo che lui non voleva dire proprio felicit quando aveva detto felicit. Vorrei
sapere perch sei cos... felice, ha detto. E dopo avermi chiesto ancora un sacco di volte perch ero
felice, mi ha chiesto se amavo Risucchio. Ho messo il braccio della mia giacca sportiva nuova intorno
alle spalle in pelle di Muffa e gli ho confidato che Risucchio nella mia lista stava al primo posto, e che
mi faceva sentire felice ogni volta che me lo prendeva in bocca e mi regalava orgasmi sublimi, e poi mi
permetteva di bruciacchiarla in diverse parti del corpo. Le lacrime non scivolavano pi sotto gli
occhiali rosa di Muffa ma continuava a guardarmi e a fissarmi in un modo che mi veniva voglia di
fargli male finch ho ipotizzato che era entrato nella tipica ipnosi da sostanze stupefacenti, nella quale
una persona fissa gli oggetti come fossero troppo grandi per essere compresi, e rimane cos per un bel
pezzo. Non sapevo se era il caso di lasciare Muffa l nel foyer in stato di ipnosi, per avevo voglia di
tornare a sentire Keith Jarrett e allora ho dimenticato completamente Muffa e mi sono avviato verso la
fontanella dell'acqua potabile per poi rientrare in sala. Ma prima di riuscire ad aprire le porte della sala
ho sentito la voce di Muffa che mi chiamava e mi sono di nuovo ricordato di lui e ho visto che Muffa
non mi fissava pi dritto negli occhi senza vedermi come un coniglio quando sono tornato vicino alla
panchina, e non mi ha guardato nemmeno negli occhi mentre diceva che se gli svelavo il segreto di
questa emanazione ininterrotta di felicit mi avrebbe permesso di bruciacchiarlo e di bruciacchiare pure
la sua fidanzata, che era mezza negra.
Ho risposto a Muffa che la sua era una di quelle offerte che non si possono rifiutare, e che per
non era facile rispondere perch avevo gi tentato di spiegargli pi volte che le cose che mi rendevano
felice erano tante. La verit  che in vita mia soltanto poche cose mi hanno reso storicamente infelice e
gi di corda. Exemplum gratia, una  stata quella volta al college della Brown University quando sono
andato a testa alta ad arruolarmi al corso per Allievi Ufficiali di Complemento del Corpo dei marines
per seguire le orme di mio padre e di mio fratello che servono con onore l'esercito e il colonnello
addetto al reclutamento ci ha sottoposto a uno stupido test sulla personalit e io sono stato bocciato e
dopo un po' quando sono tornato a protestare educatamente quelli mi hanno fatto fare un altro test e mi
hanno detto che ero stato bocciato un'altra volta, e allora mi hanno fatto parlare con un dottore che 
entrato nell'ufficio Allievi Ufficiali di Complemento e poi il colonnello addetto al reclutamento per la
Brown University ha telefonato a mio padre che era impegnato in un lavoro delicato a Washington,
D.C., e mio padre si  molto innervosito per questo contrattempo. Il colonnello continuava a chiamare
mio padre Signore, e si scusava per averlo interrotto mentre lavorava, e comunque non sono mai
riuscito ad arruolarmi in un corso per Allievi Ufficiali n alla Brown University n altrove. Ed
exemplum gratia, un'altra cosa  stata l'episodio di Alexandria, in Virginia, quando avevo otto anni e
mia sorella ne aveva dieci e mio fratello che ora custodisce i codici nucleari per il Presidente allora si
trovava all'Accademia Militare di Westminster e io e mia sorella stavamo nella stanza di mio fratello a
giocare sulla sua scrivania e abbiamo trovato delle riviste nei cassetti in basso e le riviste, che erano
pornografiche, erano piene di uomini e donne che praticavano atti sessuali e noi le abbiamo lette e
guardato foto di uomini che introducevano il pene nel buco tra le gambe delle donne e gli uomini e le
donne sembravano molto felici e io ho sfilato le mutandine a mia sorella e poi ho sfilato pure le mie e
ho introdotto il mio pene eccitato dalle riviste nel buco che io e mia sorella abbiamo trovato tra le sue
gambe, che era la sua vagina, ma quando ho introdotto il pene nella sua vagina mia sorella non  stata
per niente felice e mio padre  entrato nella stanza perch lei lo ha chiamato e ha visto che praticavamo
un atto sessuale e mi ha trascinato nel suo studio vicino alla stanza dei giochi nel seminterrato di casa
nostra e mi ha bruciacchiato il pene con l'accendino d'oro dei marines e mi ha avvertito che se mi fossi
ancora azzardato a toccare la sua bambina mi avrebbe incenerito del tutto il pene con l'accendino d'oro
e mi  toccato andare da un dottore a farmi prescrivere una pomata per il mio pene bruciacchiato, cos
mi sono sentito infelice e gi di corda. Se i miei genitori da piccolo non mi avessero insegnato che
raccontare in pubblico le faccende private di famiglia  un segno di maleducazione, avrei fornito a
Muffa un sacco di esempi di quante volte ero stato storicamente infelice e invece ho ripetuto che
Risucchio mi rende continuamente felice prendendomelo in bocca e lasciandosi bruciacchiare, perch
sono questi i due soli momenti in cui mi sento felice in materia di cavoli e cicogne. Sfortunatamente,
anche se sono un gran bel fico e molte ragazze prima a scuola e ora nella vita mostrano di desiderarmi,
il mio pene non vuole sentire ragioni di starsene eretto quando vogliono praticare l'atto sessuale, mentre
diventa eretto solo se me lo prendono in bocca, e se me lo prendono in bocca mi viene voglia subito di
bruciacchiarle con i fiammiferi o con l'accendino e tante ragazze questa cosa non la sopportano e sono
infelici quando le brucio e perci hanno paura di prendermelo in bocca e vogliono praticare soltanto
l'atto sessuale. Invece Risucchio non ha paura e si presta. Oltretutto Risucchio sa che la cosa che mi
renderebbe il pi felice mediatore per conto delle aziende della storia dell'umanit sarebbe quella di
uccidere mio padre e sa pure che io uccider mio padre e mi laver col suo sangue non appena
possibile, magari senza farmi scoprire per non risultare colpevole, casomai lo far quando andr in
pensione e mia madre sar debole, e Risucchio ha giurato che mi aiuter e che pure lei uccider il
patrigno e mi fa i pompini e qualche volta si lascia bruciacchiare.
Parlavo con Muffa e sentivo la mia voce debole e rauca perch ricordare gli eventi storici del
passato di solito fa effetto sul mio stato naturale di coscienza come gli stupefacenti fanno effetto sulle
altre persone, e mi rende strano. Ho detto a Muffa che mi dispiaceva di non poter rispondere alla sua
domanda, in ogni caso gli ho promesso mille dollari in contanti se convinceva la sua fidanzata negra a
lavarsi con cura per poi farmi un pompino e lasciarsi sbruciacchiare dietro le gambe con i fiammiferi.
Muffa ha guardato fisso il sottoscritto come uno semi-ipnotizzato per un bel po' di tempo e cos mi
sono sentito fiducioso che si sarebbe convinto ad accettare il regalo e che insomma ci saremmo messi
d'accordo, e intanto il concerto jazz di pianoforte di Keith Jarrett era interrotto per l'intervallo e le
persone hanno cominciato ad affollare il foyer dell'Irvine Concert Hall. Le persone si muovevano lente
e il cuore nel mio petto batteva lento. La gente arrivava nel foyer chiacchierando, con movimenti ancor
pi rallentati di quelli dell'Nfl Highlights Show, dove interrompono continuamente il programma per
far vedere la pubblicit di quella donna bellissima e molto sexy che va dicendo che i suoi uomini hanno
addosso English Leather oppure non hanno addosso niente. Il mio stato naturale di coscienza diventava
sempre pi storicamente strano mentre Muffa continuava a fissarmi e la gente nel foyer passeggiava e
comprava panini e beveva dalla fontanella dell'acqua potabile e cercava il bagno e tutto questo sempre
al rallentatore, e l'aria dell'Irvine Concert Hall diventava pi simile alla luce polare, e la voce di Muffa
che tentava di declinare la mia offerta arrivava ormai da lontano, e i suoi occhiali rosa cominciavano a
sembrare due pallide aurore attraverso il ghiaccio.
Dalla bella panchina del lento foyer ho preso a tentare di vedere se Risucchio e Big e Mister
Wonderful e Manomorta stessero uscendo per aiutarmi a convincere il vecchio Muffa ad accettare la
mia proposta di regalo, e invece mi sono ritrovato a osservare con grande interesse la corsa al
rallentatore dell'anziano brizzolato atletico e distinto signore in giacca sportiva. A vederla di spalle e da
due file pi in alto nell'Irvine Concert Hall, la giacca sportiva mi era sembrata una di quelle firmate,
mentre ora a vederla da vicino nel foyer aveva il bavero stretto e un taglio per niente europeo, proprio il
tipo di giacca che non sopporto. Il signore correva con comica lentezza, portando in braccio la
ragazzina dai capelli strani, inseguito per il lento e affollato foyer da Mister Wonderful e Risucchio,
che nel tentativo di raggiungere il signore anziano e la ragazzina dai capelli strani avevano staccato
Manomorta e Big. Le bocche dei miei amici Mister Wonderful e Risucchio avevano proprio la forma di
quelli che stanno ridendo per l'eccitazione e Mister Wonderful aveva in mano qualcosa di metallico
luccicante e il pene di capelli scolpito di Risucchio stava cominciando a spettinarsi in punta e i suoi
occhi continuavano ad avere pupille enormi e nere e il bianco intorno non c'era pi e lei correva al
rallentatore nei suoi vestiti di pelle e plastica con le mani protese in avanti verso i capelli strani della
ragazzina dai capelli strani che stava dormendo tra le braccia del distintissimo signore anziano che ha
oltrepassato la mia panchina correndo al rallentatore con il bavero stretto, e quando ho visto il luminoso
pallido viso della ragazzina che dormiva sopra la spalla saltellante del signore in corsa al rallentatore
quel viso mi ha reso estremamente felice ed eccitato, e mentre Risucchio e Mister Wonderful al
rallentatore agguantavano il signore per la giacca sportiva poco elegante dall'altra parte del foyer
dell'Irvine Concert Hall e mentre le mani di Risucchio con le unghie alla vaniglia e la cosa luccicante di
Mister Wonderful erano ormai vicinissimi ai suoi capelli strani la ragazzina dai capelli strani ha aperto
gli occhi tra le braccia del signore anziano e ha fissato direttamente e incessantemente il sottoscritto,
che stava seduto sulla panchina per tenere a bada Muffa e spostare le sue mani con le unghie schifose
dal polsino della manica della mia giacca sportiva nuova, e al rallentatore ho assunto un'espressione
felice, confortante e rassicurante davanti alla ragazzina bionda e mi sono alzato al rallentatore dalla
panchina mentre la mano di Risucchio si muoveva ancora di pi al rallentatore tra i radiosi capelli della
ragazzina e Mister Wonderful faceva qualcosa con la cosa luccicante al signore anziano che poi era il
padre della ragazzina dai capelli strani. E questo  tutto.
...
.
...
Dire mai.
Labov.
...
.
...
Una cosa per niente divertente? La gastrite. Se non mi credete, chiedetelo alla signora Tagus: lei
vi illuminer sulla questione. Per ci che mi riguarda: niente gastrite. Stomaco duro come la pietra.
Artrite s, gastrite no.
Il t non pu fare niente contro la gastrite della signora Tagus. - E' un tale fastidio, signor
Labov! - mi dice mentre siamo nella cucina del mio appartamento. - Scusi se mi lamento
continuamente, - dice, - ma sembra che in questi giorni il mio stomaco reagisca a ogni minima
seccatura stringendosi automaticamente come un pugno -. Stringe la mano in un pugno, nel suo
cappotto, e si china a soffiare sul t bollente, che sparge un denso fumo nell'aria fredda della mia
cucina. - E ora questa preoccupazione, - dice la signora Tagus. Di nuovo fa il pugno con un vigore che
le invidio, per via dell'artrite che ogni giorno mi tormenta gli arti, specialmente in inverni come questo;
ma la mia comprensione va tutta allo stomaco della signora Tagus, che  la mia migliore e pi intima
amica da quando sette anni fa la mia povera moglie e poi il suo povero marito sono passati a miglior
vita a tre mesi di distanza l'uno dall'altro, che riposino in pace.
Sono un sarto. Labov il sarto del North-side che sa fare qualsiasi cosa. Adesso sono in pensione.
Ho scelto, tagliato, provato, cucito e confezionato il cappotto di procione che la signora Tagus porta da
anni e che ha addosso anche in questo momento nella cucina che il mio padrone di casa tiene fredda,
come il resto di questo appartamento che io e la mia povera moglie Sandra Labov prendemmo in affitto
ancora negli anni del presidente Truman. Il padrone di casa vorrebbe che Labov andasse via per dare
l'appartamento a una persona pi giovane e aumentargli l'affitto. Ma dovrebbe sapere che nessuno sa
meglio di un sarto come non sia un problema coprirsi con cappotti ben fatti e aspettare la primavera.
Saper aspettare  sempre stata una mia qualit.
Ho cucito il pesante cappotto unendo le fodere di diverse pellicce del marito della signora
Tagus, nonch mio amico carissimo Arnold Tagus, che ad agosto fanno otto anni che l'hanno sepolto. -
Lenny, - ha sussurrato la signora Tagus guardando il suo t. Non c' pi il pugno; sta approfittando
della tazza del t per scaldarsi le mani.- Lenny, - dice, come distratta dal calore che cova tra le mani
rinsecchite.
Lenny  il figlio dei signori Tagus, Lenny Tagus. C' anche un figlio pi piccolo, Mike Tagus.
Per ci che mi riguarda: niente figli. La signora Labov aveva problemi di sterilit che, quando lo
scoprimmo, lasciarono immutato il mio amore per lei. Per niente figli. Ma i Labov e tutti i Tagus sono
cos: uniti. Li ho visti crescere i ragazzi dei Tagus, Lenny e Mike, e ne ero orgoglioso e felice.
Sapete il tipo di persona che si mette l e tira fuori il rospo? La signora Tagus non  quel tipo di
persona. Se ha qualcosa per la testa, comincia a girarci intorno, un gesto qui, una parola l, magari un
sospiro; comincia a dare forma alla cosa dentro di lei come a una materia malleabile, come se fosse
argilla, e tu la devi lavorare insieme a lei con pazienza per fare in modo che alla fine venga fuori.
Per ci che mi riguarda: se ho qualcosa da dire, la dico e basta.
Mikey e Louis
- Vuoi uscire ancora con lei?
- Che cazzo dici! La voglio strozzare.
- Eeeeh!
- Muoio dalla voglia di rivederla.
- Stalle alla larga. E' una pericolosa. Sembrava che ci fosse dentro fino al collo.
- Mi ha lasciato lei. Non l'ho lasciata io.
- Fammi capire.
- Carlina mi ha scaricato.
- In che modo, Tagus?
- Ha solo detto che non le andava pi di uscire con me. Non fa per niente bene, se vuoi saperlo.
Li capisco quelli che si mettono a piangere, quando vengono lasciati.
- Ti ha detto questo? Questo e basta?
- Dopo che le ho ficcato mezzo grammo di roba su per il naso e che le ho offerto da bere per tutta la notte.
- Brutta storia.
- Devo averle ficcato nel naso quasi un grammo di roba.
- Scommetto che non hai dovuto ficcare niente dentro a niente. Scommetto che il suo naso non
ha avuto bisogno di grandi persuasioni.
- Era cominciata bene. C'era lei, c'era Lenny, su cui volevo che facesse colpo, e c'ero io. Mentre
sono al bar a prendere da bere per tutti, lei e lui si fanno fuori il mio grammo. Poi lui se ne va con la
scusa che deve mettere a letto i bambini. Gli gocciola la merda dal naso, va a sbattere contro i muri,
per deve andare a mettere a letto i bambini. A quel punto io e lei cominciamo a discutere. Non ricordo
nemmeno di cosa. E dopo un po' lei mi scarica.
- Vuoi una birra?
- Mi ha letteralmente lasciato seduto l. Non so nemmeno come  tornata a casa.
- Ho proprio voglia di ammazzarla.
- Non ne vale la pena. Fatti una birra.
- Due mesi, amico. Due mesi buttati al cesso. Le ho fatto conoscere tutti. Mamma, Labov. Le ho
raccontato le stronzate pi intime. Tutte le stronzate su di me.
- Brutta storia.
- Cazzo se  una brutta storia, Lou.
- Che ne dice Lenny? Ne avrai parlato con Lenny.
- Figuriamoci. In situazioni come queste rompe i coglioni. Mi parla dall'alto in basso. Fratello
grande fratello piccolo. E poi sta fuori tutto il giorno. Bonnie dice che non sa neanche dove: all'ufficio,
al bar, o chiss. Non fa che lamentarsi tutto il tempo. Pure lei e Len hanno i loro problemi. Stanno
messi male. Stressati. Sempre incazzati. Lenny si  fiondato sugli alcolici e sulla roba come fosse il suo
ultimo pasto. Io vado al bar a prendergli da bere, e loro si fanno fuori tutto senza di me. Chi mai
farebbe assegnamento su uno cos?
- Nessuno, amico.
- E poi le ho offerto da bere per tutta la notte.
- Apri la birra.
- Penso che potrei anche ammazzarla.
- Nessuno ammazzer nessuno, Mikey.
- Trovami almeno qualcuno da poter picchiare.
...
.
...
Len.
...
.
...
Ragazza alla cannella, cioccolatino profumato, miele da baciare che cola bollente al centro di me stesso.
Labov
- Lenny  il suo orgoglio e la sua gioia, - dico alla signora Tagus. Poi dico: - Cosa ci sar mai in
Lenny da far venire la gastrite a una madre fiera e felice come lei, signora Tagus?
- Se lei avesse ricevuto una lettera e poi una telefonata come le ho ricevute io oggi, signor
Labov, anche il suo stomaco perfetto sarebbe diventato un groppo, un pugno. Io che la gastrite ce l'ho
gi... - Scrolla il capo nel suo bel cappotto.
Insisto perch la signora Tagus assaggi un salatino.
- Lenny ha un problema, - sussurra, continuando a girarci intorno. Mentre mastica con cura il
salatino, sussurra ancora: - Con Bonnie. Quindi riassumendo ci sono dei problemi tra Lenny Tagus,
figlio della signora Tagus, un insegnante del college, che ha scritto un libro sulla Germania prima
dell'avvento di Hitler (impossibile da leggere per via dei caratteri minuscoli) che  stato definito serio e
documentato in una recensione che la signora Tagus ha attaccato sul frigorifero con un nastro adesivo
invisibile di quelli che non si staccano pi. C' un problema tra il Lenny della signora Tagus e la
Bonnie di Lenny Tagus, sua moglie da otto, nove anni, una ragazza dolcissima, la migliore cui potesse
aspirare anche un buon partito come Lenny, che gli ha dato dei figli sani ed educati, e che fa uno
sformato cos buono che  una tentazione del demonio.
La signora Tagus sussurra cose incomprensibili, sorseggia il t che ora si  raffreddato e ha
smesso di spargere il suo vapore intenso nell'aria fredda della cucina del mio appartamento.
- Ma come fanno a farle venire la gastrite le lettere, le telefonate e i suoi figli che io amo come
fossero miei? - dico. Metto in fila quattro biscotti accanto al piattino della signora Tagus.
- Se lei avesse ricevuto la telefonata che ho ricevuto io da Bonnie, - dice la signora Tagus. - Da
quella ragazza che chi mai al mondo avrebbe il coraggio di ferire? E chi mai potrebbe negare una giusta
considerazione ai suoi sentimenti?
Intravedo il biancore del mio respiro nell'aria della cucina. Mi sento rassicurato nel vederlo.
Metto la mano sul pugno chiuso della signora Tagus posato sul gelido tavolo della mia cucina. La pelle
delle nocche della signora Tagus  tirata e secca, e quando apre la mano per lasciarsela accarezzare
sento la sua pelle raggrinzirsi come carta. Quanto a me: anch'io purtroppo ho la pelle raggrinzita come
carta. Guardo le nostre mani. Se la mia povera Sandra fosse qui con noi stasera parlerei - ma a lei
soltanto - della vecchiaia, del freddo, dei problemi che si hanno a salire le scale, delle mani raggrinzite
come carta, con macchie scure e unghie gialle, di come a Labov sembri che invecchiando
assomigliamo agli animali. Le unghie diventano artigli, la faccia prende la forma del teschio, le labbra
si ritraggono dai denti come a scoprire un ringhio. Scarni, ringhiosi, vecchi: perch meravigliarci che
della nostra sofferenza non importa a nessuno che non sia un ringhioso come noi? Sandra Labov: il tipo
di persona alla quale tutti potrebbero parlare di questioni come queste. Mi manca in ogni momento. La
perdita di Sandra Labov  ci che fa girare le lancette nere dell'orologio della mia cucina, dicendomi
cosa devo fare, e quando. Io e la signora Tagus siamo uniti nel modo in cui, mi scuserete, io penso che i
vecchi abbiano bisogno di unirsi in questa citt, di questi tempi. Suo marito e io eravamo cos, eravamo
uniti in questo modo. Per il signor Tagus e tutta la famiglia: abiti confezionati con lo sconto. Per me e
la signora Labov: l'assicurazione al prezzo di costo. I Tagus e i Labov sono uniti. Cos uniti che io
all'improvviso guardo l'orologio e costringo la signora Tagus a dirmi i motivi della sua gastrite senza pi indugiare.
- Fuori il rospo, signora Tagus, - le dico.
Lei sospira e si stringe per il freddo. Guardo il suo respiro. Mi si avvicina e sputa il rospo,
sussurrandomi queste parole: - Si tratta di infedelt, signor Labov -. Con gli occhi velati per le cateratte
dietro le lenti spesse mi guarda negli occhi e dice, a voce pi alta: - Insomma: tradimento.
Lascio che il silenzio si raccolga intorno a questa cosa che finalmente si  materializzata e poi
chiedo alla signora Tagus di spiegarmi cos' questa storia del tradimento.
- Uccider Bonnie facendola morire di vergogna. Oppure Mikey potrebbe mettergli le mani
addosso, al sangue del suo sangue, -  questa, secondo la signora Tagus, la causa del suo terribile
attacco di gastrite di questa sera, questo strano problema triangolare tra i tre figli che ancora non mi
sembra di avere del tutto chiaro.
La signora Tagus trattiene le lacrime. Il suo te  diventato freddo e di un colore pi chiaro, e io
mi alzo per prendere la scatola del t e mettere l'acqua calda nel bollitore di rame che io e mia moglie
Sandra ricevemmo in regalo da Arnold e Greta Tagus nel giorno del nostro matrimonio, lo stesso in cui
Roosevelt pass a miglior vita, che riposi in pace, e la signora Tagus si schiarisce la voce un'altra volta
e si tocca di nuovo lo stomaco attraverso il cappotto che io stesso le ho confezionato, usando filo di
ottima qualit per giuntare le pelli.
Dice che la telefonata di sua nuora Bonnie Tagus che oggi l'ha ridotta in quello stato aveva
anche a che fare con la fotocopia della met di una lettera di Lenny, suo figlio e vanto, met di una
lettera che la signora Tagus ha trovato nella sua cassetta postale, sempre oggi, ma prima della
telefonata di Bonnie Tagus. Parla in modo precipitoso. Dice che la mezza lettera di Lenny era una
fotocopia (nemmeno indirizzata a lei personalmente)? Lui aveva spedito diverse fotocopie della lettera,
per espresso. Un colpo di testa. - Lo definisce uno sfogo, - dice la signora Tagus, - verso gli amici e la
famiglia -. Per chiarire tutto a tutti. Mi guarda mentre traffico con il bollitore sulla cucina che ha un
solo grande bruciatore funzionante. L'ho forse ricevuta anch'io, signor Labov, questa lettera
incompleta? Ma io ricevo la posta solo una volta alla settimana, il marted, (ora  quasi venerd,
secondo l'orologio), per via del fatto che la mia cassetta postale qui nel palazzo  stata forzata, e io
penso che non sia sicura, considerato che la pensione mi arriva per posta, cos ho deciso di affittare una
cassetta all'ufficio postale, ma per arrivare all'ufficio postale ci vuole mezz'ora con la soprelevata o ci
vogliono sette dollari con il taxi e delle linee degli autobus non ne parliamo nemmeno e poi con questo
tempo chi vuole pi di una scocciatura alla settimana? Quindi la lettera potrebbe trovarsi nella mia
cassetta. La signora Tagus ha fiducia nella sicurezza della sua cassetta postale, qui nel palazzo dove lei
e Arnold Tagus vennero a vivere a partire dallo stesso weekend in cui giustiziarono i Rosenberg sulla
sedia elettrica a causa di Nixon.
Ho messo un altro po' di t caldo, scuro e appena fatto davanti alla signora Tagus, in una tazza
speciale comprata alla Casa della tazza a Marshall Fields, con un coperchio che serve a mantenere il
calore del t, e che quasi inconsapevolmente ho utilizzato sempre in situazioni di emergenza come
questa. Come quella notte di tanti anni fa, quando Mikey Tagus inghiott la lingua durante una partita
di football a scuola, Arnold e Greta bevevano un t dopo l'altro dalle tazze con il coperchio che avevo
portato al Pronto Soccorso. Stavamo tutti seduti a bere t e a pregare. Quella fu la prima volta che la
signora Tagus senti lo stomaco stringersi come un pugno. E ora stringe di nuovo il pugno, e nel pugno
tiene le pagine sgualcite della lettera di Lenny, macchiate come le fotocopie quando si bagnano. Mentre
parla si dondola sulla sedia della cucina e guarda nel vicolo in direzione della scala antincendio che 
tutto il suo panorama.
Lettera aperta di Lenny lasciata a met e indirizzata alla piccola comunit che comprende la
mia famiglia e gli amici intimi (lettera opportunamente concepita anche come satellite per
comunicazioni, una sonda lanciata nella costellazione di sentimenti che circonda e informa l'orbita
personale del suo latore) con l'esclusione di Bonnie Fluttermann Tagus e Michael Arnold Tagus -
avente come oggetto il suo medesimo latore e le suddette escluse controparti.
...
.
...
21-2
Adorati parenti e maestri,
vi prego di prendere atto che la persona di Leonard Shlomith Tagus, esimio professore, autore
di L'emozione in poesia. Il tema dell'impeto nella poesia della Repubblica di Weimar, una monografia i
cui diritti d'autore superiori alle tre cifre andranno presumibilmente ad allungare le dichiarazioni dei
redditi del 1985, unico fine germanista della Northwestern University, studioso, docente, figlio, padre,
fratello; che il pi scaltro dei marinai coniugati, cio il medesimo L.S. Tagus, avendo navigato con
successo per nove anni tra lo Scilla e Cariddi di Attrazione e Occasione, oggi 21 febbraio 1985 dichiara
di aver commesso adulterio, per ben quattro volte, con una certa Carlina Rentaria-Cruz, gi
sentimentalmente legata a mio fratello, Michael Arnold Tagus; che il sottoscritto prevede il verificarsi
di ulteriori episodi di adulterio; e che tutti gli episodi del passato e gli altamente probabili episodi futuri
di detto adulterio saranno portati all'attenzione della moglie del sottoscritto, la signora Bonnie
Fluttermann Tagus, per l'esattezza tra l'una e le due del pomeriggio (ora di pranzo), in data odierna.
Sappiate inoltre che non  n desiderio n intenzione di L. Tagus n tantomeno il fine di una lettera
apertamente esplorativa: a) la giustificazione di tali attivit libido/genitali da parte del sottoscritto per
suscitare la disapprovazione o la comprensione nel gruppo dei suoi intimi; oppure: b) la spiegazione
delle attivit medesime, giacche qualsiasi spiegazione di una trasgressione degenererebbe
inevitabilmente in una giustificazione (vedi il punto a)); si tratta invece semplicemente di: c) informare
le persone sulle quali la mia esistenza e il comportamento da essa delineato potrebbero determinare un
effetto in virt degli eventi descritti pi sopra e dibattuti, come al solito, pi sotto; e di: d) descrivere,
probabilmente adottando la sperimentata pentade euristica del chi-come-dove-quando-perch, le
ragioni per le quali tali episodi sono avvenuti, avvengono e avverranno; e infine di: e) sviluppare le
prevedibili conseguenze di tali attivit per il sottoscritto, per le altre persone in questione (B.F.T.,
M.A.T.) direttamente coinvolte nelle sue scelte, e per tutte le restanti persone le cui vicende psichiche
sono, in misura variabile, legate alle nostre. Una volta eliminati a) e b), c)  annullato dalla seguente
rivelazione:
Ragazza alla cannella. Labbra carnose, pelle al caramello, capelli color cognac, da
sudamericana. Un tipo: una ragazza color luce sporca, occhi dal fondo bianchissimo e capelli come un
liquore, scintillante e affumicata; seni perfettamente a punta che spiccano quando inarca il petto,
quando per le risate lo inarca e batte ansiosamente la mano sullo sterno che sta per esplodere. Cosa che
accade regolarmente. Perch  una ragazza allegra. Ride per ogni battuta purch non sia macabra e non
riguardi la politica, e preferisce evitare le discussioni sull'aborto; ma negli altri casi  come il bel tempo
che non cambia mai, qualcosa che la trasporta da un luogo a un altro piuttosto che il contrario, una
risata dal suono penetrante simile a una possessione irrefrenabile, che la fa contorcere, pi forte della
sua percezione di disagio e di imbarazzo, un'offesa inoffensiva per chiunque viva in un mondo che 
soltanto un fumetto violento, gli occhi lucidi che guardano intorno a implorare soccorso, o un invito
alla seriet, lo sgonfiarsi di un capezzolo strusciato dal cotone della sottoveste, qualche distrazione per
farla calmare. Un'allegria che  quasi al confine con il dolore. E io l'ho guardata contorcersi, con gli
occhi color panna stretti stretti, su un alto e rumoroso narghil Graphix, nell'appartamento di Mikey
Tagus; e un uomo che era sordo in una citt di sirene ha udito il richiamo fatale di una di esse; e gli
scogli sommersi che a lungo ero riuscito a evitare hanno sgretolato l'esile e fragile prua della mia
prudente personalit. Carlina Rentaria-Cruz, assistente segretaria negli uffici del North-side del
Chicago Park District. Ventenne, deliziosa, luminosa e scura, capelli appiccicosi di gin, nostra signora
dai riccioli umidi sulle copertine dei dischi, accento spagnolo, stivali a punta, splendore latteo della
pelle, labbra lucide, che sprigionano luce - che brillano senza l'ausilio della lingua - labbra che si
inumidiscono da sole. Tutto ci in contrasto - e sia chiaro che non intendo n offendere n spiegare -
con una donna di trentaquattro anni dal sedere grosso, solida e bianchiccia come tutte le casalinghe.
Conosciuta in ogni microscopico dettaglio. Da un grande neo piatto sul braccio sinistro spunta un
ciuffo di peli neri. Capezzoli duri come i gommini delle matite che si oppongono a vasti seni le cui
ampie curve mi sono note come le noiose anse del nostro lago. Una donna sempre munita di cuscino
per le emorroidi gonfiato a vari livelli, un'oscena ciambella rosa di plastica dura, che ammortizza,
imbottita del suo biossido, l'eredit lasciata alla donna dal lungo e laborioso parto di Saul Tagus. Una
donna le cui labbra sono cronicamente secche (cattiva secrezione sebacea) e raccolgono negli angoli
una pasta biancastra. Il cui modo di fare, lo confesso,  sempre stato un po' troppo per bene per i miei
gusti. E la sua risata pacata e sempre opportuna, consapevole, complicata da un'automatica e artificiosa
partecipazione verso le sensibilit individuali dei presenti. Cio Bonnie ride soltanto con; Carlina 
stata concepita e cresciuta per ridere soltanto di. Rappresentazione emblematica di una scena con risata
di B.F. Tagus: Immaginate una cena in piedi: B.F. Tagus sta adempiendo la sua quota autoimposta di
un aneddoto familiare che delizier i nostri ospiti: - E Joshua riceve la sua fetta di torta dal
cameriere, e comincia a sbarrare gli occhi - (qui una portentosa imitazione) - la guarda, e mi dice, me lo
sussurra appena il cameriere se ne  andato, dice, mamma, mamma, perch c' il gelato su questa torta,
e io gli dico ma Joshua, il cameriere ti ha chiesto se gradivi la presenza del gelato e tu gli hai risposto
s, amore; a quel punto Joshua mi guarda, sta quasi piangendo, povero amore, e dice: la presenza del
gelato? Mamma, ma io avevo capito senza il gelato... Lui... pensava... non ... - (mano sulla bocca,
occhi paurosamente sgranati, grande abbandono, spalle che si alzano e si abbassano in sincrono, una
risata piena di tenerezza, bont e tutte quelle cose l). Rappresentazione emblematica di una scena con
risata di C. R.
-Cruz:
- Len, Len, lo sai perch gli ippopotami si accoppiano nell'acqua? L'ho sentita in un club. Lo
sai? Beh, falla bagnare tu una fica di quelle dimensioni! - (A questo punto comincia a contorcersi,
travolta dalla sconcezza).
Per non parlare dell'accento letteralmente esiziale, una autentica fellatio a ogni sillaba
pronunciata da quel portale autolubrificante che diventa di colpo un giardino profondo e un'alta citt
frastagliata. Un pianeta.
- Oh, lenito, adesso ti mangio!
(Per inciso, l'amplesso si  rivelato in questo caso una faccenda di lamenti ad alta voce
squisitamente avulsa da qualunque rimando alla coscienza ebraica: grida di Carlina e poco spazio per
qualche aspetto accessorio della disperazione; una forsennata zuffa a due alla ricerca di qualcosa che
sta nascosto sottochiave al centro di un sistema di corpi).
E la sua irriverenza  addirittura meticolosa.
- Len, Len, quante principesse sul pisello ebree servono per avvitare una lampadina?
- Principesse sul pisello?
- La risposta giusta  due, ho sentito dire. Una per chiamare il paparino e una per comprare una
Diet Coke! - dice contorcendosi sul posto dalle risate. (Immorale. C' dell'immoralit da queste parti, e
va bene cosi. cfr. pi avanti. (per quanto devo ammettere che questa storiella l'ho trovata offensiva)).
Inoltre,
Mikey e Louis
- Perch mai dovrei almeno telefonargli?
- Per un consiglio, Tagus. E' pi grande di te. Sa come stanno le cose. Quella sera c'era anche
lui. Pu aiutarti a inquadrare la situazione.
- E' un rompicoglioni quando si tratta di faccende come quella tra me e Carlina, questa  la
verit. Fa il paternalista quando vede che mi serve un consiglio.
- Ma lui ha visto quanto eri carino con lei e che lei si comportava come se la storia dovesse
durare.
- Non credere che volessi farla durare per sempre.
- Len  uno che la sa lunga, Mike.
- E' che se devo smettere di andare a letto con qualcuno voglio che sia una mia decisione, tutto
qui. O almeno voglio prima parlarne.
- Lui forse potr capirci qualcosa. Hai detto che l'ha conosciuta. Ti dir di non prendertela.
- Ho proprio voglia di picchiare qualcuno.
Tagus.
- Comunque il telefono  occupato.
- Intanto fatti una birra. Almeno vuol dire che stanno a casa.
- Forse dovrei provare a telefonare a Carlina.
- Non lo farei.
- Te lo dico fin d'ora: far il rompicoglioni.
Len
- Ho detto alla ragazza alla cannella che non sar mai perdonato per questo. Mai. Che nel
momento in cui entri in una certa storia e in una certa situazione, sei vincolato agli altri, fai parte di una
cosa pi grande. Che l'intera costellazione diventa in un certo senso liquida, e ogni sussulto la fa
increspare. Mi ha chiesto chi  stato il primo a formulare la frase mai dire mai. Le ho risposto che deve
essere stato uno che era proprio solo. Lei  seta in un letto di satin comprato per corrispondenza.
Completa e senza cuciture, un uovo di muscoli sessuali. I miei movimenti sopra di lei sono sconnessi,
frenetici, il mio interstizio solitario  una droga universale che mi infonde coraggio e che odoro con la
spina dorsale. E mentre mi inoltro dentro di lei, invoco un dio di cui non ho mai sentito cos acutamente
l'assenza. Porta medagliette cattoliche che fanno un tintinnio tutto speciale. Mi sono scusato per aver
invocato il nome di Dio in un momento del genere. Mi tocca i fianchi. Non ci sono atei nelle trincee.
Ride sul mio petto; sento che sta strizzando gli occhi. Lei  il mio peccato.
Labov
- Ho sistemato la poltrona della signora Tagus in modo che possa usare il telefono a muro della
mia cucina per parlare con Lenny, suo figlio, senza dover stare in piedi - visto che nelle sue condizioni,
in un momento come questo, con problemi di famiglia e di stomaco, stare in piedi non  consigliabile.
E' al telefono con Lenny. C' molto coraggio qui dentro mentre la signora Tagus ascolta senza piangere
le cose che Lenny le dice al telefono. Il mio cuore sta cedendo. Voglio bene alla signora Tagus come
un amico vuole bene a un'amica. Lei  la mia ultima sincera e vecchia amica in questo mondo se si
esclude il vecchio Schoenweiss il dentista che per  diventato talmente sordo che non si pu pi
parlare con lui nemmeno del tempo. Mentre bevo il t e guardo la signora Tagus nel suo bel cappotto
ben confezionato e nel suo vecchio ed elegante abito di lana con un filo di sottoveste che spunta sulle
pesanti calze scure, le morbide scarpe bianche con le spesse suole di gomma, per via dei piedi piatti, i
suoi spessi occhiali per via della vista e i capelli ancora quasi tutti neri sotto il cappello di pelliccia che
mi si spezza il cuore se ricordo il compianto Arnold Tagus che lo metteva quando andavamo insieme a
vedere le partite di football dei Bears, nel gelo degli autunni passati, io lo so, so dentro di me che amo
la signora Tagus, che ho chiamato Greta guardandola negli occhi mentre la accompagnavo alla poltrona
che ho sistemato sotto il telefono a muro costringendola quasi con la forza, lo faccio per amicizia le ho
detto, a fare per il bene del suo stomaco la telefonata che avrebbe potuto chiarire almeno in parte
l'intero equivoco. Sono un ringhioso animale rinsecchito e ingiallito che vuole bene a un altro animale.
Vicino al mio telefono c' un grande lembo di carta da parati a fiori che si  scollato dal muro della
cucina fin dai tempi di Jimmy Carter (tento sempre di parlarne al padrone di casa), e ora  ricurvo sul
cappello e sulla testa della signora Tagus come un'onda d'acqua azzurra piena di fiori. Non mi piace il
modo in cui sembra voglia avvolgere Greta Tagus.
Comunque sia, sono in collera con il suo Lenny? Non ne sarei capace, anche se riuscissi a
capire il problema che fa piegare la signora Tagus sul suo stomaco sotto il mio telefono. Lenny Tagus 
un bravo ragazzo. Questo  quello che so. Conosco il Lenny Tagus che si  laureato, che ha persino
vinto un dottorato, e intanto sosteneva economicamente Arnold e Greta Tagus dopo che Arnold Tagus
fu costretto a cedere l'ufficio a un'azienda di stato riducendosi a lavorare a provvigione, cosa che, a
detta di tutti, lo uccise. Il Lenny che avrebbe aiutato anche Mikey a finire il college se Mike non avesse
ricevuto la borsa di studio grazie al football nell'Universit dell'Illinois, ma poi fu costretto a ritirarsi
quando si scopri che non aveva ancora imparato a leggere come si deve, e and invece a lavorare per il
dipartimento di softball del Chicago Park District, dove ha un impiego interessante e sicuro, anche se
tutti sanno quanto siano lunghi gli inverni del softball, dal punto di vista commerciale.
Il Lenny Tagus che telefona a sua madre, la signora Tagus, due volte alla settimana, puntuale
come il mio orologio, per parlare un po'  la scusa, e invece  per farle sentire l'amore che prova per
lei e per farle sentire che non si dimentica che lei  sola nell'appartamento vecchio e freddo di Arnold.
Per non parlare di quando la signora Tagus, spesso in mia compagnia, viene invitata nella casa di
Lenny Tagus e famiglia per una delle cene preparate da Bonnie Tagus! Come minimo una volta al
mese. John Tagus e Saul Tagus e il piccolo Becky Tagus in quei pigiami che inglobano anche i piedi,
che sbadigliano sul loro latte nelle tazze di plastica con le figurine sui lati. Lenny che accarezza quei
sottili capelli infantili e legge in una luce soffusa brani di Gibran o Novalis. Avete presente il calore?
Ecco: c' calore nella casa dei signori Tagus. - Cos dovrei incontrare questa persona? - sta chiedendo
la signora Tagus sotto l'onda della carta da parati mentre parla al mio telefono. - Noi e Mike e Bonnie e
questa persona dovremmo sederci e parlare come vecchi amici? - Fa presente a Lenny la possibilit che
la sua mente sia temporaneamente scossa, forse per lo stress e la tensione della mezza et. Accenna a
queste ipotesi in tono rispettoso in modo che capisca che lei riesce a sentire Becky, e pi lontano forse
anche Bonnie che piangono in sottofondo. Gli manifesta il suo incredulo stupore, pi un mal di
stomaco del tutto nuovo e molto forte, quando Lenny le rivela che una certa ragazza, che non era
Bonnie, si trovava l, ha detto, proprio adesso, nella camera da letto sua e di Bonnie, sotto un lenzuolo,
con Lenny; e che Bonnie, l'ultima volta che Lenny l'ha vista, stava piangendo nel ripostiglio dei
detersivi della camera di servizio.
Il Lenny Tagus con i capelli a spazzola, i bermuda e i calzettoni neri che tagliava il prato del
palazzo quando il vero giardiniere era messo fuori gioco dal gin, per consentire alla famiglia Tagus una
piccola riduzione dell'affitto. Che mi ricordo si rifiut di lasciare che Mike (Mike ha quattro anni di
meno ma a dieci era gi pi alto di Lenny, pi alto di tutti - forse ha cinque anni di meno, insomma
quattro o cinque) andasse a fare a pugni al posto suo con dei ragazzacci che avevano rotto il corno
francese di Lenny e lo avevano preso a calci nella schiena mentre era per terra nel cortile della scuola e
gli avevano lasciato dei lividi gialli che se chiudo gli occhi li vedo ancora sulla schiena del giovane
Lenny Tagus, che non volle dire a Mikey chi doveva prendere a pugni. Il Lenny che fece per mesi la
spesa per conto di mia moglie la signora Labov quando Dio solo sa se ne aveva di lavoro da fare, oltre
alla quantit di cose da preparare a scuola per la laurea e il dottorato, quando la flebite della signora
Labov si aggrav e io dovevo stare in negozio a cucire e l'ascensore del palazzo era guasto e il padrone
di casa, che gi durante gli anni di Kennedy e Johnson provava a mandarci via, ci mise un tempo
vergognoso per farlo riparare e Sandra dava a Len la lista della spesa. La signora Tagus sta dicendo a
Lenny di non muoversi da l. Che lei, come madre, ha delle cose da dirgli. Nel tono della sua voce c' la
forza d'animo della persona che ogni giorno si trascina la gastrite. Il freddo della cucina mi provoca
dolore alle mani e le infilo sotto le braccia, dentro il cappotto a righe che, come il vecchio cappotto di
Arnold Tagus, ho cucito personalmente.
...
.
...
Lenny.
...
.
...
Mentre parlavo e ascoltavo mia madre, immaginandola con la mano sullo stomaco o sugli
occhi, i due luoghi fisici sui quali polarizza i problemi che si accolla, proteggendoli come preziosi
trofei, il signor Labov sicuramente accanto alla sua teiera nera, i vecchi pantaloni sformati che
ricascano sulle caviglie e cos lenti da scoprire la regione settentrionale del sedere (dio che tenerezza mi
fanno le persone con i pantaloni cos flosci da lasciare scoperto l'inizio del sedere), me lo immagino
che bofonchia e, dietro la nube di fumo che si alza dal t, lancia occhiate a mia madre, al telefono, mia
madre che di sicuro si  appoggiata alla lurida parete scrostata della preistorica cucina di Labov; e
mentre ripasso la lettera, che sicuramente giace da qualche parte sulla persona di mia madre, quella
lettera che  un fatale esercizio di disinformazione che non sono neanche riuscito a finire prima di
spedirla, in preda a un desiderio furioso che la cosa comunque si sapesse, che venisse fuori, che l'attesa
finisse, e che lo sparo assordante che scatena la tragedia...
- Mi sono ritrovato a fremere, nel bel mezzo della conversazione - una conversazione che come
al solito consisteva soprattutto di pause, la speciale comunicazione via cavo del suono della distanza,
elettrico e solitario - a fremere per l'impulso di... spiegare. Spiegare. E mentre pregavo mia madre di
venire a casa mia, per aiutare me e la ragazza appetibile a tirare fuori Bonnie da un buio di scope,
stracci e varichina, per discutere di tutta la faccenda, noi cinque, insieme - sentivo salirmi in gola come
un conato la tentazione incontrollabile di spiegare, giustificare, congetturare ed estinguere dentro di me
e per me la verit, la piatta scialba e banale verit che si faceva tangibile per me tramite nient'altro che
una timida frasetta vergata sbrigativamente a matita sopra l'urinatoio pi a sud del bagno degli uomini,
sul piano del mio ufficio all'universit, la semplice frase basta signor Brava Persona in mezzo allo
squallido groviglio di genitali che circondavano quella riga all'altezza degli occhi...
Invece, in comunicazione elettromagnetica con il sangue del mio sangue, tra le voci di Becky e
Bonnie e il parlottio e le risatine di Carlina che volge verso di me la schiena nuda color caff tutta
piegata su un narghil, nascosto da qualche parte nel lato della donna del letto dei Tagus; al telefono,
invece, ho sentito che spargevo fuori da me un torrente fangoso di frasi sbagliate, emissioni di un fiato
burocratico, calcoli derivati dagli assiomi di un eterno bambino su ci che sua madre avrebbe voluto
sentire, ragionamenti vorticosamente irradiati dalla proposizione di fondo che Bonnie e Io Non Siamo
Pi Fatti L'Uno Per L'Altra, Mamma, che Ci Siamo Allontanati, e Tranne I Bambini Non Abbiamo
Niente Che Ci Tiene Insieme, e Ti Sembra Bello Questo Per I Bambini? Tutte cose che il signor Brava
Persona sa bene che sono ingannevoli, vuote, e moralmente colpevoli. Tuttavia c' stato un episodio,
troppo nitido per essere stato un sogno, in cui una mattina prestissimo, non pi tardi dell'anno scorso, io
e Bo ci siamo entrambi mezzi svegliati. Sincronicamente. In questo letto. Mezzi svegli, seduti, a fissare
le nostre sagome sfuocate nel bagliore verde della sveglia digitale; ci siamo guardati reciprocamente,
dapprima tentando di riconoscerci, e poi in preda a uno shock sincronizzato: terrorizzati per aver visto
l'altro, all'unisono abbiamo gridato Cooosa? e siamo caduti sui cuscini ripiombando nel sonno. A
colazione abbiamo confrontato le nostre considerazioni e tutti e due siamo usciti molto turbati. Questo
mamma lo capisce, questa specie di rivelazione unificata della separazione: sono le inquietudini del
matrimonio che si contrappongono alle inquietudini della persona, correnti nel flusso e riflusso dei
sensi di colpa che accompagnano i rapporti sentimentali lungo tutto l'arco della vita. Lei dice, - Ogni
matrimonio ha i suoi alti e bassi, altrimenti non  un matrimonio. Vuoi che ti parli degli anni che
abbiamo passato insieme io e il tuo povero pap? Si, mamma. Ma, in fondo, anche no.
Potrei onestamente replicare descrivendo quella specie di paralisi interiore che ugualmente
accompagna il prolungato intersecarsi dei problemi pratici di due persone che vivono fianco a fianco e
di come tutto ci tolga il respiro a un uomo. Del modo in cui tutte le sante sere la conversazione di
Bonnie non abbia altro argomento che i problemi. Il costo del rivestimento del divano a due posti del
soggiorno. La qualit del taglio della carne x al mercato y. Le persistenti e misteriose eruzioni di
psoriasi sul pisello di Josh che lo costringono a grattarsi in un modo che certo non pu continuare cos.
Sull'altro fronte: questa partner che nel bene e nel male  ancora una bambina, sia quando mette
il broncio, sottomessa, silenziosa, e urla S (S!(Dio!)); sia quando accovacciata nel suo divano offre a
un insegnante con la cravatta allentata ridotto in stato catatonico da una giornata trascorsa in mezzo alla
burocrazia parasovietica del dipartimento di germanistica di questa universit, quando mi offre un
fiume rinfrescante di chiacchiere colmo di intuizioni irrilevanti e impagabili del tipo: Oggi non
sopporto i miei capelli; non li sopporto (come si fa a non sopportare i propri capelli?); oppure Ieri
sera alla Tv ho notato che il naso di Karl Malden assomiglia allo scroto di un uomo, non ti pare? (S);
o ancora Vaffanculo, ma come  possibile che mi venga il ciclo nel mio unico paio di jeans bianchi
proprio mentre mi controllano all'uscita da Jewel?; o anche Mike ti picchier quando verr a saperlo
(magari fosse cos semplice); oppure Non amer mai qualcuno per sempre; Tu vuoi che mi senta in
colpa per tua moglie per il fatto che non la ami pi (fosse soltanto questo).
E va bene, la signora Tagus  stanca di sentire parlare di navigazione, esigenze, insopportabile
tran tran, di questa rappresentazione delle angosce della mezza et. Da una parte: un misto di latte e
cannella, che non brucer eternamente per nessuno; dall'altra: lealt dimostrata fino allo sfinimento,
pratico realismo, compassione, slancio, una donna che avr sempre il colore e l'odore della Noxzema.
Confronti confronti confronti: le ragioni imperniate sugli altri sono facili da manipolare. Tutte
le cose vuote sono leggere. Il fatto  che sono proprio stanco di stare bene. Di essere buono. Forse sono
solo stanco di non capire dove si estinguono in me le attese millenarie di una costellazione, dov' che la
mia volont appende il suo cappello di pelliccia. Dovrebbe essere l'angolino di una persona che sa
quello che vuole. Vorrei essere determinato. Lo voglio. Non  affatto pi complicato che basta sig. b.p..
Cio basta sig. l.s..
Quindi basta con le stronzate, visto che non riesco a spedire pi della met di me stesso.
Se soltanto Bonnie la smettesse di graffiare la porta del ripostiglio.
Labov
- Sei un bravo ragazzo Lenny, - dice sinceramente la signora Tagus al mio telefono. - Sei un
bravo ragazzo, e noi ti vogliamo bene, io e Bonnie e Mikey. E anche il signor Labov, - guarda verso di
me e la forza che ha aleggiato cos a lungo sulla signora Tagus finisce, e la signora Tagus si mette a
piangere, piange come si pu immaginare piangano nazioni intere, e io distolgo lo sguardo, per rispetto.
Infilo le mani dolenti per l'artrite sotto le braccia all'interno del cappotto e guardo, oltre la scala
antincendio, oltre il cortile del palazzo, la finestra di fronte alla mia, che ha una serranda chiusa che
negli ultimi tempi non  mai stata alzata. La serranda  abbassata dai tempi del Vietnam e non so chi
vive in quell'appartamento. Mi accorgo che nessuno parla pi e che la signora Tagus dietro di me ha
riagganciato il telefono al muro vicino al lembo cadente della carta da parati. Piange come una nazione
intera, stringendo forte gli occhi per un dolore allo stomaco che non voglio neanche immaginare. Vado
dalla signora Tagus.
Mikey e Louis
- Mikey, ho detto soltanto: dove, ho detto solo questo.
- Se qualcuno mi rincorre e devo scappare di corsa da qualche parte, vorrei almeno sapere dove
sto andando. Ecco tutto.
- Se non vuoi dirmi dove stai andando, dimmi almeno come mai qui nel cruscotto la spia dei
freni resta sempre accesa.
- La spia dei freni?
- Guarda qui. Mi pare proprio che non si sia spenta mai. Hai un problema ai freni, posso darti
qualche indirizzo dove farli aggiustare.
- E' un problema elettrico del quadro. Fa contatto. Non si spegne mai. Da quando l'ho comprata.
Ormai  come una specie di fiamma eterna che veglia su di me.
- Non si spegne mai?
- E non sono neanche i freni.
- A me farebbe venire un po' la pelle d'oca.
- Non so. A me piace. Credo di considerarla in un certo senso rassicurante.
Len
- Tuttavia anche il novello solitario pu accorgersi subito che una vita vissuta,
temporaneamente o no, come una semplice rinuncia di ogni valore diventa nel migliore dei casi angusta
e nel peggiore dei casi vuota: una vita ad aspettare ci che non sar mai. Seduti ad accettare
passivamente (senza giudicare) l'accadere e il finire delle cose.
Aspetter l'arrivo di quelli di cui ho fatto saltare le orbite. Aspetter che la cosa diventi di
dominio pubblico - la reazione collettiva, le consultazioni, le recriminazioni, le proteste di lealt, il
tradimento, le conseguenze. E poi finir anche questo. Il dolore porter via i suoi feriti. La mia
costellazione sar fuori della mia percezione.
Ma loro aspetteranno, perch io aspetter. Aspetteremo il giorno in cui le croci e delizie di
Carlina Rentaria-Cruz diventeranno per Leonard Shlomith una parte del giorno come un'altra. E
aspetteremo l'inevitabile giorno in cui risuoneranno dei sibili silenziosi e l'unica mia sirena mi lascer
per un uomo del colore di un bel sigaro.
E non si dica, quel giorno, che avr aspettato qualcosa che valeva la pena aspettare.
...
.
...
Labov.
...
.
...
- Toglietevi dai piedi e lasciate in pace la signora! - urlo a una banda di teppisti vestiti in
pelle che occupano tutto lo spazio sotto la pensilina di plastica davanti al binario della soprelevata e che
rivolgono fischi e commenti alle lacrime ghiacciate dal vento sulle lenti spesse della signora Tagus. Dai
piedi freddi sulla piattaforma (piedi: anch'essi artritici) percepisco che il treno sta arrivando. Dico alla
signora Tagus di telefonarmi quando vuole un taxi per tornare. La aspetter a casa.
Un vagabondo accanto a una pattumiera incendiata canta l'inno nazionale al di l dei due binari,
ma le note arrivano fino a noi trasportate sulla piattaforma dalle forti folate del vento invernale. Tutta la
neve  diventata rigido ghiaccio. Consegno alla signora Tagus il thermos con il t per il viaggio, che
dura tre quarti d'ora perch, ringraziando il cielo, non deve cambiare. Raccomando alla signora Tagus
di dire ai suoi ragazzi di venirmi a trovare. Berremo qualcosa di caldo, e discuteremo di tutta la
faccenda.
Ecco che il treno arriva. La signora Tagus si avvia a tentoni. Non dice mai niente quando
piange, Greta. Facciamo come se niente fosse, dignitosamente. Ha varcato lo sportello del treno.
Prende posto da sola, ma nella direzione opposta a quella di marcia, cosa che temo non giovi allo
stomaco. Greta si sfila i guanti e solleva le mani ingiallite, che io ricordo quando erano bianche, le
solleva per sfilarsi gli occhiali ghiacciati. Senza occhiali la signora Tagus  pi vecchia. Gli sportelli si
richiudono prima che io sia riuscito a trascinare il mio corpo irrigidito verso il finestrino per dire alla
signora Tagus di sedersi nella direzione di marcia. C' tanto rumore, e io non sopporto il rumore. Tengo
le mani, infilate nei guanti che mi sono comprato, sulle orecchie e vedo la signora Tagus che si
allontana sui binari verso nord. Nel nostro palazzo nella mia cucina guardo la mia cucina e vedo il
treno che la porta via.
E' tutto verde
Lei dice non mi importa se tu mi credi o no,  la semplice verit, tu continua pure a credere
quello che ti pare. Quindi  sicuro che sta mentendo. Quando dice la verit impazzisce pur di
convincermi a crederle. Perci sono sicuro che sta mentendo. Lei si accende una sigaretta e guarda
fuori, lontano da me, fa la maliziosa con la sigaretta bene in vista e lo sguardo verso la finestra ancora
bagnata, e io non so proprio cosa dire. Dico Mayfly io davvero non so cosa dire o cosa fare e se posso
crederti pi. Ma queste sono le cose che so. So che io invecchio e tu no. E so che ti do tutto quello che
ho da darti, con le mani che ho e con il cuore che ho. Tutto quello che ho dentro, io te l'ho dato.
Tenendolo insieme e lavorando duro ogni giorno. Ti ho fatto diventare la ragione di ogni cosa che
faccio. Ho provato anche a costruire una casa da offrirti, per farti restare con me, perch fosse bello
restare con me.
Mi accendo anch'io una sigaretta e butto il fiammifero nel lavabo dove ci sono gli altri
fiammiferi e i piatti e la spugna e tutte queste cose qua.
Dico Mayfly io il mio cuore l'avevo gettato per strada e sono andato a recuperarlo per te ma ora
ho quarantotto anni. E' ora che la smetta di lasciarmi trasportare dalle cose e basta. Devo usare quel po'
di tempo che mi rimane per provare a far andare le cose per il verso giusto. Devo capire quello che
voglio. Dentro di me ci sono delle esigenze che tu non riesci nemmeno pi a vedere, perch ormai le
tue esigenze sono troppe.
Lei non dice niente e io guardo lei che guarda la finestra e sento che lei sa che io lo so, e lei
cambia posizione sul divano. Si siede sulle sue gambe. Indossa dei pantaloncini. Dico davvero non ha
importanza cosa ho visto o cosa credo di aver visto. Non ha pi nessuna importanza. So soltanto che io
invecchio e tu no. Ma ora sento che tutto ci che mi appartiene fa parte di te e sento che non ricevo pi
niente da te.
I suoi capelli sono tirati su sotto un berretto con delle forcine e con la mano si tiene il mento, 
presto, dal mio divano guarda incantata fuori la finestra ancora bagnata.
E' tutto verde dice. Guarda come tutto  verde Mitch. Come fai ad avere voglia di dire tutte
queste cose quando qui fuori  tutto cos verde.
La finestra sul lavabo del mio cucinino  lucida per via della pioggia pesante della notte scorsa
e ora  mattina, c' il sole,  ancora cos presto, e ci sono tante cose verdi l fuori. Gli alberi sono verdi
e il prato e pettinato all'indietro per i violenti scrosci di pioggia. Ma non  tutto verde. Le altre roulotte
non sono verdi e il mio tavolino da gioco in mezzo alle pozzanghere e le lattine di birra e le cicche che
galleggiano nei posacenere non sono verdi, o il mio camper, o il mio carrello, o tutta la ghiaia, o quella
ruota giocattolo che sta in piedi sotto una corda di bucato senza bucato vicino alla roulotte a fianco,
dove c' quel tipo con i figli. E' tutto verde sta dicendo. Sta sussurrando e quel suono non lo riconosco
pi.
Getto la mia sigaretta e a fatica cerco di distrarmi da questa mattina con il sapore di qualche
verit nella bocca. Mi giro a fatica verso di lei nella luce del divano.
Sta guardando fuori, l da dove  seduta, e io guardo lei, e c' qualcosa in me che non riesco a
trattenere, in quello sguardo. Mayfly ha un corpo. E lei  il mio mattino. Dico il suo nome.
Piccoli animali senza espressione
E' il 1976. Il cielo  basso e pieno di nuvole. Le nuvole grigie sono gonfie, increspate e
luminose. Il cielo sembra un cervello. Sotto le nuvole c' un campo, e tira vento. Un'autostrada sbiadita
corre vicino al campo. Passano un sacco di automobili. Una accosta. Una donna giovane con un viso
appassito fa scendere dall'auto due bambini. L'uomo al volante guarda dritto davanti a s. I bambini
non fiatano. Hanno la pelle bianchissima. La donna ha in mano un sacchetto con dentro qualcosa di
molto pesante. Il suo viso appassito pende sul sacchetto. La donna porta il sacchetto e i bambini con la
pelle bianchissima verso uno steccato di legno, vicino al campo, vicino all'autostrada. Appoggia le
mani dei bambini, che sono piccole, allo steccato di legno. La donna dice ai bambini di tenere le mani
sullo steccato finch non torna l'automobile. Sale in auto e l'auto parte. Nel campo vicino al recinto c'
una mucca. I bambini tengono le mani sul recinto. Il vento soffia. Passano un sacco di auto. I bambini
restano l fermi tutto il giorno.
E' il 1970. In un cinema una donna dai capelli rosso fuoco  seduta a parecchie file dallo
schermo. Una bambina con un bel vestitino  seduta accanto a lei. E' appena cominciato un cartone
animato. Gli occhi della bambina si perdono nel cartone animato. Dietro la donna  buio. Un uomo si
siede dietro la donna. Si sporge in avanti. Le sue mani si perdono nei capelli della donna. Gioca con i
suoi capelli nel buio. La luce riflessa del cartone animato fa tremolare le facce del pubblico: gli occhi
della donna brillano per la paura. E' completamente immobile. L'uomo gioca con i suoi capelli rosso
fuoco. La bambina non si gira mai verso la donna. I cartoni animati, le anteprime dei film e il film
durano quasi tre ore.
Alex Trebek si aggira per lo studio di Rischio! con una spilla sul petto dove c' scritto Pat
Sayak assomiglia a un tasso. Lui e Sayak giocano a squash ogni gioved.
E' il 1986. Il cielo notturno della California  illuminato e silenzioso come un palazzo
abbandonato. Dall'appartamento caldo di Faye sulle strade all'orizzonte si vede una scia lentissima di
microscopici lustrini bianchi.
Faye Goddard e Julie Smith sono sul letto di Faye. A turno, si mettono una sopra l'altra. Fanno
sesso. I gemiti di Faye echeggiano come monete contro le grandi vetrate del suo attico. Poi Faye e Julie
si rinfrescano con degli asciugamani bagnati. Stanno in piedi nude davanti alle vetrate a guardare Los
Angeles. Frammenti di Los Angeles si accendono e si spengono, come se le luci si offuscassero a
vicenda.
Julie e Faye tornano a letto, come amanti. Si scambiano complimenti sui loro corpi. Si
lamentano di quanto  breve la notte. Continuano ad analizzare, con una sorta di entusiasmo infelice, le
piccole omissioni che, dice Julie, necessariamente punteggiano la strada che conduce a un rapporto
vero. Faye dice che Julie le piaceva gi molto tempo prima di sapere che anche lei piaceva a Julie.
Consultano insieme sul dizionario Oxford la definizione di piacersi.
Si abbracciano. Julie  bianchissima, i suoi capelli sono corti e spinosi. Attraverso i vetri, il buio
della stanza  scheggiato da frammenti di Los Angeles di notte. Il buio accerchia ognuno dei frammenti
e combacia con essi come un guanto da giardiniere. E' romanticissimo.
Il 12 marzo 1988 piove. Dalla finestra dell'ufficio di sua madre, Faye Goddard vede la strada
diventare prima scura e poi lustra di pioggia. Dee Goddard  seduta sulla sua scrivania,  scalza, e
anche lei guarda fuori della finestra. La regista di Rischio!  l con l'addetto stampa dello show. La
capo macchinista e la suggeritrice riordinano degli appunti. Alex Trebek  seduto da solo accanto alla
porta in una di quelle sedie da regista, beve una bibita in lattina. La stanza si riflette nella finestra buia.
- Se ci dici che cosa le hai detto, forse riusciamo a capire se viene, - dice Dee.
- Possiamo fare una cosa tipo il meglio in venti minuti, Faye, - dice la regista guardando
l'orologio che tiene nella parte interna del polso.- Poi ci vorr almeno un'ora per organizzare e
registrare. Oppure tagliamo, il che significa rimediare col satellite e un po' di televendite.
- Per non parlare di un ragazzo che ormai  mezzo catatonico per il terrore ed  in preda a un
attacco di nervi, - dice a bassa voce Muffy demott, addetto stampa. - L'ultima volta che l'ho visto, era in
posizione fetale sul pavimento fuori della sala trucco.
Faye chiude gli occhi.
- Ho detto a mio marito di tenerlo d'occhio, - dice la regista.
- Grazie mille, Janet, - dice Dee Goddard alla regista. Abbassa lo sguardo sulla sua cartellina. -
Sono gi arrivati tutti i concorrenti delle altre quattro puntate?
- Tutti quelli iscritti. Molti pi di quanti ne abbiamo mai avuti.
Poi c' una pensionata dell'esercito, piuttosto timida, che non  mai stata inserita nemmeno in
una sfida di prova fino alla fine di aprile. Dice che non ce la fa pi ad aspettare di sfidare Julie.
- Ma non sfider Julie, - dice Muffy demott.
Dee sbircia la sua cartellina.- Insomma, in tutto quanti sono?
- Nove, - sussurra Faye. Poi si tocca i capelli sulle tempie.
- Ne abbiamo nove, - dice la regista, - sono sufficienti per tutte e quattro le puntate con una
rotazione di due per puntata -. Nella stanza, il suono della pioggia che batte sul tetto di alluminio della
Merv Griffin Enterprises, sembra carne che frigge in lontananza.
- E sono sicura che sono preparati, - dice Faye. Si guarda il dorso delle mani che tiene in
grembo. - Che fa Julie se il ragazzo la elimina? Il tuo nuovo misterioso guru delle nozioni.
- Non fare confusione tra quel che sono, da una parte, e quel che mi dicono di fare, - dice la
regista.
- Non la elimina, - dice la capo macchinista, scuotendo la testa; sta masticando un chewing gum
che le stimola un vermetto di muscolo sulla tempia.
Alex Trebek, guardando il suo orologio digitale, inizia a schiarirsi la voce come fa ogni volta
prima di una puntata;  un rituale. Tutti nella stanza si girano a guardarlo.
Dee dice: - Alex, che ne dici di far accomodare i nuovi concorrenti alle postazioni, avvertendoli
che potremmo, ma non  detto, essere in leggero ritardo? E ringraziali per la loro pazienza.
Alex si alza, si aggiusta la cravatta. La sua lattina risuona sul fondo metallico di un cestino. Si
schiarisce la voce.
- Un buon conduttore e tutto quanto -. Dee gli sorride cordiale.
- Bravo.
Alex lascia la porta aperta. Fuori il sole squarcia le nuvole. Le palme gocciolano e il cemento
luccica. Le macchine sfrecciano, con i tergicristalli posizionati su soloognitanto. Janet Goddard, la
regista, tiene lo sguardo basso, e finge di essere concentrata su quel che ha in mano. Faye sa che la luce
improvvisa del sole la sta facendo sentire poco attraente.
Nella finestra Faye vede il profilo di Dee controllare l'orologio con un movimento
impercettibile. - Le domande sono pronte? - chiede il profilo.
- Bastano per quattro puntate, - dice la capo macchinista; - gli argomenti sono a posto, tutti i
monitor sono sintonizzati. Ora Joan sta fissando l'ordine delle domande.
- Quello  il mio lavoro, - dice Faye.
- Il tuo lavoro, - sibila la regista, -  dire alla mammina qui presente dove  finita la tua
amichetta nevrotica.
- Alex avr bisogno tra pochissimo di tutti i testi alla postazione, - dice Dee alla capo
macchinista.
- Ecco il tuo lavoro, oggi -. Janet fissa la schiena di Faye.
Faye Goddard mostra il dito medio alla moglie del suo ex patrigno, Janet Goddard, sul vetro
della finestra. - Uno di questi per ogni domanda sugli animali, - dice.
La regista si alza, dice a Faye che  una puttana con l'aria di una mantide religiosa, poi esce,
chiudendosi alle spalle la porta che era rimasta aperta.
- Puttana, - dice Faye.
Dee con un sorriso lieve dice che le sembra che di puttane ce ne siano un po' troppe. Muffy
demott ride e va a sedersi sulla sedia di Alex. Dee scende dalla scrivania. Una scheggia della scrivania
si spezza tirata via dai pantacollant. Si accovaccia accanto alla figlia, che  sulla sedia della scrivania,
girata verso la finestra, con i piedi nudi appoggiati sul davanzale. Le ginocchia di Dee scricchiolano.
- Se non viene, - sussurra Dee,- allora dimmelo. Almeno sistemo la cosa con Merv, piccola.
Il fatto  che Faye vede nella finestra l'immagine sfocata e splendente di sua madre. Vede il
volto medievale di sua madre, i capelli rossi scrupolosamente pettinati, le rughe tristi che disegnano un
triangolo intorno alla bocca e al naso, che intrappolano e accumulano fondotinta e trucco ogni volta che
il viso si contrae durante la giornata. Dee ha gli occhi arrossati, cerchiati da occhiaie profonde, borse di
sangue nero. Dee  bella, a parte le occhiaie. Quest'anno Faye ha notato che comincia a intravedersi un
principio di borse nere anche sotto ai suoi occhi, che sono uguali a quelli del padre, marrone scuro e
leggermente tiroidei. Faye sente l'alito di Dee. Ma non riesce a capire se sua madre ha bevuto. Faye
Goddard ha ventisei anni; sua madre cinquanta. Julie Smith venti.
Dee stringe il braccio di Faye con la mano sottile che a stare in ufficio si  raffreddata.
Faye si gratta il naso. - Non viene, me l'ha detto. Sar per un'altra volta.
La capo macchinista fa un salto quando il telefono squilla.
- Ma no, non  vero, - dice Faye.
- Bambina mia -. Dee accarezza il braccio che aveva stretto.
- E' chiaro che io non ho sentito niente, - dice Muffy demott.
- Va bene, - dice la capo macchinista. - Portatela in sala trucco -. Alza gli occhi verso Dee. - La
vuoi in sala trucco?
- Brava, - dice Dee a Faye indicando la porta chiusa.
- Non penso che il signor Griffin stia bene, - dice la suggeritrice.
- Lui e il ragazzo sono degni l'uno dell'altro. Buttiamo dentro anche la pensionata dell'esercito.
Facciamo una puntata di nevrotici. Dee avvicina il viso di Faye con la sua mano sottile. La bacia con
dolcezza. Le labbra combaciano alla perfezione, pensa improvvisamente Faye. Rabbrividisce, nell'aria
condizionata.
La regina di Rischio detronizzata dopo un regno durato tre anni.
Titolo di Variety del 13 marzo 1988
- Non muovetevi di l, - dice la televisione.
- E dove vuoi che vada? - chiede Dee Goddard, seduta sulla sua sedia, nel suo ufficio, di notte,
nel 1987.
- Siamo qui per dar vita a delle cose belle, - dice la televisione.
- Anch'io, - dice Dee. - Anch'io l'ho fatto. Una volta.
Dee  seduta nel suo ufficio alla Merv Griffin Enterprises tutte le notti della settimana e
ammazza il tempo bevendo un martini annacquato dopo l'altro. Le pareti del suo ufficio sono coperte
da una quantit di frasi celebri distorte. Cose tipo: mi  semblato di vedele un matto; per colpa di un
canguro non si fa pi credito a nessuno. E foto con dedica. Dee e Bob Barker insieme, ai tempi in cui
scriveva i testi di Verit o Illazioni. Merv Griffin che le consegna una targa. Dee e Faye tra Wink
Martindale e Chuck Barris a un party. Dee preme il telecomando per passare dalla Nbc a Mtv, sulla tv
via cavo. Ragazzi truccati, quasi anoressici, suonano chitarre che non sembrano chitarre ma aerei o
armi.
- Vostro marito vi guarda ancora come vi guardava un tempo? - chiede la televisione.
- Ma figuriamoci, - dice Dee sarcastica tra un sorso e l'altro.
- Beve troppo, - dice Julie Smith a Faye.
- Perch soffre, - risponde Faye, guardando la madre.
Julie guarda anche lei il monitor del circuito interno dell'ufficio di Faye. - Beve per dimenticare
o per ricordarsi che soffre? Faye sorride.
Julie scuote la testa. - E' una cosa meschina spiarla cos.
- Oggi meriti una pausa, - dice la televisione. - Il latte  salute... Combatte i nemici dell'igiene...
Non hai voglia di un cheeseburger l a casa tua?
- Veramente no, - dice Dee, alzandosi in piedi sulla sedia. - Non ne ho nessuna voglia -. Il
bicchiere le cade di mano.
- Per  stata carina a dire quella cosa su di te, prima -. Julie guarda il profilo di Faye. - A dire
che anche lei una volta ha dato vita a una bella cosa.
Faye sorride senza smettere di guardare il monitor. - Hai sentito cosa ha fatto Alex oggi? Sayak
dice che ormai con Alex  guerra aperta. Alex  entrato in cabina di regia e si  messo a giocare con il
tasto degli applausi durante la registrazione della terza puntata della Ruota della Fortuna. Tipo che il
pubblico applaudiva ogni volta che un concorrente sbagliava e perdeva soldi. Sajak dice che si
vendicher.
- Just do it, - dice la televisione.
- Okay, - dice Dee. Poi si addormenta sulla sedia.
Faye e Julie sono sedute su piccoli asciugamani sottili, nel 1987, sul bagnasciuga, nude, su una
spiaggia per nudisti a sud di Los Angeles. L'alba  appena spuntata. Il sole  alle loro spalle. Il Pacifico
all'alba e color lilla. Deboli onde bagnano i piedi delle due donne e poi si ritraggono subito. Il cielo  di
un colore assurdo.
Julie ha detto a Faye che secondo lei gli amanti passano per tre differenti fasi nel corso della
loro conoscenza. All'inizio si raccontano aneddoti e le cose che amano. Poi le cose in cui credono. E
nella terza fase studiano la relazione tra le cose in cui l'altro crede e quelle che in realt fa.
Julie e Faye si stanno raccontando aneddoti e tutte le cose che amano per il ventesimo mese
consecutivo. Julie dice a Faye che lei, Julie, ama pi di ogni altra cosa: la poesia contemporanea, le
donne crudeli, le parole che hanno un solo significato, le facce in cui l'espressione cambia
all'improvviso, una enciclopedia canadese in edizione limitata che nessuno conosce e che si chiama
Enciclopedia Laplace: tutti i fatti del mondo, l'odore tenero della cipria che si sente quando le donne
anziane aprono il portatrucco, e ovviamente il dizionario Oxford.
- Devi ammettere che l'enciclopedia  diventata la tua fonte di guadagno.
Julie respira a fondo l'aria che ha l'odore del lievito. - E' stato proprio come ci raccomandavano
sempre i professori: l'enciclopedia  diventata la mia amica.
- Parli di quand'eri bambina? - Faye accarezza il braccio di Julie.
- Gli uomini apparivano e scomparivano, uno dopo l'altro. Mi dispiaceva cos tanto per mia
madre. Questi uomini vuoti, silenziosi, e lei che si aggrappava a ognuno, e se li portava a casa. E non
ce n'era uno che riuscisse a sopportare mio fratello.
- Vieni qui.
- Certe volte la situazione diventava intollerabile. Ecco, mi ricordo che mia madre faceva una
vita davvero orribile. Ma quando le cose si mettevano male, ci chiudeva in camera per tenerci al di
fuori -. Julie sorride pensando a se stessa. - Ricordo che mi dava un righello e una matita. Per giocare.
Potevo stare l con il righello per ore, a giocare.
- Anche io adoravo i righelli.
- Puoi costruirci interi mondi. Io riuscivo a costruire mondi interi tracciando linee. Una specie
di bacchetta magica seghettata. Passavo tutto il giorno cos. Con mio fratello che guardava. Su questa
spiaggia non ci sono i gabbiani all'alba. C' silenzio assoluto. La marea si sta ritirando.
- E poi avevamo una di queste enciclopedie Laplace: tutti i fatti del mondo. Il suo quarto marito
le passava a quelli che le vendevano porta a porta. Tenevo i volumi sparsi in ogni stanza dove mia
madre poteva rinchiuderci. Cos erano diventati veri e propri amici. Capivo quando erano pi affidabili
e quando lo erano meno. Cominciavo a conoscerli profondamente -. Julie guarda Faye. - Non mi
importa se ti sembra stupido o esagerato.
- Non mi sembra affatto stupido. Non  divertente avere un fratellino minorato e una madre con
una vita orribile, e sentirsi soli. Per non parlare di quando ti chiudeva a chiave.
- La verit  che era lui che chiudevano a chiave. E io dovevo stargli dietro.
- Volevo soltanto dire che un fratello autistico non pu essere un compagno per nessuno al
mondo, e non importa quanto lo ami, - dice Faye, mentre con la punta del piede prova a disegnare un
angolo nella sabbia umida.
- Prendermi cura di lui mi portava via una quantit di tempo incredibile. Per hai ragione, non
mi faceva compagnia. Ma io avevo soltanto lui e volevo che stesse con me. Come se fosse il mio
lavoro. Avevo soltanto lui ed era parte della mia identit, o una cosa del genere, capisci? Come se mi
desse diritto a occupare pi spazio. Non avevo neanche otto anni.
- Non riesco a credere che non la odi, - dice Faye.
- Nessuno degli uomini che stavano con lei riusciva a sopportare di averlo tra i piedi. Quelli che
ci provavano, dopo un po' non ce la facevano pi. Non faceva altro che guardarti fisso e agitare le
braccia. E quando guardavano mia madre negli occhi qualche volta dicevano che avevano l'impressione
di vedere lui che li fissava -. Julie si scuote via un po' di sabbia dai capelli corti. - E invece lui era
intelligente. Era totalmente chiuso in se stesso, ma era intelligente. Riusciva a fissare la stessa cosa per
ore senza annoiarsi. E poi scoprii che sapeva leggere. Leggeva molto lentamente e mai ad alta voce.
Non so cosa erano le parole, perlui -. Julie si gira verso Faye.- Grazie all'enciclopedia, abbiamo
imparato a leggere entrambi. Molto presto. Le illustrazioni ci aiutavano molto.
- Non riesco a credere che non la odi.
Julie tira un sassolino. - Eppure non la odio, Faye.
- Ti ha abbandonato su una strada perch un tizio glielo aveva chiesto.
Julie continua a guardare il buco nella sabbia da cui ha preso il sassolino. Il buco si scioglie. -
Lo amava davvero quell'uomo che stava con lei -. Scuote la testa. - Le ha chiesto di liberarsi di lui.
Credo che abbandon anche me perch badassi a lui. Le sono grata per questo. Se allora mi avesse
allontanato da lui, la mia vita non avrebbe avuto pi senso.
- Piccola mia.
- Sarei rimasta io in ospedale tutto quel tempo, non lui.
- Ma che dici? Come se lui all'improvviso avesse smesso di essere autistico perch non potevi
pi prenderti cura di lui.
Julie Smith odia pi di ogni altra cosa: i biglietti d'auguri, i genitori adottivi che adottano
qualcuno senza prima fare un esame di coscienza e valutare la loro capacit di amare, l'odore di zolfo,
John Updike, tutti gli insetti con le antenne, e gli animali in genere.
- E le donne dolci?
- Credo che gli insetti con le antenne siano peggiori. Persino quando sono fermi, le antenne
continuano a muoversi. Le antenne non smettono mai di muoversi. E' una cosa che non sopporto.
- Ti amo, Julie.
- Anch'io ti amo, Faye.
- Non avrei mai creduto di poter amare una donna cos.
Julie scuote la testa guardando il Pacifico. - Non farmi diventare triste.
Faye osserva un minuscolo insetto senza antenne che pattina su zampette sottili come capelli
sulla superficie trasparente di una pozza formata dalla marea. Si schiarisce la voce.
- Allora, - dice. - Qual  il tipo di linea nel campo da football di cui ce n' una sola?
- Quella di centrocampo.
- Qual  l'unico mese dell'anno senza festivit nazionali, il cui nome deriva da un imperatore
romano che...
- Agosto.
Il sole  pi alto; il sangue si sta ritirando dall'acqua azzurra. Le donne si spostano verso il mare
per farsi ancora accarezzare dalle onde.
- Certe volte l'oceano mi sembra un enorme cane azzurro, - dice Faye mentre lo guarda. Julie
mette un braccio intorno alle spalle nude di Faye.
Le abbiamo voluto bene come a una figlia, - ha dichiarato l'addetto stampa di Rischio!, Muffy
demott.- Ci dispiacer vederla andare via. Nessun concorrente ha mai significato tanto per un quiz
quanto la signorina Smith per Rischio!.
Articolo di Variety, 13 marzo 1988
Onde leggere arrivano, si infrangono, si ritraggono. Dita bianche si allungano sulla spiaggia e si
sciolgono sulla sabbia. Faye vede la sabbia scura brillare sotto di loro quando l'acqua viene trascinata
via dalla marea che si ritira.
La spiaggia si riassesta e sibila mentre diventa pi chiara. Faye guarda il profilo di Julie Smith.
Julie ha la pelle pi bella che Faye abbia mai visto. Non  solo che  cos delicata da essere screpolata,
o che qui col sole basso ha il colore del vino rosso;  che ha un tessuto che sembra veramente vivo, una
morbidezza elastica, come una guaina matura, un baccello. Vulnerabile e spessa. Tesa, lucida e fissa
solo sugli zigomi rotondi; sono le ossa a rendere le guance incavate, gli occhi profondi. Il profilo del
suo volto ha la forma di una chiave musicale, sembra slavo. Tutto quel che le appartiene ha una sorta di
permeabilit: persino la scura e sottile distanza tra i due denti davanti sembra una specie di fessura, un
timido invito. Julie ha usato quei denti e la fessura per eccitare Faye con un'abilit delicata che Faye
non aveva creduto possibile. Julie ha alzato gli occhi. - Allora? Faye guarda nel vuoto, poi scuote la
testa.
- Stavi parlando di poesia -. Julie sorride e accarezza il viso di Faye.
Faye accende una sigaretta nel vento. - Il fatto  che non mi  mai piaciuta. Non dice mai niente.
Anche quando mi piace, poi capisco che  solo un modo pi complicato per dire cose ovvie. Cos mi
pare. Julie sorride. Tra i suoi denti davanti c' una fessura. - E va bene, - dice. - Ma considera che
poche, pochissime di noi hanno un bagaglio culturale sufficiente a comprendere le cose ovvie. Faye
ride. Bagna un dito e disegna un numero nell'aria. Ridono. Un'onda improvvisa si rompe fragorosa sul
bagnasciuga. Il dito di Faye sa di fumo e di sale.
Pat Sajak, Alex Trebek e Bert Convy stanno seduti in cerchio con i pantaloni sportivi e le
cravatte allentate, nella sala riunioni della Merv Griffin Entertainments, una mattina, a guardare una
cassetta delle finali di baseball dell'anno precedente. Nello schermo gigante della sala un battitore
colpisce un lancio basso.
- Era bassa, - dice Trebek.
Bert Convy, che si sta pulendo le lenti a contatto, guarda il replay strizzando gli occhi.
Trebek si aggiusta sulla sedia.- Dimmi il miglior battitore di palle basse di tutti i tempi.
- Joe Pepitone, - dice Sayak senza esitare. Trebek lo guarda stupito. - Joe Pepitone?
- Willie Stargell  stato un gran battitore di palle basse, - dice Convy. Gli altri due non gli
badano.
- Reggie Jackson era grande, - conclude Sajak.
- Lo  ancora, - dice Trebek, guardandosi distrattamente le unghie. Il conduttore di quiz ha una
vita professionale non troppo impegnativa. Tutte e cinque le puntate della settimana si possono
registrare in un giorno solo. Di solito una settimana al mese si passa lavorando duro in studio per lo
spettacolo. Il resto del tempo  libero. Bert Convy passa il tempo tra fiere delle auto, inaugurazioni di
centri commerciali ed episodi di Love Boat, - e ormai  molto pi che miliardario. Pat Sayak a squash 
un fuoriclasse, si occupa di giardinaggio, e sta imparando la terza lingua con un corso di
corrispondenza. Alex, conosciuto nell'ambiente per essere il conduttore con maggior dedizione al
lavoro dai tempi di Bill Cullen, ogni giorno viene visto in qualche sala attrezzi della Mge che legge o si
schiarisce la voce, o si aggiusta i capelli, o si preoccupa.
C' un colpo che va a segno. Sajak tira una lattina contro lo schermo. Trebek e Convy ridono.
Sayak si gira verso Bert Convy.- Come va col dente, Bert?
Convy si copre la bocca. - E' sempre scolorito, - dice torvo.
Trebek lo guarda: - Hai un dente scolorito?
Convy tasta un canino scoperto.- Una cosa passeggera. Sta gi sparendo -. Strizza gli occhi per
guardare Alex Trebek. - Per non dirlo a Merv.
Trebek si guarda intorno, per capire se Convy ce l'ha con qualcun altro. - Dici a me? La persona
qui presente? Ti sembro uno che fa cose del genere?
- Mi sembri un conduttore di quiz.
Trebek fa un largo sorriso. - Deve essere per i miei denti perfetti, meravigliosi e intatti.
- Bastardo, - brontola Convy. Sajak fa segno di abbassare la voce.
- La dinamica del rapporto tra Faye Goddard e Julie Smith, secondo quelli che le frequentano,
non  del tutto chiara. Faye ha ventisei anni e negli ultimi tre anni e mezzo ha lavorato nello staff di
Rischio! Julie ha venti anni, i genitori adottivi sono a Lajolla, e ha conservato il titolo di campione di
Rischio! per oltre settecento puntate riscuotendo un enorme successo. Tre anni e mezzo fa, il principe
della produzione dei quiz, Merv Griffin, decise di riportare al successo il popolare show Rischio! ormai
dimenticato dalla stampa nazionale, di far ritirare Art Flemming e di mettere al suo posto Alex Trebek,
bello ma un po' rigido, abbastanza distinto, affidabile, un ex modello che si era fatto le ossa nei quiz
presentando Alta Tensione per la Barris/Nbc, un programma che era durato poco. Dee Goddard - che
aveva scritto spettacoli ormai datati come Verit o Illazione e Indovina il motivo, e aveva lavorato per
la promozione e la distribuzione di Pesca il Jolly e infine prodotto Scommettiamo, - con risultati
altalenanti di pubblico ma lodi dalla critica - fu assunta dalla Mge come produttore esecutivo di
Rischio! Un periodo di tensione e confusione era poi seguito quando Griffin aveva deciso di nominare
Janet Lerner Goddard - quarantotto anni, vincitrice di due premi Clio, ma anche moglie dell'ex marito
di Dee - regista del risorto quiz; e infatti Dee si convinse a ritirare le dimissioni soltanto quando
l'assistente di Griffin ebbe la geniale idea di fare una telefonata a New York, dove Faye Goddard, dopo
aver lasciato l'universit di Bryn Mawr nel 1982 con una laurea in biblioteconomia, stava lavorando
alla rivista Puzzle. Il braccio destro di Merv propose di inserire Faye nello staff di Rischio! in qualit
di Ricercatrice Argomenti e Domande. Faye lavora per sua madre.
Estate 1985. Faye  nello staff di Rischio! da circa quattro mesi quando una ragazza dalla voce
roca e dalla bellezza stravagante, entra con un giubbotto di jeans sbiadito, uno zainetto, e un annuncio
del Times che richiede concorrenti per la Mge. La ragazza dice di voler partecipare a Rischio!; le
hanno detto che  portata per il sapere nozionistico. Faye le fa un colloquio e ne  lievemente intrigata.
La ragazza ottiene un punteggio buono ma certo non eccezionale in un quiz di cultura generale che ha
per una rilevante sezione zoologica. Julie Smith riesce a fatica a entrare in una sfida di prova.
Nella registrazione della sfida di prova, messa a confronto con il bruno Shriner da Encino e il
bibliotecario Redding, secco come un ramoscello e con un parrucchino biondo esagerato, Julie vince
facilmente, ma ha problemi a parlare con chiarezza al microfono, e mostra qualche difficolt anche con
il gioco pi famoso e arguto di Rischio!, quello in cui il conduttore d la definizione della risposta e il
concorrente deve indovinare la domanda giusta. Per la sfida di prova, Faye d a Julie un punteggio di
tre quinti. Di solito vengono richiamati solo quelli che ottengono quattro e cinque quinti. Ma ad Alex
Trebek, che passa un bel po' del suo tempo libero a bazzicare le sfide di prova, la ragazza piace, anche
dopo che lei rifiuta di andare a bere qualcosa con lui al bar della Mge. Dee Goddard e Muffy demott
scelgono Julie tra altri diciotto possibili concorrenti; del resto nessuno, nello staff di un programma che
si sforza di riacquisire uno share accettabile, pu avere qualcosa in contrario a prendere giovani
concorrenti di una bellezza ossessiva. Eccetera. Julie Smith viene inserita nella rotazione dei
concorrenti all'inizio del settembre 1985.
Le puntate di Rischio! dalla quarantasei alla quarantanove vengono registrate il 17 settembre.
La signorina Julie Smith di Los Angeles appare per la prima volta nella quarantaseiesima puntata.
Nessuno riesce a ricordare chi fosse allora il campione in carica. Palindromi, Astrologia musicale,
Diciottesimo secolo, Edoardi famosi, La Bibbia, Storia della moda, Fobie varie, Sport senza palla. Julie
guida il gioco in entrambe le manche. Risponde a tutte le domande. Mai successo prima, nemmeno ai
tempi di Flemming. Gli altri due concorrenti, fiacchi e intristiti, vengono incoraggiati durante le pause.
Julie vince 22.500 dollari, praticamente tutti i soldi in palio, in mezz'ora. Nella prima puntata non vince
di pi soltanto perch un innervosito Alex Trebek annuncia l'annullamento del gioco finale, in quanto
Julie Smith non pu avere nessuno stimolo a scommettere una parte della sua vincita contro quella
degli avversari, rispettivamente di zero e 400 dollari. Un Trebek con gli occhi di fuori e un largo sorriso
fa il gesto di levarsi il cappello davanti a una Julie dallo sguardo assente mentre partono i bongos della
sigla e scorrono i titoli di coda.
Dieci minuti dopo Faye Goddard riesce a ritrovare Julie Smith, che era sparita, in un angolo
nascosto dei camerini dei concorrenti (a chi deve andare di nuovo in onda viene chiesto di cambiarsi
d'abito tra una puntata e l'altra, per fare finta che sono tornati di nuovo domani). Arriva il momento
della quarantasettesima puntata. Un titolo da difendere e tutto il resto. Julie  seduta e si guarda in un
gelido specchio da trucco contornato da lampadine accese, il viso appassito e senza espressione. Ha
problemi a reagire agli stimoli. Faye deve portarle un vestito stirato, starle a parlare mentre si veste e
praticamente trascinarla di peso sopra, nello studio. Faye  in cabina di regia, sta cercando di spiegare
alla madre i suoi dubbi sulle possibilit che ha la nuova, strana campionessa di vincere un'altra puntata,
quando Janet Goddard in silenzio le fa segno di guardare il monitor. Julie si sta mangiando gli avversari
facendoli a pezzi. Si scopre che il nome di Lady Bird Johnson  Claudia. Che la citt della Florida che
produce pi avana di tutta Cuba  Tampa. Il dito di Julie tortura il pulsante. Nel gioco delle domande,
formula quella giusta prima ancora che Alex abbia terminato la definizione della risposta. La prima
manche  conquistata. Janet manda la pubblicit. Julie resta seduta nella sua postazione, fissando il
pubblico ammutolito.
Faye e Dee guardano Julie appena la luce rossa si accende e Alex Trebek immediatamente
mostra il suo stanco sorriso professionale. Ogni volta che si accende la luce rossa della messa in onda a
Julie Smith succede qualcosa. Qualcosa soltanto. La ragazza del punteggio di tre quinti e dallo sguardo
senza espressione, sparisce. Ogni aspetto concavo di questa persona diventa convesso. La telecamera 
sempre su di lei. Con sguardo innamorato. Spesso Julie viene inquadrata mentre Trebek sta ancora
leggendo la domanda. Il suo viso, in onda, produce una vivace scossa della frequenza; la sua
espressione, serena e luminosa, irradia una sorta di armonia con gli argomenti che appaiono sul
tabellone luminoso. Trebek continua ad armeggiare con il nodo della cravatta. Faye sa che lui
percepisce qualcosa di insolito, di strano, nell'andamento del quiz. Quando Julie d la definizione latina
del comune ravanello il pubblico in studio fa un sospiro di stupore e bisbiglia.
- Nessuno sa il nome latino del ravanello, - dice Faye a Dee. - E' una di quelle domande
micidiali che metto apposta in ogni gioco. L'umore degli altri due concorrenti peggiora. Qualcuno tra il
pubblico comincia a urlare il nome di Julie.
Trebek, che non aveva mai visto il pubblico abbandonarlo per qualcun altro, si innervosisce
ancora di pi. Usa quaranta preziosi secondi per raccontare un aneddoto che ha gi raccontato di
quando and a vedere una partita dei Dodgers con Tom Brokaw. Il pubblico rumoreggia, vuole che il
gioco proceda.
- Marca male, - sussurra Faye. Dee la ignora, si curva verso il monitor.
Janet fa segno ad Alex di fare una pausa. Tutto sudato e inquadrato da lontano, Alex promette
all'America che torner tra poco, impaziente di indagare sulla incredibile signorina Smith e sugli ancora
pi incredibili sacrifici che deve aver fatto per assorbire tante nozioni in cos giovane et. Rischio! fa
un break per la pubblicit Triscuit. Faye e Dee guardano il monitor terrorizzate; il pubblico in studio 
pietrificato: il viso di Julie Smith si accartoccia come un Kleenex infilato in tasca. Inizia a piangere in
silenzio. Le lacrime scendono lungo le chiavi musicali delle sue guance e gocciolano sul microfono,
producendo chiss come un debole fruscio. Janet, dalla regia,  stupita. Faye viene mandata a prendere
un impacco freddo ma non arriva in tempo sul set. Le luci si riaccendono. L'America guarda Julie
Smith disfarsi di tutte le domande del tabellone del Doppio Rischio! con il viso e il giubbotto sintetico
lustri di lacrime. Trebek, improvvisamente e goffamente gelido, fa finta di non notare nulla, e non le fa
(n le far per centinaia di puntate) nessuna delle domande sulla sua vita privata che aveva promesso di
farle. Il gioco va avanti. Faye ha scoperto ancora un'altra Julie rispondere a domande su domande. Il
viso di Julie ora  asciutto, irrigidito. Continua a guardare dritto verso le schede che Trebek ha in mano
con gli occhi ridotti a due fessure. Nel Rischiotutto finale, con gli avversari di nuovo senza soldi, Julie
ignora freddamente Trebek che comincia a chiedere se bisogna annullare di nuovo, e decide di
scommettere tutti i suoi 22.500 sul fatto che il primo frammento venuto alla luce dell'Uomo di Pechino
era un pezzo di mandibola a forma di parentesi. Vince 45.000 dollari. Alex finge di inginocchiarsi
davanti a lei. Il pubblico applaude.
Parte la sigla finale. E in questo momento del finale conservato da Faye Goddard, Julie Smith,
inquadrata nel luminoso luccichio della sua postazione di metallo, mostra serena e spontanea il dito
medio ad Alex Trebek.
Una nazione intera impazzisce. I centralini alla Mge e alla Nbc cominciano una stridula sinfonia
che dura due giorni interi. Pat Sajak manda tre dozzine di rose rosse a gambo lungo nel camerino di
Julie. Lo share dell'ultima parte di Rischio!, puntata numero quarantasette,  di cinquanta - alla pari con
il Super Bowl e gli omicidi. Tutto questo accade il 17 settembre 1985.
- La mia parola preferita, - dice Alex Trebek, -  commozione. E' la mia parola preferita
specialmente quando viene usata in combinazione con la mia seconda parola preferita, indurre -. Si gira
verso il medico. - Sto facendo soltanto delle associazioni. Va bene se faccio delle associazioni?
L'analista di Alex Trebek non risponde.
- Un sogno, - dice Trebek. - Mi capita spesso di sognare che mi fermo davanti alla vetrina di un
ristorante, e guardo un cuoco che lancia in aria delle frittelle. Ma poi capisco che non sono frittelle, ma
facce. Sto guardando un uomo con un cappello da cuoco che con la spatola lancia in aria delle facce.
Lo psichiatra unisce le mani a forma di guglia di chiesa e le osserva con attenzione.
- Ma forse sono soltanto stanco, - dice Trebek. - Sono stanco morto. Sono preoccupato per il
mio sorriso. Credo che cominci a essere un sorriso stanco. E un sorriso stanco non  attraente; dal punto
di vista professionale  preoccupante -. Si schiarisce la voce.
- Ed  questa preoccupazione che mi rende ancora pi stanco. E' un circolo vizioso del sorriso.
- Questa ragazza con la quale lavora... - dice il medico.
- E oggi Convy confessa che gli si sta scolorando un dente, - dice Trebek. - Mi dica che la cosa
promette bene, perch non me lo dice?
- La concorrente di cui parla sempre.
- Ha perso, - dice Trebek, strofinandosi il naso. - Ha perso ieri. Non li legge mai i giornali? Ha
perso con suo fratello, dopo che Janet e l'assistente di Merv lo hanno buttato dentro in segreto, il
piccolo bastardo handicappato, con un punteggio truccato di cinque quinti nella sfida di prova e un
tabellone pieno di domande sugli animali.
Lo psichiatra alza un po' le sopracciglia. Sono nere e ad angolo, come se avessero dei cardini.
- Dietro c' una storia poco chiara, - dice Trebek, muovendo a scatti i larghi polsini chiari per
creare sul soffitto riflessi dei suoi gemelli contro la luce che arriva dalla finestra. - Mi  arrivata quasi
di quarta mano, ma mi  arrivata. I genitori hanno abbandonato i figli quand'erano piccoli. C'era una
ragazza e suo fratello, Lunt. Te lo immagini un campione che si chiama Lunt? Lunt era autistico.
Autistico nel senso che pi che un bambino era un manichino. Muffy ha detto che Faye ha detto che la
ragazza se lo portava in giro come una valigia. E cos alla fine lui e la ragazza furono abbandonati in un
posto sperduto. Dai genitori. Una cosa terribile. Lei venne adottata e il fratello fu affidato a un istituto.
Un istituto statale. Questo ragazzo senza speranze  venuto fuori che aveva imparato a memoria l'intera
Enciclopedia Laplace: tutti i fatti del mondo. Furono entrambi costretti a mandare a memoria questa
enciclopedia, da piccoli. E io che pensavo di aver avuto un'infanzia traumatica -. Trebek scuote la testa.
- Ma lui fu rinchiuso, e la sorella fu adottata da della gente di Lajolla che non era, da quello che ho
capito, proprio raccomandabile. Cos lei scapp. Entr nel programma. E prese tutti a calci in culo. Era
bella, sportiva e non faceva stronzate. Us la vincita per pagare i conti da capogiro per curare l'autismo
di Lunt. Lo port in una clinica privata nel deserto che si diceva fosse specializzata in... come dire,
nello sradicare le persone da se stesse. E riconsegnarle alla societ -. Trebek si schiarisce la voce.
- E devo ammettere che lo hanno sradicato per bene, - dice, - sono riusciti a farlo parlare. Anche
se nasconde ancora la testa sotto al braccio quando sente la minima tensione. Inoltre ha un aspetto
bizzarro. Ma la cosa incredibile  che arriva e la fa fuori con il suo torrente di nozioni zoologiche -.
Trebek gioca con i gemelli. - E lei se ne deve andare.
- Nella nostra ultima seduta ha detto che la amava.
- E' lesbica, - dice Trebek stancamente. - E' lesbica fino al midollo. Penso che sia una di quelle
lesbiche militanti. Conosci il tipo? Quelle incazzate? Guarda gli uomini come se fossero soltanto delle
sgradevoli ombre nell'aria. In pi sta insieme a quella irresponsabile della nostra capo-ricerche, cosa
che se non sapessi che la Commissione Federale per le Comunicazioni non si aspetta niente di buono
da questo tipo di relazioni, avresti...
- Passiamo alle associazioni libere.
- Associazione di immagini?
- Come vuole.
- Invitai la ragazza a bere un caff o qualsiasi altra cosa, anni fa, proprio all'inizio, al bar della
Mge, e lei mi guard con il suo sguardo ossessivo, commovente. E poi mi dice che non riuscirebbe mai
a mandar gi della caffeina insieme a un uomo che porta un orologio digitale. Va al diavolo, dice. E
mostra a me il dito medio alla tv nazionale. Si  tagliata i capelli a spazzola. Certe volte sembra un
vampiro. Una volta, nella postazione dei concorrenti - la postazione  dove stanno tutti i concorrenti
durante la puntata - una delle luci tremolava, sono luci al neon, e lei disse andate al diavolo, voleva
cambiare postazione, perch quel tremolio fosforescente la faceva sentire come in un incubo.
Effettivamente, ricordo che quella luce sembrava davvero un incubo. Era come se ci fosse un impulso
nel neon. Come sangue. Tutti nelle postazioni erano innervositi -. Trebek si liscia i baffi. - Una ragazza
strana. C'era qualcosa di strano in lei. Quando sorrideva brillava ogni cosa, come se fosse troppo a
fuoco. Questo diventava divertente, in qualche modo.
- S, credo di amarla, - dice Trebek. - Ha stile quando d le risposte. Bisogna vederla quando
comincia a rispondere... E' tipo una carezza intellettuale, se esiste. Penso a noi due insieme: i mari si
aprono, le stelle ci illuminano come luci della ribalta...
- E che mi dice di questa ricercatrice con cui sta?
- E' una ragazza abbastanza carina. Sicura, socievole. Non brillantissima. Un po' emotiva. Ha un
rapporto di amore-odio con sua madre -. Trebek riflette. - La mia opinione  questa: Faye  quel tipo di
ragazza che si lascia trascinare sempre dalle emozioni, capisci? Non sa mai bene dove la portano, ma
nemmeno le  mai successo di andare a sbattere contro qualcosa. Una surfista della psiche. Per ha uno
sguardo spaventato, per essere cos giovane. E poi ha questi occhi neri, gonfi, da pazza. Perfettamente
rotondi e neri. E soprattutto ha un seno pazzesco.
- Conflitti con la madre?
- La madre di Faye  un produttore esecutivo molto ansioso. Passa troppo tempo a ossessionarsi
sul perch non  abbastanza ossessionata dal fatto che la nostra regista  la moglie del suo ex marito.
- Una regista?
- Janet Lerner Goddard. La peggiore regista con cui abbia mai lavorato. Dee la odia. A Janet
piace giocare con la mente di Dee. L'unica cosa sicura,  che  una mente spesso attratta dal gin. A
Janet piace infilare piccoli intriganti souvenir dell'ex di Dee nella sua cassetta della posta in ufficio.
Vecchi conti, fermacravatte.
Gioca con la mente di Dee. Dee  cos ossessionata che non riesce pi a fare niente. Riesce a
mala pena a lavorare.
- Un'immagine che associa a questa persona?
- Ha presente quei fucili ultramoderni, che hanno funzioni molto pi complicate per mirare che
per sparare? Ecco, Dee  cos. Dio, ho una paura da morire di diventare cos!
Lo psichiatra pensa che per oggi  tutto. Indica la porta a Trebek.
- Ah, ecco: un'altra parola che adoro e sgargiante.
- In queste prime settimane d'autunno del 1985, un pubblico che cresce giorno dopo giorno
scorge soltanto due aree di possibile vulnerabilit nella signorina Julie Smith di Los Angeles. La prima
ha a che fare con gli animali: Julie  semplicemente incapace di rispondere a domande che riguardano
animali. Nella sua quarta puntata, gli argomenti del Superrischio includono Canzoni con protagonisti
marsupiali e zoologici, e un eidetico farmacista di Westwood lotta con Julie punto dopo punto per tutto
il percorso verso il Rischiotutto prima che lei lo distrugga con una coraggiosa scommessa sulla misura
delle scarpe di Eva Braun. Nella sua quinta puntata (che doveva essere, secondo le regole proclamate
dal gioco, l'ultima - se sar dichiarata campionessa per la quinta volta consecutiva, dovr ritirarsi), Julie
si scontra con un postino di Berkeley incredibilmente grasso che afferma di essere un cofondatore della
sezione californiana della Mensa. La terza concorrente  una stenografa di Fullerton nevrastenica (ma
bellissima, Alex continua ad aggiustarsi la cravatta) che si asciuga di continuo le labbra sulla manica
della camicetta. La stenografa accumula rapidamente un punteggio negativo e diventa istericamente
ansiosa durante il secondo break pubblicitario perch il postino farabutto, vendicativo e maldicente la
convince che alla fine di Rischio! le toccher pagare in contanti i 900 dollari che ha di debito con il
programma altrimenti non la lasceranno andare via dal set. Faye si precipita da lei durante la pausa, ma
la donna non accenna a calmarsi. Continua a controllare furiosa tutte le uscite appena Faye si allontana
e la luce rossa si accende. Un suono di campana d il via al Superrischio. Julie, che continua a non
guardare verso il pubblico, inizia a prendersi delle piccole pause prima di rispondere ad Alex. Lascia
delle possibilit anche agli altri. Ne approfitta solo il postino. Ma Julie  sempre in testa. Faye tiene
d'occhio la stenografa, che sta cercando di controllarsi soltanto grazie a un enorme sforzo di volont. Il
postino incalza Julie. Julie assume uno sguardo disgustato e scorre il tabellone per diversi minuti, prima
di scegliere l'ultimissima definizione, Antica Roma da mille: autore del De Oratore che fu giustiziato
da Ottaviano nel 43 a.C.. Il dito di Julie traccia cerchi intorno al pulsante; guarda la stenografa. Gli
occhi del postino sono chiusi mentre cerca la domanda giusta per quella risposta. La testa della
stenografa scatta verso l'alto all'improvviso. Guarda furiosa Julie, preme il pulsante e dice: Chi  Tullio.
Silenzio. Trebek guarda la sua scheda. Scuote la testa. La stenografa va a meno 1900 dollari e sembra
che stia per avere un mancamento. Faye ora vede Julie Smith che preme il pulsante e sussurra al
microfono che, sebbene Alex si aspettasse senza dubbio la domanda Chi  Cicerone, desidera
puntualizzare che Marco Tullio Cicerone, 106-43 a.C., era noto indifferentemente come Cicerone e
Tullio. Proprio come il nome meno comune di Augusto  Ottaviano, aggiunge, indicando la scheda.
Trebek guarda la scheda. Faye si precipita a controllare. Il verdetto arriva pochi secondi dopo. La
stenografa ottiene i 1000 dollari e il suo saldo diventa attivo. Rossa per l'emozione, abbraccia Julie e la
telecamera le inquadra. Il postino si tocca il risvolto della giacca. Julie sorride di un sorriso veramente
radioso. Alex, come al solito commosso, fa una breve dichiarazione sullo spirito di competizione sano e
sportivo del quale  orgoglioso di essere stato testimone oggi. Il Rischiotutto finale vede Julie
annientare definitivamente il postino, che  convinto che la letteratura indiana sia cominciata con
Kipling. La puntata ottiene uno share del sessantacinque per cento. Quasi nessuno fa caso allo scambio
di numeri di telefono tra Julie e la stenografa mentre parte la sigla di coda. Faye si prende una strigliata
da Muffy demott che le fa notare l'importanza capitale di cercare tutte le domande possibili a una certa
risposta. L'immagine di Julie che, premendo il pulsante, interviene a correggere occupa tutto lo spazio
della rubrica Che notizie del Newsweek. Quella sera l'assistente di Merv Griffin convoca una
riunione di emergenza di tutto lo staff. Sono convocate le menti migliori della Mge. Alex e Faye sono
invitati a partecipare. Faye chiama il bar per i caff, la Coca e il seltz per Merv.
Griffin parla all'orecchio del suo braccio destro. Il suo uomo ha un viso abbronzato e un
parrucchino nero. L'uomo fa cenno con la testa, poi si alza:
- Non possiamo lasciarla andare via. E' troppo grande. E' sensazionale. E' diventata lei lo show.
Guardate questi grafici -. Mostra i grafici.
- Ma ci sono delle regole, - dice la regista. - Cinque puntate, ritiro per chi non  mai stato
sconfitto, ritorno per le finali ad aprile. L'appuntamento dell'anno. La tradizione. Dai tempi di Art
Flemming. E' anche una questione di lealt verso tutti i concorrenti. Questione di etica.
Griffin dice qualcos'altro all'orecchio dell'uomo abbronzato. Poi l'uomo si alza di nuovo.
- Stronzate, - dice l'uomo abbronzato rivolgendosi alla regista. - La ragazza  magica. I grafici
non mentono. Quelli della Triscuit hanno offerto il doppio per ogni spot di trenta secondi, fino a
quando ci sarlei -. Faye nota che l'uomo sorride con le labbra, ma non con gli occhi. - Tu pensa a
inquadrarla, Janet, e per noi il programma si pu chiamare pure Julia Smith Show, se porta tutti questi
soldi.
- Si chiama Julie, - dice Faye.
- Sicuro: Julie.
Merv parla all'orecchio dell'uomo in piedi.
- E' necessario che Merv ricordi a noi tutti gli aumenti di stipendio e gli incentivi che ne
verranno? - dice l'uomo abbronzato, mostrando il cinturino dell'orologio. - Qui finisce che diventiamo
gli eroi della televisione. Le eroine. La Mge diventer Camelot. Voi, tutti voi, cavalieri della tavola
rotonda -. Si guarda intorno. - Allora forza. Mie regine. Amazzoni dello spettacolo.
- Non puoi mantenere uno share del sessanta per cento senza accettare compromessi, - dice Dee,
che  seduta accanto a Faye, sorseggiando qualcosa che a Faye sembra di un colore troppo simile
all'acqua. La regista dice qualcosa all'orecchio di Muffy demott.
C' un momento di silenzio. Griffin si alza in piedi insieme al suo uomo. - Ho visto le
registrazioni, e sono impressionato come non lo sono mai stato prima. E' come se fosse una lente, un
filtro in grado di incanalare quella grande forza dispersiva che molti nell'industria televisiva hanno
tentato per tutta la vita di definire e utilizzare -. E' Merv Griffin che parla. Tutti gli occhi intorno al
tavolo sono abbassati. - Qual  quella forza? - chiede Merv con pi calma. Lui e il suo uomo si siedono
di nuovo.
Alex va verso la porta per prendere un vassoio dalle mani del cameriere.
Griffin sussurra qualcosa all'uomo abbronzato, e l'uomo abbronzato si alza. - Merv suppone che
questa forza, signore e signori, sia la capacit dei fatti di trascendere la loro autolimitazione e diventare,
in se stessi e di se stessi, significato, sentimento. Questa ragazza non prende soltanto i fatti a calci nel
culo. Questa ragazza fa diventare importanti le cose banali. Le rende umane, le fa diventare qualcosa
che ha il potere di emozionare, evocare, indurre, catalizzare. D al gioco contemporaneamente la
trasparenza e il mistero che tutti noi dell'industria televisiva abbiamo cercato per decenni, andando a
tentoni. E' il concorrente ideale che unisce testa, cuore, pancia, dito che preme il pulsante. Lei , o pu
diventare, l'incarnazione del quiz. Lei e il miracolo.
- Vuoi dire che diventer una specie di culto? - chiede Trebek, aprendo una lattina con le
braccia protese in avanti.
Merv Griffin guarda Trebek gelido.
Gli occhi dell'uomo di Merv luccicano. - Vedete quella finestra? - dice. - Ecco dove butteremo
le regole. Fuori dalla finestra -. Si tocca il naso. - Secondo voi, il vostro sensibile datore di lavoro pu
lasciare le regole al loro posto - e vi prego di riflettere sulle diverse implicazioni che ha lo stare al
proprio posto, - dice guardando Janet, - se, voglio dire, segue le regole ciecamente soltanto perch
sono regole, mentre l'obiettivo reale, lo scopo, e l'idea di queste stesse regole  diffondersi per le strade
e dentro i cuori del mondo libero dei consumatori Triscuit?
- Assolutamente no, - dice Dee convinta.
L'uomo prosegue: - E qui c' lo scoop. Lei rimane fino a quando non verr eliminata. Noi non
possiamo e non vogliamo darle alcun aiuto in onda. Fuori onda avr ogni cosa che a Merv sembrer
ragionevole. Siamo pronti a darle una mano, ad avere un tabellone facile quando la strategia lo
consente, e lasceremo anche un po' di spazio agli altri concorrenti. Le diciamo che siamo pronti a darle
una mano. Demott sar uno dei nostri premi.
Muffy demott si pulisce le labbra con un tovagliolino del bar. - Io sono un premio?
- Se la ragazza accetta il nostro aiuto, allora tu, demott, comincerai ad aiutarla a proteggere i
suoi guadagni. Le dici che avr la protezione della Mge. La togli dalla prima fascia di reddito e la porti
almeno fino alla quarta. Capito? Accetter di farsi aiutare, con un premio come questo.
- Lei manda tutti i suoi soldi all'ospedale dove sta suo fratello, dice Faye a bassa voce,
avvicinandosi alla madre.
- Ospedale? - chiede Merv Griffin. - Che ospedale?
Faye risponde a Griffin. - Tutto quello che mi ha detto  che suo fratello sta in un ospedale in
Arizona perch ha dei problemi ad avere rapporti con il mondo.
- Con il mondo? - chiede Griffin. Poi guarda il suo uomo. L'uomo di Griffin si aggiusta
delicatamente il parrucchino, e si rivolge a Muffy. - Approfondisci questo fatto, demott, - dice. -
Questo fatto del fratello che sta in ospedale. Se  una notizia da diffondere, fa in modo che sia diffusa.
Prendi da parte la ragazza. Spiegale tutto. Dille delle regole. Dille che lei rester l fino a quando ce la
far -. Poi fa una pausa teatrale. - Dille che Merv potrebbe invitarla a colazione, un giorno o l'altro.
Muffy guarda Faye. - Va bene.
Merv Griffin guarda l'orologio. In quell'istante scattano tutti in piedi. Le carte svolazzano.
- Dee, - dice Merv dalla sua sedia, toccandosi distrattamente un canino. - Tu e tua figlia restate
un altro minuto, per favore.
- Storia dell'Idaho, Monete nel mondo, Truffaut, Santi patroni, Cocktail famosi, Animali, sport
invernali, 1879, La Rivoluzione Francese, Canzoni con protagonisti i fiori, Il Talmud, Pazzo sarai
Tu.
Uno dei concorrenti, puntata due-otto-sette, 4 dicembre 1986,  un adolescente occhialuto con
macchie di acne e un torace piatto in una maglietta sbiadita col disegno di Mozart; dichiara in onda di
aver corretto il calendario solare occidentale che era in totale isomorfismo con l'orologio atomico
dell'Ufficio della Misurazione del Tempo degli Stati Uniti con sede a Washington. Fissa continuamente
Julie con occhi luccicanti. Qualsiasi cifra riuscir a vincere, dice, servir a finanziare il sogno di suo
padre. Viene poi fuori che il sogno di suo padre consiste nel costruire delle terme sul retro della casa di
famiglia di Orange County, con un elefante in servizio permanente che spruzza acqua da ogni parte
delle terme.
- Oh Dio, come sono stanco, - confessa Alex a Faye che gli passa una bibita e un fazzoletto
durante il terzo break pubblicitario. Dietro Alex, Faye scorge Julie alla sua postazione, che guarda
verso il pubblico dello studio. La gente fa a gara per attirare la sua attenzione.
Le speranze del ragazzo di acquistare elefanti svaniscono nel Rischiotutto. Dichiara con voce
stridula che la settimana islamica non specifica un preciso giorno di riposo.
- Il venerd, - sussurra Julie.
Alex fa partire la sigla, e chiede al pubblico se ha notato che i californiani non guardano mai
(mai, enfatizza) verso oriente.
- Voglio sapere perch il fratello non pu avere rapporti con il mondo. Solo questo voglio
sapere, - dice Merv Griffin, cercando di alzare le pellicine con una graffetta. Dee fa un debole segno di
assenso.
- E' un ragazzo autistico, - dice Faye. - Davvero non capisco perch vuoi delle informazioni su
una persona handicappata. Merv continua a rivolgersi a Dee. - Cos'ha esattamente. Ci sono diversi stadi
di autismo. Qual  la prognosi? Parla? Pu commuovere? Assomiglia troppo alla sorella? Eccetera
eccetera.
- Vogliamo tutte le informazioni possibili sul fratello, - insiste l'uomo di Merv con il viso
abbronzato.
- Perch?
Dee guarda il bicchiere vuoto che tiene in mano.
- Vorremmo capire questo, - mormora Merv. - Se anche il fratello pu essere infallibile nel quiz
come  infallibile lei -. Passa a fare il lavoro con la graffetta sulla mano sinistra. - Il fatto che lui abbia,
come ci ha detto la nostra Faye, problemi ad avere rapporti con il mondo, insieme a codici genetici
incredibili, pu aver prodotto in lui, - sorride, - un miracolo pi grande? Pu riuscire a incarnare il quiz
pi della sorella? - Riesce a sollevare una pellicina.- Pu fare quello che fa lei?
- Immaginate soltanto le potenzialit, - dice l'uomo brillante. - Stiamo provando a guardare
molto lontano in questa cosa. Una specie di sfida finale, capite? Una roba tipo Antigone. Se lei prima o
poi verr eliminata noi ovviamente vogliamo che la batta qualcuno che abbia la stessa capacit di
attirare pubblico. Il ricovero costosissimo del fratello pagato dalla sorella generosa  gi una grande
notizia per i giornali.
- Voglio soltanto sapere se anche lui  un miracolo, - dice Merv.
- E' autistico, - dice Faye, sbarrando gli occhi da insetto. - Capite cosa vuol dire? Stanno
provando a insegnargli a parlare secondo un filo logico. A non avere convulsioni quando qualcuno lo
guarda. E voi pensate di mandare in onda una persona del genere? L'uomo di Merv  in piedi davanti
alla finestra buia dell'ufficio.
- Immaginate che la ragazza prolunghi il miracolo oltre se stessa, questo sta cercando di dire
Merv. Il miracolo delle risposte a tutto pu aver creato una sorta di antica, reale perpetuazione di se
stesso. Stiamo parlando di un fatto che prolunga le emozioni, che passa incolume attraverso il
cambiamento che inevitabilmente accompagna ogni tipo di emozione, Faye.
- Stiamo pensando alla perpetuazione, ecco a cosa stiamo pensando, dice Merv. - Su questo
progetto, alla Triscuit hanno gi mostrato il pollice alto.
L'atteggiamento di Dee continua a peggiorare mentre se ne stanno tutti l in piedi.
- Ricordate, signore, - si sente la voce dell'uomo di Merv dalla finestra. - O fate parte della
soluzione o del precipitato -. E scoppia a ridere. Griffin addirittura si d manate sulla coscia.
- Nove mesi dopo Faye e di nuovo nell'ufficio dell'uomo di Griffin. L'uomo porta altri capelli.
Dice:
- Solo due parole, Faye. Dico Commissione Federale e dico Tutti a casa. Noi non, ripeto non,
vogliamo che si senta neanche puzza di scandalo. Non vogliamo nessuno scandalo come la domanda da
64.000 dollari. Ho ragione? Perci ti dico Commissione Federale e Tutti a casa.
- Fai delle ottime ricerche, Faye. Noi ti apprezziamo molto qui. Ho sentito con le mie orecchie
Merv usare la parola tesoro quando  stato fatto il tuo nome.
- Io non le passo nessuna risposta, - dice Faye. L'uomo fa un vigoroso cenno di assenso.
Faye lo guarda. - Non ne ha alcun bisogno.
- Voglio solo dire che i nostri panni sporchi sono una questione privata, - dice l'uomo brillante. -
Tesoro o non tesoro. Perci ti consiglio di tenerti il tuo bell'appartamento di vetro di cui ho sentito
parlare cosi bene.
- Durante il primo anno, gli indici di ascolto scendono un po', ma succede sempre cos. Poi
diventano costanti in maniera incredibile. Le azioni della Mge vengono ripartite tre volte in nove mesi.
Alex si compra una macchina cos costosa che ha paura di salirci. Per andare al lavoro, prende
l'autobus. Dee e la suggeritrice acquistano delle propriet nei canyon. Faye si informa sugli
investimenti in Borsa con l'aiuto di Muffy demott. Julie si trasferisce in un bungalow a Burbank,
continua a vivere con poco e manda tutti i guadagni, eccetto quel poco che le serve per vivere e per
pagare le tasse, all'Ospedale Psichiatrico di Palo Verde, a Tucson. Rifiuta di posare per la copertina di
People. Faye spiega a quelli di People che Julie  fondamentalmente una persona riservata. Di l a
poco si arriva al punto che Julie non pu pi andare da nessuna parte senza camuffarsi. Faye la aiuta a
scegliere un paio di baffi e le spiega che non deve esagerare con la colla.
- Se si controllano alcuni dati dei piani di volo dell'aeroporto di Los Angeles viene fuori che
l'uomo abbronzato di Merv, la regista di Rischio! Janet Goddard, e un certo signor Mel Goddard, che
lavora nell'ufficio diritti d'autore della casa di produzione Screen Gems, salgono a bordo del nuovo
Piper Cub dell'uomo abbronzato di Merv il pomeriggio del 17 settembre 1987, volano a Tucson,
Arizona, e restano l tre giorni tra formiche volanti e ragni neri, un traffico inimmaginabile e un
susseguirsi di monsoni caldissimi pregni di anidride carbonica.
A detronizzare la signorina Smith dopo pi di settecento vittorie consecutive ieri sera  stato
un certo signor Lunt dell'Arizona, un giovane la cui abitudine di nascondere la testa sotto il braccio
nei momenti difficili non sminuisce affatto il virtuosismo con cui ha affrontato un pulsante e un
tabellone che erano stati per anni propriet esclusiva della campionessa.
Da Variety, 13 marzo 1988
E ora che ne sar della Smith?
Variety del 14 marzo 1988
A mezzogiorno di oggi Los Angeles  veramente un forno. E' il 1987. Un postino in
pantaloncini da postino e calzini di lana sta pranzando nel profondo intestino di un ufficio postale
aperto. L'aria luccica sull'asfalto come benzina. Occhiali da sole cavalcano tutte le facce che si vedono
in giro. Faye e Julie stanno passeggiando nella zona ovest di Los Angeles. Faye indossa un
copricostume e sandali di cuoio. I sandali cigolano e sbattono mentre cammina.
- Che cosa facevi? - dice Faye.- Che lavoro facevi prima di vedere il nostro annuncio?
- Un professore di psicologia all'universit di Los Angeles stava facendo dei test sull'emissione
di saliva umana in risposta a differenti stimoli. Ero un oggetto di studio scientifico.
- Eri una salivatrice professionista?
- Mi pagavano, Faye. Avevo diciassette anni. Ero arrivata da La Jolla in autostop. Non avevo
soldi, n un posto dove dormire. Non avevo da mangiare.
- Ma lui cosa faceva, suonava campanelli o ti metteva sotto il naso la cioccolata per vedere se
sbrodolavi?
Julie ride, denti larghi, baffi e occhiali da sole, i capelli corti e ispidi nascosti sotto un cappello
da safari.
- Non proprio.
- E che faceva, allora?
I sandali di Faye cigolano e sbattono.
- I tuoi sandali fanno un rumore che mi eccita, - dice Julie.
- Le assicuro che non passa giorno che... - dice l'esperto rappresentante delle vendite di
enciclopedie P. Craig Lunt nell'ufficio del pi grande produttore di quiz, alle prese con uno di quei
giochi minuscoli in cui bisogna infilare una minuscola pallina nella bocca di un clown.
Dee Goddard e Muffy demott sono nell'ufficio di Dee, dal quale si domina la strada, oggi, a
mezzogiorno, nell'aria condizionata, con una brocca di martini, e guardano il Nuovissimo Quiz degli
Sposini.
- Benvenuti al Nuovissimo Quiz degli Sposini, - dice la tele.
- Programma debole, - dice Dee.- In questo quiz non fanno altro che umiliare i concorrenti. Con
battute di basso livello.
- A me invece questo programma piace, - dice Muffy allungandosi verso la brocca tenuta al
fresco accanto al condizionatore. - E' colpa loro se sono disposti a farsi umiliare da Bob Eubanks in
cambio di una lavastoviglie o di un congelatore.
- S, ma  proprio scadente. Almeno prima Mel dava un'occhiata ai testi. Ora  veramente... 
veramente un'operazione da quattro soldi -. Dee strizza le ultime gocce da un limone.
La testa di Bob Eubanks occupa tutto lo schermo.
- Dio mio, guarda la testa di quell'uomo.
- Eppure si mantiene giovane, no? - riflette Muffy. - Sembra che non invecchi mai. Mi chiedo
come faccia.
- Avr barattato l'anima con la faccia. Avr il culto dei bisturi affilati. Offrir sacrifici a
misteriosi maestri pregando per la protezione della sua faccia.
Muffy la guarda.
- Uno straordinario premio speciale, scelto apposta per voi, - dice la televisione.
Dee si sporge in avanti. - Guarda quella testa. Soltanto la fronte occupa l'intera inquadratura.
Devono aver bisogno di obiettivi speciali.
- In fondo mi piace. In fondo  divertente.
- Io sono felice che lui sia dentro la televisione e io fuori, cos lo posso spegnere ogni volta che
mi pare.
Muffy alza il suo martini verso la luce della finestra e lo osserva. - E a te di sicuro non capita
mai di svegliarti di soprassalto la notte e pensare che forse  tutto il contrario. Dee incrocia le caviglie
sotto la sedia. - Tesoro mio, se noi facciamo questo lavoro  proprio per essere sicuri che non  tutto il
contrario. Ridono.
- Per se ne sentono di storie, - dice Muffy. - Su queste persone sole o con chiss quale disturbo
che non hanno avuto nient'altro che la televisione, i loro genitori o chi per essi li hanno abituati a
questo piazzandoli fin da piccoli davanti al televisore, e quando poi diventano grandi la televisione
rappresenta il loro intero mondo emotivo,  tutto quello che hanno, ed  anche l'unico modo di definire
la propria esistenza, la propria identit: e cio che loro stanno al di fuori della televisione, e tutto il
resto del mondo  dentro la televisione -. Sorseggia il martini.
- Non cambiate canale, - dice la televisione.
- E poi si sentono storie su come una volta ogni tanto uno di questi qui in qualche modo riesce a
entrare nel televisore. Per caso, dice Muffy. - Vengono inquadrati tra il pubblico durante una partita,
oppure sono intervistati per strada su un referendum o un'altra cosa, e poi vanno a casa e si piazzano
davanti alla tv, e mentre guardano all'improvviso vedono che sono dentro al televisore -. Muffy alza gli
occhiali sulla fronte. - E qualche volta si viene a sapere che questa cosa li ha fatti uscire pazzi. Qualche
volta succede.
- Ci dovrebbe essere un'assicurazione speciale per queste cose, - dice Dee, facendo tintinnare il
ghiaccio nella brocca.
- Potrebbe essere un'idea.
Dee si guarda intorno. - Hai visto il vermourh da qualche parte?
Julie e Faye passeggiando oltrepassano una casa color rosa shocking. Un camioncino
Volkswagen sta uscendo da un vialetto d'ingresso. Canta la canzone triste e stridula tipica della
Volkswagen-in-retromarcia. Faye si asciuga la fronte con il braccio. Si sente umida e appiccicosa,
come un panino tenuto in caldo nel sacchetto.
- Ma io non so proprio cosa potrei dire, - spiega.
- Stare insieme a una donna non vuol dire essere automaticamente lesbica, - dice Julie.
- Non vuol nemmeno dire essere Marie Osmond, per. Julie ride. - E' una croce che dovrai
abituarti a portare -. Le prende la mano.
Julie e Faye fanno moltissime passeggiate. Faye va in auto a casa di Julie e l'aiuta a travestirsi.
Julie mette i baffi e un cappello, i bermuda, una maglietta hawaiana, e una Nikon al collo.
- E se invece fossi lesbica? - chiede Faye. Guarda un bambino piccolo che continua a tirare
pugni dietro la coscia del padre che con un'espressione serena compra un gelato a un carretto. - Voglio
dire, che succederebbe se fossi lesbica, e la gente mi chiedesse perch sono lesbica? - Faye lascia un
attimo la mano di Julie per togliersi una goccia di sudore dal labbro superiore. - Cosa dico se mi
chiedono perch?
- Ti aspetti che molta gente stia l a farti domande sulla tua sessualit? - chiede Julie. - Oppure
c' qualcuno in particolare che ti preoccupa?
Faye non risponde.
Julie la guarda. - Non posso credere che te ne importi davvero.
- Forse s. Del resto non puoi decidere tu quali sono le domande che mi possono preoccupare.
Tu sei la ragione per cui io potrei essere lesbica; ti sto solo chiedendo un consiglio su cosa potrei
rispondere.
Julie alza le spalle. - Di' quello che ti pare -. Si controlla di continuo i baffi a causa del caldo. -
Di' che l'omosessualit  semplicemente una risposta alla diversit. Di' che lo scopo dell'amore 
riuscire a infilare le dita nei buchi della maschera di chi si ama. Riuscire ad afferrare la maschera in
qualche modo, e chi se ne importa di come ci riesci.
- Non ho nessuna voglia di stare a sentire teorie sulle maschere, Julie, - dice Faye. - Voglio
sentire cosa posso rispondere alla gente.
- Perch non mi dici chi  che ti preoccupa cos tanto?
Faye non risponde. Incrociano un uomo enorme, con la faccia rossa come una bistecca, stivali
da cowboy appena comprati, una gigantesca stella di latta attaccata sul risvolto della giacca. A Julie
viene da ridere.
- Non ridere, - dice Faye.
Camminano in silenzio. Il cielo  limpido, aperto e stirato. Risplende di sole, trasparente come
dopobarba. Julie sorride tra s, sotto il cappello. E' un sorriso freddo. - Tu sai quanto pu essere
divertente, - dice, - se ti vuoi divertire a inventare spiegazioni. Puoi regalare alla gente i motivi che
vuoi, se quello che vogliono sapere : per quale motivo. Puoi inventarti qualsiasi cosa. Anzi, ti
sorprender, ma pi i motivi sono improbabili, pi la gente sar soddisfatta.
- E questo  divertente?
- Ti garantisco che  pi divertente di stare a pensare quanto sia preoccupante tutta la faccenda.
- Julie, - dice all'improvviso Faye. - Che succede se una volta perdi? Restiamo insieme? O
stiamo insieme solo per il quiz? Una donna con dei pantaloncini di spugna sta guardando Julie in modo
abbastanza sfacciato.
Julie distoglie lo sguardo, il cappello calato.
- Te ne dico io uno, - dice. - Se la gente cerca un motivo, puoi dire cos. Ti innamori follemente
di un uomo che dice che anche lui  follemente innamorato di te. E' pi grande di te. E' un uomo
d'affari importante. Tu gli dai tutta te stessa. Lui parte per la Francia, per un affare delicato. Ti dice che
non puoi andare con lui. Aspetti per giorni, ma non ti chiama. Allora lo chiami tu, in Francia, e una
voce di donna ti risponde con un pronto francese, e si sente il rasoio elettrico dell'uomo sullo sfondo.
Un paio di giorni dopo ricevi una cartolina francese scritta in fretta, spedita il primo giorno che 
arrivato l. C' scritto: L'Europa  qui. Vorrei che tu fossi meravigliosa. E tu per il dolore diventi
lesbica. Faye osserva il profilo del viso di Julie, con la pelle che sembra uva bianca perfetta.
Julie dice: - Puoi raccontare che quest'uomo che ti ha spezzato il cuore cos presto nel ricordo
ha ormai assunto le sembianze di una caricatura: testa enorme, corpo minuscolo, segni particolari
esagerati.
- Posso dire poi che ormai tutti gli uomini mi sembrano cos.
- Oppure puoi raccontare quest'altro. Conosci un ragazzo, al tuo college. Un ragazzo molto
considerato, bellissimo e soprattutto - e questa  la cosa che ti attira di pi - molto ma molto serio. Un
uomo che va in biblioteca e prende un manuale di anatomia per cercare il punto preciso e le
implicazioni neurologiche del clitoride femminile semplicemente, tu ne sei sicura, per darti il massimo
di piacere. Lui suona il tuo clitoride, il tuo corpo intero, come uno strumento delicato. Ti innamori del
ragazzo completamente. L'intensit del tuo amore crea quella che definiresti una sintonia organica: un
corpo non pu muoversi senza le gambe; le gambe non si possono muovere senza il corpo. Lui diventa
il tuo corpo.
- Ma ben presto lui si stanca del mio corpo.
- No, anzi, il tuo corpo diventa la sua ossessione. Lui comincia ad avere una cura del tuo corpo
pi di quanto la possa avere tu. Poi comincia a metterti a dieta, oppure a farti aumentare di peso. Ti fa
fare ginnastica, decide come devi tagliarti i capelli, come ti devi truccare. Il tuo corpo non pu fare
niente senza di lui. Diventi muscolosa, a causa della ginnastica continua. I vestiti si fanno sempre pi
stretti. Lui fa degli schizzi dell'evoluzione del tuo corpo su quei grandi fogli di carta da macelleria e li
appende in camera uno accanto all'altro, come in una progressione evolutiva. I tuoi amici pensano che
sei diventata pazza. Ti abbandonano tutti. Lui ti ha presentato a tutti i suoi amici. Ogni volta che ti
presentava a uno di loro, ti chiedeva di girarti, per fargli vedere bene come eri fatta.
- Io non sono felice con lui.
- No, tu sei felice da impazzire. Ma nel momento in cui ti senti pienamente felice, di te stessa
non  rimasto nulla.
- Lui mi vuole guardare mentre faccio sollevamento pesi. Ha degli attrezzi in camera.
- Il tuo amore, - dice Julie, - nasce proprio dalla tua incompletezza. Sei ridotta alla devozione
assoluta per un altro, pietrificata dallo sguardo di Medusa.
- Ti ho detto che le astrazioni non mi piacciono, - dice Faye insofferente.
Julie cammina, in silenzio, con lo sguardo perduto della concentrazione. Faye vede una grande
farfalla sbattere senza alcuna logica contro il finestrino nero fumo di una limousine. La limousine 
ferma a un semaforo. Ora la farfalla scivola via lontano dal finestrino. Vaga senza scopo verso il
marciapiede, dove si posa, splendente.
- Ti fa sollevare pesi, in camera, di notte, mentre lui sta seduto a guardarti, - dice Julie con voce
tranquilla. - Presto finisci per sollevare i pesi completamente nuda, mentre lui ti guarda dalla sua sedia.
Cominci a sentirti a disagio. Per la prima volta senti in bocca il lieve sapore del degrado. Il degrado ha
un sapore simile al t. Aumenta ogni notte. Ormai la tua bocca sa di t e lui decide che vuole stare
fuori, e guardarti dalla finestra, mentre sollevi i pesi nuda.
- Mi sento veramente male quando lui mi guarda dalla finestra.
- E poi, alla fine, arrivano i suoi amici. Succede che lui comincia a invitare tutti gli amici di
notte per guardare insieme a lui dalla finestra quando tu sollevi i pesi. Riconosci le facce di ognuno di
loro. Li vedi al di l del tuo stesso riflesso nel vetro nero. Facce tese e affascinate. Ti ricordano le facce
che si fanno con le zucche. Quando li guardi vedi una lingua uscire fuori da una delle facce e leccare la
finestra. Non riesci a capire se  la lingua del ragazzo bellissimo e serio, o di qualcun altro.
- E cos per il dolore comincio a diventare lesbica.
- Ma continui ad amarlo.
I sandali di Faye sbattono. Si asciuga la fronte e pensa.
- Sono innamorata di un ragazzo e ci mettiamo insieme, e iniziamo ad andare a cena dai suoi.
Una sera mentre preparo la tavola, sento suo padre in salotto che dice ridendo al figlio che la punizione
per la bigamia consiste nell'avere due mogli. Ride anche il ragazzo. Passano accanto a un negozio di
elettrodomestici. Faye vede una pubblicit da dietro la grande vetrina, riflessa nel prisma dagli occhi di
mosca di una trentina di televisori. Alan Alda tiene in mano un prodotto tra indice e pollice. Lo guarda
e sorride.
- Sei innamorata di un uomo, - dice Julie, - che insiste a dire che pu amarti soltanto quando sei
in piedi al centro esatto della stanza in cui vi trovate.
- Pat Sajak pianta della lattuga nell'orto della sua casa di Bel Air. Bert Convy  a bordo del suo
jet Lear, diretto alla Fiera dell'Auto di Indianapolis.
- Le racconto un sogno, - dice Alex Trebek al medico con le sopracciglia circonflesse. - Faccio
questo sogno in cui sono in piedi sorridente davanti a un leggio su una piccola collina in mezzo a un
campo. Il campo, che  verdeggiante e coperto di trifogli,  pieno di conigli. Sono seduti e mi
guardano. Ci saranno milioni e milioni di conigli in quel campo. Stanno seduti l a guardarmi.
Qualcuno di loro ogni tanto abbassa la testa per addentare qualche trifoglio. Ma i loro occhi non si
staccano mai da me. Sono seduti e mi guardano, milioni di piccoli conigli, e li guardo anch'io.
- Zio, - dice Patricia (Patty-Jo) Smith-Tilley-Lunt, grassoccia e con il viso appassito, seduta
dietro un registratore di cassa del ristorante Holiday Inn dell'albergo Holiday Inn, sulla statale 70,
Ashtabula, Ohio:
- Zio zio zio zio.
- No, - dice Faye. - Un altro. Incontro un uomo nel parco. Siamo andati l tutti e due a
passeggiare. L'uomo ha un cucciolo piccolissimo, il cucciolo pi tenero e carino che abbia mai visto. Il cucciolo  tenuto a un piccolo guinzaglio. Quando incontro l'uomo, il cucciolo scodinzola cos forte che finisce per perdere l'equilibrio. L'uomo lascia che io giochi un po' con il cucciolo. Gli gratto lo stomaco e lui mi lecca la mano. L'uomo ha in un cestino un pranzo da picnic. Passiamo tutto il giorno nel parco, con il cucciolo. Al tramonto sono perdutamente innamorata dell'uomo con il cucciolo. Rimango con lui la notte. Lascio che entri dentro di me. Sono innamorata. Ogni volta che chiudo gli occhi, vedo davanti a me l'uomo e il cucciolo.
- Ho un appuntamento con l'uomo nel parco un paio di giorni dopo. Questa volta porta con se un cucciolo diverso, un altro cucciolo tenero che scodinzola e mi lecca la mano, e lecca la mano dell'uomo. L'uomo dice che  il fratellino del primo cucciolo.
- Oh Dio, Faye.
- La cosa va avanti: ci incontriamo nel parco, e lui ogni volta viene con un cucciolo diverso, ed
 cos dolce e affettuoso e pieno di attenzioni nei confronti miei e dei cuccioli che ormai sono
completamente perduta per lui. Sono ancora completamente perduta la mattina in cui lo seguo mentre
va a lavorare, solo per fargli una sorpresa, portargli tipo un succo di frutta e una pasta. Allora lo seguo
e in realt scopro che  un ricercatore scientifico di cosmetici, che sperimenta i prodotti sui cuccioli, li
uccide, li seziona, e prima di fare gli esperimenti porta ogni cucciolo al parco, lo fa passeggiare, e
soprattutto lo usa per attirare donne da sedurre.
- Sei cos distrutta e nauseata che cominci a diventare lesbica, - dice Julie.
- Pat Sajak va incontro ad Alex Trebek appena battuto sonoramente per tre partite di fila a
squash. Negli spogliatoi del circolo Trebek prova ad annodarsi un ascot mentre si congratula con Sayak
per il rinnovo del contratto e ripete che dopo tanto tempo forse e il caso di smetterla con il risentimento
per lo scherzo degli applausi. Sayak dice che lui nemmeno se lo ricordava pi e dice a Trebek amico
mio; poi c' qualche lancio di asciugamani e un'atmosfera di cameratismo.
- Cerca di farmi capire che tipo di collegamento ci pu essere tra Faye Goddard e Julie Smith, -
dice Merv Griffin al suo assistente abbronzato. Il suo uomo e appoggiato alla finestra dell'ufficio,
guarda le macchine che corrono sulla Hollywood Freeway, in pieno sole. Le macchine luccicano.
- Tu e tua madre andate a vedere un film, - dice Faye. Lei e Julie sono ferme sotto il tendone di
una pellicceria per difendersi un po' dal caldo. - Il film  Il figlio di Flubber, della Disney. Dura quasi
tutto il pomeriggio -. Si raccoglie i capelli dietro al collo e li solleva.- Dopo che il film  finito, tu e tua
madre uscite, siete l fuori sul marciapiede, tua madre ha un crollo nervoso. Il bigliettaio cerca di
trattenerla, ma lei  cos isterica. Si strappa i capelli che tu hai sempre ammirato e sperato un giorno di
avere come i suoi. E' completamente isterica. Vien fuori che un uomo nel cinema dietro di te si  messo
a giocare con i capelli di tua madre durante tutto il film. Le toccava i capelli in modo erotico. Lei era
inorridita e disgustata, ma non aveva detto una parola, per tutto il tempo, probabilmente per paura che
tu, la sua bambina, scoprissi che un uomo misterioso nel buio stava toccando tua madre in modo
erotico. Si accascia sul marciapiede. Deve accorrere suo marito. Per un anno va avanti ad antidepressivi. Poi comincia a bere.
- Qualche anno dopo suo marito, il tuo patrigno, la lascia per un'altra donna. La donna ha la
stessa storia, lavora nello stesso campo, ha lo stesso aspetto di tua madre. Tua madre diventa
ossessionata dalle differenze minime che hanno portato il tuo patrigno a lasciarla per l'altra. Beve. La
donna si prende gioco della sua sensibilit, da persona insicura e fondamentalmente schifosa qual , e si
veste come tua madre, infila piccoli souvenir del tuo patrigno nella cassetta della posta di tua madre, si
colora i capelli con la stessa sfumatura di rosso di tua madre. Tutti voi lavorate insieme nella stessa
minuscola ma potentissima azienda. E' una minuscola, laida e claustrofobica piccola comunit, dove
nessuno pu andare via dal covo che ognuno ha contribuito a insudiciare.
Cominci a essere confusa. E poi incontri questa persona speciale, divertente, triste; e unica.
- La pioggia in Spagna, - dice la regista Janet Goddard a un bambinone adulto, cos paffuto,
pallido e assente da sembrare un pupazzo di neve.- Devi dire soltanto La pioggia in Spagna senza mettere la testa sotto al braccio.
- Fa' finta che  un gioco, - dice.
- La verit  che la sera prima che il fratello di Julie Smith batta Julie Smith nella sua
settecentoquarantunesima puntata di Rischio! Faye dice a Julie cosa hanno fatto l'uomo di Merv Griffin
e la regista. Le due donne vestite sono accanto alle vetrate dell'appartamento di Faye e guardano le
montagne lontane che si trasformano, grazie a un gioco di ombre, nei cioccolatini Hershey, quelli a forma di piramide.
Faye dice a Julie che  perch alla Mge hanno una tale ammirazione e rispetto per Julie che
vogliono esercitare un controllo attentissimo sulla scelta di chi dovr sostituirla. Che per la Mge Julie 
un miracolo d'incarnazione del quiz, e che lo staff si sta adoperando per fare di tutto nella speranza di
non perdere quel miracolo e quella incarnazione, nella speranza che passi incolume attraverso il
cambiamento che accompagna inevitabilmente ogni tipo di emozione. Poi dice che ha solo ripetuto le
stronzate che ha detto l'uomo abbronzato.
Julie chiede a Faye perch Faye non le ha detto prima cosa stava per accadere.
Faye chiede a Julie perch Julie manda tutte le vincite ai medici di suo fratello e per non vuole parlare con lui.
Julie non  una che piange facilmente.
Julie chiede se ci saranno domande sugli animali, domani.
Ci saranno un sacco di domande sugli animali, domani. La regista ha scelto personalmente gli
argomenti e le domande per domani. Faye  stata temporaneamente assegnata alla capo macchinista per
aiutarla a riparare l'illuminazione della C difettosa nella gigantesca insegna Rischio! in studio.
Faye chiede perch a Julie piace inventare motivi per cui si diventa lesbiche. Lei pensa che Julie
sia lesbica perch odia gli animali, per qualche motivo. Faye dice che non capisce qual  il motivo.
Piange, guardando la vetrata. Faye chiede a Julie se davvero il fratello di Julie pu batterla. Julie dice
che suo fratello non pu assolutamente batterla, e che in fondo al suo silenzio il fratello questa cosa la
sa. Julie dice che lei conoscer sempre ogni fatto che conosce suo fratello, pi uno.
Dalla finestra della sala trucco Faye vede un ammasso di nuvole grigie allontanarsi dal sole. Ci
sono piccole gocce di pioggia sui vetri della finestra.
Faye dice alla truccatrice che pu andare, ci penser lei. Julie  sulla sedia del trucco, con una
camicetta estiva e una gonna di cotone sbiadita; ha i sandali. Ha le gambe accavallate, i capelli
appuntiti dal gel. I suoi occhi, calmi, scintillanti e per niente annoiati, sono fissi sullo specchio
illuminato e guardano appena al di sotto del mento. Un brevissimo e dolce sorriso per Faye.
- Sei in ritardo, ti amo, - sussurra Faye. Comincia a metterle il fondotinta.
- Te ne regalo uno, - dice Julie.
Faye disperde la linea del fondotinta nelle morbide cavit sotto la mascella di Julie.
- Ti regalo un altro motivo, - dice Julie. - Puoi tenerlo di riserva, per quando sarai davvero nei guai. Ci crederanno.
- Non verrai eliminata. Ha persino il terrore di alzarsi. Ho dovuto scavalcarlo per entrare qui dentro.
Julie scuote la testa. - Puoi raccontare che avevi otto anni. Tuo fratello stava sempre zitto e
aveva cinque anni. Racconta che il viso di tua madre le era appassito addosso, che prima gli uomini e
poi se stessa l'avevano resa orribile. Che il suo viso era appassito per amore di un uomo indifferente e
silenzioso che ti ha lasciata per sempre appoggiata a uno steccato di legno vicino all'autostrada.
Racconta di come tua madre ti ha lasciata vicino a un campo di erba secca. Racconta che il campo, il
cielo, l'autostrada, ogni cosa aveva il colore del bucato vecchio. Racconta che la tua mano  stata
appoggiata a un palo tutto il giorno, la tua mano e la mano pallida di un bambino malato, aspettando
qualcuno che prima, ogni volta, era sempre tornato. Faye sta mettendo la cipria.
- Racconta che c'era una mucca, - Julie deglutisce. - Stava nel campo, vicino al recinto su cui tu
tenevi appoggiata la mano. Racconta che la mucca  rimasta l tutto il giorno, continuando a masticare
qualcosa che aveva ingoiato chiss da quanto, e ti guardava. Racconta che il muso della mucca non
aveva espressione. E che  rimasta l tutto il giorno a guardarti con un muso enorme senza nessuna
espressione -. Julie sospira. - Racconta come tutto questo a un certo punto ti ha fatto venire voglia di
urlare. Il vento sembra che urli. Stare l con la mano appoggiata a uno steccato di legno tutto il giorno
con un bambino che  il silenzio impersonificato. Che pu, e tu lo sai, restare l per sempre, ad
aspettare l'unica macchina che conosce, senza poterci capire mai niente. E una mucca che sta l e ti
guarda, nello stesso modo in cui guarda ogni altra cosa.
Faye con un fazzoletto le toglie la cipria in eccesso. Poi Julie si asciuga il rossetto.
- Racconta che ancora adesso non sopporti gli animali, perch il muso degli animali  senza
espressione. Non c' la minima possibilit che ne abbiano una. Di' loro di guardare, ma veramente, il
muso di un animale, una volta.
Faye passa un pettine nei capelli morbidi e bagnati di Julie. Julie guarda Faye attraverso lo
specchio incorniciato da lampadine.- Poi di' loro di provare a guardare da vicino le facce degli uomini.
Di' loro di restare perfettamente immobili, per un po', e di guardare dritto in faccia un uomo. La faccia
di un uomo non ha niente. Guarda da vicino. Di' loro di guardare. E non pensare a come si muove la
faccia - le facce degli uomini non smettono mai di muoversi, sono come le antenne. Ma non fanno altro
che muoversi tra differenti configurazioni di inespressivit. Faye cerca gli occhi di Julie nello specchio.
Julie dice: - Racconta che non esistono buchi dove infilare le dita nelle facce degli uomini. Racconta
che forse speri di riuscire a non amare mai quel che non puoi afferrare.
Julie gira la sua sedia del trucco e alza la testa verso Faye. - Questo succede quando ti amo, se ti
amo, - sussurra, passando un dito sulla sua guancia bianca e incipriata, allungandosi per tracciare un
segno bianco sul viso di Faye. - Succede quando assume un'espressione. Cerca di guardare fuori da te
stessa, e ogni momento ha un'espressione diversa. Di' alla gente che sai che la tua faccia  meno bella
quando  ferma.
Lascia le dita sul viso di Faye. Faye chiude gli occhi per trattenere le lacrime. Quando li apre
Julie la sta ancora guardando. Sorride di un sorriso radioso. E' ora. Prende le mani di Faye. - Una volta
mi hai chiesto che cosa mi ha insegnato la poesia, - dice. E' quasi un sussurro, la sua voce da
microfono. - E mi hai chiesto se noi, noi due, stavamo insieme solo per il quiz. Vero, tesoro? - con il
dito solleva il mento di Faye. - Te lo ricordi? Ricordi l'oceano? Il nostro oceano all'alba, come lo
adoravamo? Lo adoravamo perch era come noi, Faye. L'oceano era una cosa ovvia. Noi siamo rimaste
a guardare una cosa ovvia, per tutto il tempo -. Sfiora un capezzolo di Faye, in modo troppo soffice
perch Faye possa accorgersene. - Gli oceani sono solo oceani quando si muovono, - sussurra Julie. -
Sono le onde a fare in modo che gli oceani non siano soltanto pozzanghere gigantesche. Gli oceani
sono le loro onde. E ogni onda dell'oceano incontrer alla fine quello verso cui si muove, e allora si
potr infrangere. Tutto ci che vedevamo, tutto il tempo che chiedevi, era ovvio. Anche una poesia era
ovvia perch era come noi. Guarda le cose in questo modo, Faye. La tua stessa faccia si muove con
espressione. Un'onda, che si infrange su uno scoglio, rinunciando alla sua forma in un gesto che 
espressione di quella forma. Capisci?
Non era sulla spiaggia che Faye aveva chiesto del loro futuro. Era a Los Angeles. E allora cosa
dire dell'onda inaspettata che era arrivata dal nulla e si era infranta su se stessa? Julie sta guardando
Faye. - Capisci?
Gli occhi di Faye sono aperti. Diventano grandi. - Non ti piace la mia faccia quando  ferma?
Lo studio  azzurro cipria. La gigantesca insegna Rischio! cala dall'alto. La sua C tremola di un
fioco tremolio fluorescente. Julie allontana subito lo sguardo dalla lettera guasta. Alex porta un fiore
all'occhiello. I nomi dei tre concorrenti appaiono in corsivo davanti alle loro postazioni. Alex soffia a
Julie il tradizionale bacio. Pat Sayak mostra a Faye un pollice in alto dal lato opposto dello studio. Poi
ridendo indica un punto. Faye guarda e vede una buccia di banana sul tappeto azzurro pallido,
accuratamente lasciata sul percorso delimitato da un nastro che Alex compie ogni giorno dalla sua
postazione al tabellone luminoso. Dee Goddard, Muffy demott e l'uomo abbronzato di Merv Griffin
sono chini sui monitor in cabina di regia. Janet Goddard studia l'inquadratura di un pallido ragazzo
paffuto che fa sembrare piccola la postazione. Il terzo concorrente, al centro, si tocca il trucco. Faye sa
di cipria. Continua a osservare Sayak che si sta sfregando le mani. La luce rossa si accende. Alex alza
le braccia per i saluti. Non ha l'orologio digitale al polso. La regista, nella cabina di regia, con la cuffia,
dice qualcosa alla camera due. Julie e il pubblico si guardano.
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FINE.
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Postfazione. di Mattia Carratello.
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Una curiosa avvertenza precede l'edizione originale dei racconti di David Foster Wallace: queste sono storie di finzione, al cento per cento. Alcune di esse proiettano i nomi di figure pubbliche "reali" all'interno di circostanze e personaggi inventati; (...) questi nomi vogliono solo descrivere figure e immagini, la materia di cui son fatti i sogni collettivi; essi non denotano, o pretendono di descrivere, informazioni private di persone reali in tre dimensioni, viventi, decedute o altro. Nella shakespeariana materia dei sogni contemporanei la forza e l'illusione delle immagini creata dai mezzi di
comunicazione richiede certe precisazioni: il mondo in 3D potrebbe risentirsi, il lettore e lo spettatore potrebbero anche confondersi. David Foster Wallace, nuovo talento della scena letteraria degli Stati Uniti,  nato nel 1962 a Urbana, nell'Illinois.
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Situata nel cuore dell'immenso Midwest, il centro agricolo degli Stati Uniti, Urbana  sede di una famosa universit e di una delle pi grandi biblioteche del mondo; da qui, fra milioni di libri e milioni di tonnellate di grano, Wallace immagina di scrivere per una nazione di creduli voyeur. Se le statistiche dicono il vero, negli Usa si passano sei ore al giorno
davanti alla tele. Un'intera generazione, quella sotto i quaranta, non ha memoria di un mondo che non sia scandito e definito dai personaggi, dalle situazioni e dagli eventi prodotti da uno schermo bidimensionale e parlante.
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E' una generazione di guardoni, di spioni solitari, assuefatti alla divertente commedia giornaliera che permette loro di scrutare in case e vite altrui, coltivando l'illusione di osservare qualcuno senza che questi lo sappia. Wallace prende atto, come scrittore, di questa sfida dello sguardo: in fondo,  proprio il voyeurismo l'attivit che pi accomuna l'inventore di storie all'audience televisiva. I romanzieri, come specie, tendono ad appostarsi e a guardare. Sono osservatori nati. Sono
spettatori, scrive Wallace in un saggio sul rapporto fra la televisione e la fiction negli Stati Uniti. Ma il suo sogno di narratore, quello che forma la materia delle sue pagine,  di riscattare l'immenso serbatoio emotivo che i guardoni di tutto il mondo rovesciano nelle immagini bidimensionali. Creare di nuovo una distanza tra l'osservatore e l'oggetto per inserirvi l'emozione, il dolore e la gioia, donando un corpo solido a quel silenzio dell'individuo che l'intrattenimento di massa sommerge nel rumore rosa dello spettacolo.
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La nostra  una cultura che allevia il dolore con ogni mezzo, dai farmaci miracolosi ai giochi a premi, e allo stesso tempo mette in scena uno spettacolo inarrestabile della sofferenza (soprattutto fisica) pi finta ed esteriore, rendendola in fondo piacevole, accettabile e divertente. Si pu intrattenere in qualunque modo e la letteratura, di certo, non si sottrae a questo compito. Ma non basta compiacere l'audience, trascinare il lettore nella recita di una realt efferata e senza senso, o far finta di rivitalizzare lo scarso sex appeal della scrittura compilando elenchi di prodotti di consumo, siano detersivi, capi d'abbigliamento o accessori tecnologici dell'ultim'ora.
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Per dirla con lo stesso Wallace, se ci che ha sempre caratterizzato la cattiva scrittura - personaggi insipidi o un mondo narrativo pieno di clich - diventa una descrizione del mondo d'oggi, allora la cattiva scrittura non  altro che un'ingegnosa imitazione di una brutta realt. Abbiamo davvero bisogno di una narrativa capace solo di drammatizzare tutto quanto sia stupido e grottesco? Wallace cerca di rispondere con un gesto forte e significativo, quello di una letteratura in
espansione costante, folle e ingegnosa. Scrive un romanzo di pi di mille pagine, Infinite Jest (1996), che vuole risvegliare il lettore, fargli il massaggio cardiaco.
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In La ragazza con i capelli strani inventa e descrive altri gesti, schietti e simbolici: quello vitale, disperato e sospeso, del responsabile del reparto vendite, o il magnifico dito medio esibito in faccia al presentatore del gioco a premi pi famoso del Nordamerica. Eppure Wallace ama mortalmente tutto ci che fa spettacolo, ed  un consumatore vorace di televisione: ha scritto poi saggi importanti sul tennis, su David Lynch e sulla rap music, collabora a riviste come Harper's ed Esquire. Non  un osservatore distaccato e ironico,  dentro il sistema, e sa quanto pu essere divertente. Ma ha capito che una delle grandi eredit del postmoderno, l'ironia dissacrante e globalizzata, non  pi una valida risposta alla durezza del reale. La televisione e la pubblicit hanno spettacolarizzato la dissacrazione, ne hanno fatto il proprio principale strumento; insistere con il cinismo, con l'ironia di una rappresentazione brutale e sfacciata, conduce soltanto a
morire d'accettazione.
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Wallace non vuole intrattenere, o solo descrivere: nell'analisi dei sintomi della societ dello spettacolo si trova la premessa di un intervento e di un lavoro che vanno spartiti con il lettore, invitato a farsi strada nell'interpretazione di un testo ricco e difficoltoso, per essere pronti a risolvere una situazione d'emergenza. E meno male che il responsabile del reparto vendite sapeva fare il massaggio cardiaco si legge nel titolo di un racconto: cosi la solitudine del voyeur, del lettore, dello spettatore, pu essere interrotta, e la fiction pu avviarsi a spezzare l'insistente monologo che scaturisce dal continuo spettacolo dello schermo.
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Wallace  un realista, e come tutti i realisti di fine secolo non pu non essere un sottile falsario. La sua  una scrittura virtuosistica, ricca di timbriche e stili diversi, capace di perfette imitazioni e di plagi appassionati. Alle spalle di Wallace, insegnante di letteratura inglese e creative writing in un college dell'Illinois, troviamo i grandi autori statunitensi degli ultimi decenni: le anatomie enciclopediche e colossali di Thomas Pynchon, Don Delillo e William Gaddis, gli esperimenti metaletterari di John Barth e Robert Coover, ma anche l'umanit dolente di Salinger e Carver.
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La falsificazione iperreale di Wallace si rivela nel primo racconto di questa raccolta, Lyndon, dove un giovane omosessuale viene assunto nello staff del futuro Presidente degli Stati Uniti. All'interno di uno dei documenti ufficiali inseriti nella narrazione emerge improvvisamente il nome di Boyd, il protagonista. Il personaggio di finzione si introduce cos nell'ordine della storia, per raccontare dall'interno ci che l'informazione dei media ha omesso e trascurato: il dolore e la malattia, l'amore reso impossibile dall'annullamento delle distanze, da un'eccessiva vicinanza. Questo  forse il racconto che meglio descrive l'America di oggi: un mondo dove tutto  connesso, tutto  visibile e raggiungibile, e in cui non si trova lo spazio necessario ai sentimenti, un vuoto dove l'utopia del contatto umano possa realizzarsi. E senza spazio l'America cessa di esistere, e con essa il sogno, persino quello di personaggi discutibili come il vicepresidente Lyndon Johnson e sua moglie Lady Bird.
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Sullo sfondo dell'omicidio Kennedy e dell'eccesso di pienezza della societ contemporanea risuona la tentazione paranoica gi narrata da Pynchon, e si delinea una visione di morte da progressivo raffreddamento, conseguenza ultima di un distacco dalle cose e dagli uomini; un distacco in cui  coinvolta anche molta letteratura contemporanea, strenuamente raccolta su se stessa. Il freddo, per chi viene dalle pianure del Midwest nordamericano,  una condizione inevitabile: il freddo  il silenzioso protagonista del racconto Dire mai, nella cucina mal riscaldata, nella bassa temperatura di rapporti consumati. Ma qui entra in gioco il massaggio di Wallace, il gesto che di nuovo mette in movimento le cellule e il sangue, spingendo e riscaldando il lettore, scatenando la metamorfosi dell'oggetto semplicemente osservato in oggetto vissuto.
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Wallace vorrebbe essere come Julie Smith, la protagonista di Piccoli animali senza espressione, e dare forma a una letteratura che renda importanti le cose banali, in grado di trascendere i fatti per divenire sentimento e significato. Rivolgendosi ai guardoni ovunque piazzati in poltrona a intrattenersi con l'immagine elettronica, lo scrittore cerca un
superamento della solitudine rumorosa del consumatore di massa, della miseria dello spettacolo: un rifiuto della sparizione e del silenzio imposti dalle telecamere del mondo.
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Wallace  quasi un'enciclopedia della nuova scrittura statunitense. All'interno di Infinite Jest egli rivisita temi e linguaggi che sono diventati l'armamentario espressivo della fiction di fine millennio. La complicata vicenda si svolge nel corso di un 21esimo secolo dominato dall'ansia del divertimento, in cui la grande industria ha sponsorizzato persino il nome degli anni a venire. Vi si racconta, tra l'altro, di una banda di terroristi su sedie a rotelle che cerca di ottenere la copia di un film cosi divertente da causare negli spettatori un permanente stato vegetativo. Nel suo primo romanzo del
1987, The Broom of the System, incentrato sulla sparizione di una devota e anziana seguace di Wittgenstein, gi si inscenava la confusione comica e paralizzante del linguaggio contemporaneo.
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Wallace appartiene a una nuova generazione di scrittori che vogliono superare l'inquietante pienezza lasciata loro dai maestri del postmoderno, per soccorrere una letteratura in posizione sempre pi marginale tra le arti contemporanee. Vi sono autori eccessivi e innovativi, come William Vollmann e la scomparsa Kathy Acker; altri che raccolgono la lezione dei generi letterari, soprattutto la fantascienza e il giallo, per offrire al lettore una fusione inestricabile di verit e finzione, creando un palcoscenico della realt sul quale le passioni possano finalmente brillare ed esplodere.
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Molti di loro si scoprono inaspettatamente romantici, vicini a Cormac Mccarthy, o a certo pathos quasi insostenibile che da Poe discende sino a Paul Auster e al nuovo gotico. In questa raccolta di racconti Wallace vuole rappresentarli tutti, in un'esibizione di maestria letteraria che nasconde un progetto ambizioso. Quando i lettori si immergono nelle pagine del libro, Wallace li costringe ancora una volta a guardare e a soffrire per personaggi doppiamente finti e bidimensionali; e siamo di nuovo voyeur, davanti all'ennesimo gioco a premi, al pi volgare dei salotti televisivi, ma con la strana sensazione che tutto sia semplicemente pi vero.
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Mattia Carratello.
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FINE.